Giorgiana Masi, studentessa

Non fu un caso che gli spari raggiunsero una donna, vollero colpire il movimento femminista. Le donne erano pericolose perché erano contro tutti i ruoli, contro il potere. Il governo le temeva , ma non era il solo: le donne non chiedevano potere ma diritti, in un mondo costruito dagli uomini.

Chi sparò, aveva mirato sulle giovani studentesse perché era l’unico modo per essere certi di non colpire un collega. Gli scatti di Tano D’Amico, ma anche di altri, avevano documentato la presenza di uomini dello Stato “travestiti” da autonomi. Una ragazza moriva a soli diciannove anni: dopo trentacinque anni non si sa ancora chi sparò quel proiettile. Quel giorno lo Stato fu smascherato. Le foto scattate dai fotoreporter lo costrinsero ad ammettere che mentiva. Cossiga dovette ammettere che c’erano poliziotti in borghese in tutto il centro storico e che erano armati. Tuttavia, l’indagine che scaturì grazie anche a quelle foto, fu archiviata: “perché ignoti i responsabili”. Il delitto di Giorgiana Masi è ancora senza verità e giustizia.

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