Hippies a Terrasini - I Siciliani Giovani

Hippies a Terrasini

Peppino, Lotta Continua e i radical-chic 

Dell’esperienza della Comune hippie di Terrasini ho parlato nel mio libro Nel cuore dei coralli, Peppino Impastato, una vita contro la mafia (Rubbettino editore).

La partecipazione, per un breve periodo, di esponenti della Comune a Radio Aut è stata simpaticamente tracciata nei Cento passi. Carlo Silvestri non ne esce bene, Peppino è molto diffidente, sino a scimmiottare, mettendosi col culo di fuori, alla radio, la proposta di Carlo del “nudo a chiappe selvagge”. Va detto che quelle scene sono state girate a Torre Alba e non a Villa Fassini, luogo di stanza della Co- mune, poiché allora l’accesso a Villa Fas- sini non era consentito: il regista fece di- pingere sui muri una serie di immagini che ricordavano molto da vicino quelle dipinte sui muri di villa Fassini, oggi cancellate e presenti solo in alcune foto d’epoca. 

La collaborazione tra la Comune e Radio Aut venne presto interrotta per una forte differenza di vedute, da una parte nell’intendere la lotta contro la mafia come una scelta politica di fondo, dall’altra con la tendenza a ritenere prevalente occuparsi dei bisogni dell’io, particolarmente di quelli sessuali, secondo lo slogan allora molto in voga “il personale è politico”.

Da quel libro riporto alcune pagine, compreso il testo di una lettera che Peppi- no inviò a Lotta Continua, ma che quel giornale, nel quale scriveva Carlo Silve- stri, non volle pubblicare. Difficile dire oggi cosa rimane di quell’aspro diverbio che portò Peppino a dare addirittura un pugno a Carlo Silvestri e a chiudere un’esperienza nella quale alcuni redattori erano rimasti coinvolti e affascinati.

L’impegno politico dei cosiddetti “mili­tanti” è stato marginalizzato, costretto in un angolo, come una scelta di pochi esal­tati e provocatori, più vicini all’eversione, se non al terrorismo, anziché alle pacifiche manifestazioni di protesta. Il perbenismo ha finito con l’assorbire vaste frange di quella borghesia illuminata e benestante, i cui figli una volta sceglievano di maturare all’interno delle contestazioni al sistema, adesso si definiscono moderati e si allinea­no sul solco tracciato dal papà. In ultima analisi Carlo sembra avere avuto ragione, scegliendo di ripiegare nel proprio privato, di fare la propria vita, adesso in India, ma­gari di ottenere dalle istituzioni qualche fi­nanziamento per parlare delle sue espe­rienze e di lasciare a chi ne ha voglia l’arduo sentiero della rivoluzione.

Ma Peppino è sempre là, dove la crisi mette in discussione persino la sopravvi­venza di ogni singolo uomo, dove le gran­di ingiustizie sociali lascino che ci sia “cu mancia e cu talia”, dove le contraddizioni possono esplodere in ogni momento e por­tare a un mutamento collettivo perché, come ha detto qualcuno, “non si può esse­re felici sapendo che c’è al mondo qualcu­no che soffre”. 

La “Comune” di Villa Fassini 

La palazzina, già residenza degli arma­tori Florio, nella sua struttura in mezzo al verde rappresenta un gioiello d’architettu­ra tardo ottocentesca, opera di Ernesto Ba­sile, o comunque della sua scuola. Nel ’69 diventa la prima “Comune” d’Italia e un punto di riferimento quasi mitico per le varie fasce del movimento hippye europeo e per tutti coloro che avevano vissuto una serie di esperienze post-sessantottesche e di tematiche espresse in Italia dalla rivista Re Nudo.

Animatore della “Comune” è Carlo Sil­vestri, collaboratore di quella rivista e di altri settimanali nazionali. Sino al ’72 il posto conserva la sua struttura di Comune, da quella data in poi, pur continuando ad essere punto di ritrovo e di passaggio per molti giovani in cerca di nuove forme di vita e di socializzazione, diventa quasi un fatto personale di Carlo Silvestri, che ne assume interamente la gestione.

Il posto aveva problemi di ricezione, di sussistenza economica e di controllo inter­no tra tante persone di provenienza etero­genea. A frequentarlo erano anche perso­naggi noti del mondo dello spettacolo, come la Premiata Forneria Marconi, Paola Pitago­ra, la cantante Giovanna, l’attrice Teresa Ann Savoy, Pino Masi ecc.

