I soldi dei mafiosi a chi lavora

C’è un milione e mezzo di milionari, in Italia. Nell’anno del Covid sono aumentati: 187mila in più. Ma anche i poveri nel frattempo sono aumentati, di circa il venti per cento: un povero nuovo ogni quattro poveri di prima.

Ecco, questa è la situazione ed inutile girarci attorno. Alla fine, la colpa sarà del virus, dei giovani, dei “negri”, di tutti salvo che di un sistema impazzito che accumula i soldi sopra i soldi e alla fine li scarica tutti nel cesso. Non può durare per molto. Una corsa di lemming, una fine d’impero, un’Atlantide. La gente sente gli scricchiolì, sa che il rumore è profondo, ma è paralizzata dall’abitudine, non concepisce più che si possa, in alcuna circostanza, tentar qualcosa.

Noi non ci stiamo. Quello che era un normale sistema capitalistico, con le sue sicurezze e le sue cure, è diventato un sistema capitalistico avanzato, e poi più avanzato ancora e poi – definizione di Luttwak, già nel ‘99 – un “turbocapitalismo”.

Adesso, se tornassero gli studiosi, probabilmente non lo chiamerebbero più (dov’è la concorrenza? dov’è il capitale?) col vecchio nome. Parlerebbero di post-capitalismo, o di chissà che altra cosa. Laddove c’è la mafia, non avrebbero probabilmente esitazioni nel chiamarlo senz’altro “capitalismo mafioso”.

La quota mafiosa del Pil, e dell’economia in generale – fra legale e illegale – è variamente apprezzata. Non si erra molto pensando – ottimisticamente – a un buon venti per cento. Nella settentrionale Catania, a Milano in Sicilia, nella Reggio di sopra e quella di sotto, dovunque in questo strano paese messo nel frullatore e rimescolato, c’è ormai da intervenire d’urgenza, bisturi, non aspirina.

Noi “professionisti dell’antimafia” pensiamo – ovviamente – che bisogna intervenire subito sull’economia mafiosa. Non solo afferrare i suoi soldi, ma reinvestirli rapidamente, non come al solito distribuendo allegramente a questo o quel prenditore, ma facendo impresa. Con nuovi imprenditori, coi nostri giovani colti e coraggiosi e lasciati in un angolo a morire dentro. Questa è l’occasione per loro.

Sarebbe anche l’occasione, se ci fosse ancora non diciamo una sinistra, ma un vago schieramento di progresso, di avere un obiettivo comune, semplice, popolare, unitario non divisivo. Dividerebbe solo i potenti mafiosi, e i loro collaborazionisti, da tutti gli altri italiani. Sarebbe, storicamente, uno dei tanti “impossibili” miracoli italiani.

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