giovedì, Maggio 30, 2024
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“Destra”, “sinistra” e merce taroccata

Al voto, al voto! Si vota anche nell’ex “Milano del sud”, oggi un po’ spelacchiata, Catania. Che di problemi ne ha: il traffico, le buche e (dicono alcuni) la mafia

 

Si vota persino a Catania: la cosa non ha molta importanza visto che tanto là chi comanda si decide altrove, ma è sempre interessante sul piano antropologico. Vediamo.

Dunque: i partiti laggiù sono due, “destra” e “sinistra” come dappertutto. La destra è costituita da fascisti, figli di fascisti, editori fascisti e anche qualche persona perbene. La “sinistra”, che a chiamarla così si offende, non è ancora riuscita a trovare un nuovo nome definitivo, comunque è democratica e lo ripete spesso.

Sui principali problemi (cani randagi, traffico, buche stradali, mafia) le due fazioni hanno idee convergenti, specie sull’ultimo: non se ne parla, tranne che a maggio ventitrè, quando le autorità fasciste e democratiche insieme ricordano con visi compunti gli eroi caduti combattendo la mafia. Del resto, tutti d’accordo: la mafia non esiste (1980), esisteva ma non più (1990), ce n’è un po’ come dappertutto (2000), è un fatto di criminalità comune (2010), e comunque non riguarda i politici, i ricchi e in genere le classi dirigenti (ora e sempre).

Il candidato “di destra” è un figlio di papà, come i precedenti. L’ultimo discendeva dai centri commerciali (qui sono numerosissimi, più che in tutto il reame), l’attuale dall’avvocatura monarchica (i principi del foro qui difendono i mafiosi). Il primo, inseguito dai giudici, è fuggito in senato a Roma, il secondo “more maiorum” sarà sindaco. E la “sinistra”?

S’è radunata pensosamente per giorni e giorni, ha sviscerato tutti i maggiori problemi cittadini (cani, traffico, buche e, più a bassa voce, mafia); ne ha pubblicato la cronaca sul quotidiano locale (ovviamente, di un amico dei mafiosi) e ha infine incoronato, con adeguata solennità, il candidato: un professore perbene, buon padre di famiglia e buon cattolico, la cui buona immagine è stata immediatamente passata, per i manifesti, ai tipografi. Ma nelle quarantott’ore è arrivato il contrordine: in alto (non proprio in paradiso, ma un po’ più in basso) l’idea non è piaciuta: niente imprimatur.

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Nuove consultazioni, nuove riunioni, ed eccoti il nuovo candidato, stavolta – per prudenza – laico. Un altro degnissimo professore, saggio e prudente, amico, o almeno non fastidioso, a tutti e tutto; costui, nelle ventiquattr’ore dalla nomina, s’incontra col principale esponente della “sinistra” vecchia, inseguito dai giudici come gran parte dei politici locali.

Su questi, Bianco di nome ma alquanto più scuro quanto a politica, si narrano storie tali da destare l’invidia dei più assatanati colleghi “di destra”. E’ stato ministro dall’interno: in tal veste ha importato dall’Argentina un nuovo e magnifico tipo di manganello, il “tonfa”, col quale ha mandato all’ospedale due dozzine di studenti napoletani. Sodale (secondo l’uso) del barone locale, amico di principi massoni e boss mafiosi, il Gran Ciancio, è inquisito con lui dai maledetti giudici communisti. Impopolare nei quartieri poveri, ma popolarissimo fra i camerati, ai quali – involontariamente – ha portato valanghe di voti. Che dire? Alleato più catastrofico –  per la sinistra – non si poteva trovare: ma è stato portato in trionfo fra i “progressisti”, alleato di nome ma padrone di fatto.

I due principali partiti della “sinistra” (piddini tardi nipoti di Pio La Torre e grillini che dovevano sfanculare l’Italia intera) hanno sostenuto entusiasticamente, a livello di vertice, questa strategia. Purtroppo, pochi giorni prima della battaglia, i generali dei due eserciti sono improvvisamente passati, nel giro di tre giorni, al nemico. Il che ha provocato qualche sconcerto ma è stato digerito, dalla truppa imbesuita, come tutto il resto.

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Questa, per quanto riguarda la “sinistra”, non è una storia di malavita. E’ una storia di degnissime persone (alcune sono anche nostre care amiche), solo non particolarmente portate agli affari. Vi è mai capitato di comprare, alla fiera di Catania o di Forcella, un magnifico iPhone nuovo per centoventi euri? E di andarvene tutti fieri con l’oggetto del desiderio nella sua confezione fiammante? Bene, avreste fatto meglio – se posso darvi un consiglio – ad aprire la scatola prima di scucire i centoventi dobloni. L’oggetto a forma di mattone che vi siete trovati nella scatola una volta a casa infatti non è molto utile per fare telefonate, video o foto, perché non è affatto un iPhone ma è proprio un mattone.

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