Regole indispensabili non “fumare”, non bucarsi, non consumare carne, per il resto c’era massima libertà e tolleranza, anche nel praticare il nudismo.

Il rapporto della Comune con l’ambiente in principio fu traumatico: in paese, a Ter­rasini, si guardavano con meraviglia, con ironia, talora con scandalo gli strani tipi che passeggiavano vestiti con fogge stra­ne, lunghi capelli, orecchini, campanellini alle caviglie: circolavano tutte le dicerie possibili, tipiche di un paese bigotto, ma a poco a poco ci si abituò a queste presenze e parecchi giovani del luogo cominciarono a fare “un salto” alla Comune, forse anche attratti dall’idea di qualche possibile o fa­cile esperienza sessuale.

Migliore, senza dubbio, il rapporto con i contadini della zona, che accettavano vo­lentieri l’aiuto nei periodi di raccolta e tra­sporto degli ortaggi.

La prima Comune aveva alcune sue tipi­che forme di sopravvivenza nella lavora­zione di stoffe e di prodotti artigianali e cercava anche un rapporto all’esterno at­traverso l’organizzazione di spettacoli e di recitals; successivamente il posto rimase solo un luogo di villeggiatura. L’incontro con Radio Aut, cioè la partecipazione di questa gente con l’unica emittente demo­cratica e di movimento della zona, fu qua­si spontaneo, a seguito di alcuni contatti avuti a “Musica e Cultura”, ma non fu esente da contraddizioni: da una parte Peppino e pochi militanti che della politica rivoluzionaria avevano fatto una scelta di vita, dall’altra i “creativi” del ’77, per i quali contava solo esprimere i propri biso­gni, i propri problemi, la propria oscura ri­bellione ai pregiudizi e alla repressione di qualsiasi espressione autenticamente libe­ratoria.

Nella gestione degli spazi di trasmissio­ne diventava indispensabile crearsi il pro­blema di chi “stava a sentire” e cre­sceva l’antitesi tra la volontà di creare gratuita­mente lo scandalo e la denuncia aper­ta e la necessità di mediare alcune posizio­ni per non rischiare l’isolamento.

La rottura si verificò nell’agosto del ’77, allorché Carlo Silvestri lanciò la proposta del “nudo a chiappe selvagge” dai micro­foni di Radio Aut e trasmise la notizia dell’iniziativa all’Europeo, a Panorama e a Lotta Continua: si trattava di un invito a fare il bagno nudi, in tutta Italia, il 15 ago­sto e di creare un caso nazionale: nel pro­porre l’iniziativa Carlo Silvestri non badò a concordare la proposta con la redazione della radio che, a seguito di un acceso di­battito, rifiutò di essere coinvolta, senten­dosi strumentalizzata.

Quel giorno, mentre alcuni scesero al “molo” a fare il bagno nudi, Peppino ed altri rimasero alla radio a scrivere a Lotta Continua una lettera che il giornale non pubblicò. 

Lettera (non pubblicata) a LC 

Cari compagni,

abbiamo letto su L.C. di mercoledì 12 ottobre (p. 11) un annuncio col quale una fantomatica comune, che tra l’altro si defi­nisce “la più vecchia d’Italia” indice tre giorni di amore e di lotta contro le mire speculative della mafia locale che, a quan­to pare, avrebbe l’intenzione di togliere la “casa” a Carlo Silvestro, che della comune in questione è titolare, general manager ed unico componente. Ma procediamo con ordine. È dal 1969 che il Silvestro, con no­tevole strombazzo pubblicitario, lascia in­tendere a mezza Europa che, a Villa Fassi­ni risiede una comune di cui l’ambiente lo­cale non ha avuto neppur sentore. In realtà Villa Fassini ha funzionato sempre come un vero e proprio ostello, se non luogo di villeggiatura, per Carlo Silvestro e i suoi amici che, rispetto al mondo esterno “indi­geno””, si sono posti, fatte le dovute ecce­zioni, in termini di rifiuto o tutt’al più di tentativi sporadici di colonizzazione sotto­culturale.

Mai uno sforzo è stato fatto da parte loro per collegarsi con le realtà politiche e cul­turali presenti in zona. Ma c’è molto di più. In luglio, dopo aver ricevuto un invito a sfrattare entro l’anno, il Silvestro ha cer­cato e trovato, dopo averli snobbati per otto anni, contatti con i compagni di Lotta Continua, del Circolo Musica e Cultura e di Radio Aut: chiedeva appoggio per “sal­vare la casa” (parole sue testuali).

Le proposte dei compagni sono state chiare e precise: una campagna di stampa per denunciare la mafia e i suoi rapporti con il territorio (si stava allestendo proprio in quel periodo una mostra fotografica sull’argomento) e un raduno musicale, da tenere entro ferragosto a Villa Fassini, pro­pagandato su scala nazionale e aperto a tutte le istanze politiche e culturali presen­ti nella zona.

La risposta del Silvestro è stata laconica: “in verità io punto ad una congrua buonu­scita; se non mi si daranno i venti milioni che intendo richiedere allora faremo la battaglia”. In realtà Carlo Silvestro non aveva, come non ha, alcuna intenzione di promuovere o di accettare proposte di bat­taglie politiche di qualsiasi genere: sareb­be ben strano da parte sua dopo otto anni di insignificante presenza a Terrasini.

Egli puntava essenzialmente a due cose:

1) aumentare il suo peso contrattuale in funzione della “congrua buonuscita”, visto che i compagni le battaglie contro la mafia le hanno fatte sul serio da lungo tempo;

2) penetrare all’interno del gruppo di compagni presenti localmente e a Radio Aut per portarne alle estreme conseguenze il processo di disgregazione e per tentare, successivamente, di riagganciarne una par­te su un suo progetto di rivista (“Amore”) che, a quanto ci è sembrato di capire, altro non vuole essere che un pastone qualun­quistico che, dietro il paravento della “po­litica del corpo” e del “recupero dell’eroti­smo”, avrà un’impostazione a metà strada tra il pornografico e la cronaca mondana (d’altra parte il Silvestro ha un suo “rispet­tabilissimo” passato di porno fotografo).

E lo abbiamo visto all’opera a Radio Aut: dopo quindici giorni di sua presenza, l’incredibile provocazione dell’appello al nudo: L.C. del 10 agosto pubblicava una lettera del Silvestro e di due suoi collabo­ratori nella quale era contenuto un appello a spogliarsi nudi alle dodici in punto del 15 agosto. Due giorni dopo lo stesso Sil­vestro, senza neppure consultare i compa­gni, lanciava lo stesso appello dai microfo­ni di Radio Aut spacciandolo per una ini­ziativa di Lotta Continua e invitando alla “trasgressione a chiappe selvagge” da met­tere in atto a Sant’Agata di Militello in oc­casione di “un raduno di L.C. dove tutti si sarebbero spogliati” (si trattava invero di una festa di D.P.). Sulla cosa, su sollecita­zione dello stesso Silvestro, veniva imba­stita una campagna di stampa tra lo scan­dalistico e il sensazionale.

Repubblica, La Stampa, Il Giorno, L’Europeo, si scatenavano nel­la narrazio­ne delle varie fasi della “rivolta a chiappe selvagge” e della “trasgressione di massa”. Radio Aut, come Radio Popola­re di Mila­no, veniva presentata come pro­motrice dell’iniziativa e: “due redattori di Radio Aut si sono spogliati, esattamente alle do­dici, sul molo di Terrasini” (L’Europeo, n. 34, pagg. 18-19). Tutto falso. Solo in po­che decine si sono spo­gliati. Nessun redat­tore di Radio Aut ha “trasgredito”. Ma tut­to questo è sicura­mente servito al Silvestro per farsi un po’ di pubblicità e per lanciare l’idea della ri­vista “Amore”.

Così come è bastato ai compagni di Lot­ta Continua, del Circolo Musica e Cultura e di Radio Aut per rompere definitivamen­te i ponti con Carlo Silvestro e Villa Fassi­ni (sono la stessa cosa), data la sua latitan­za quasi decennale e la sua fuga opportu­nistica dallo scontro politico con la mafia locale, contro cui i compagni hanno con­centrato, da anni e pagando di persona, il loro intervento politico a partire dalle reali esigenze e dai bisogni dei disoccupati, dei proletari e dei non garantiti della zona.

Ed è a partire da tutto questo che hanno deciso di prendere le distanze dalle inizia­tive di Carlo Silvestro, in quanto comple­tamente estranee a qualsiasi esigenza poli­tica, culturale e di liberazione. Saluti Co­munisti.

I Compagni di L.C., Radio Aut, Circolo Musica e Cultura di Cinisi e Terrasini

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