“E i poveri sempre più poveri”

Il duemila e dodici avanza faticosamente, ingenerando speranze (alcune), delusioni (un po’) e dando luogo agli antichissimi mugugni sui ricchi che sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ogni tanto si cerca di uscire da questa storia: male come in Sicilia (gl’ingenui – diciamo così – forconi), bene come in Egitto (gli studenti che guizzano fra militari e clero). Comunque quest’anno ha ancora undici mesi per mostrarci le sue buone intenzioni, Maya e Borse permettendo.
La politica, in Sicilia, è una cosa abbastanza rudimentale, tanto semplice che le persone serie (come tutti i politici) hanno difficoltà a capirla. I partiti sono esclusivamente due, la mafia e l’antimafia. Il primo è cosciente e unito, il secondo no. A Palermo – ad esempio – s’è persa la buona occasione di un sindaco antimafia: che avresti potuto essere tu, o lui, o il primo siciliano onesto che passa, ma con una squadra di assessori assolutamente straordinaria: Borsellino ai lavori pubblici, Orlando alla cultura, l’Alfano alla trasparenza, e così via. Ma di essere soldato semplice non si contenta nessuno. Todos generales.
La politica si può fare anche in un’altra maniera. Fare un lavoro utile, farlo più seriamente che si può, unendo più persone diverse che si può, farlo crescendo i giovani e farlo senza padroni. Tutto questo è “politico” anzi, detto fra noi, è rivoluzionario, ma proprio alla maniera di don Milani o Che Guevara. Ma vaglielo a spiegare alle persone serie.

Ricordiamo con affetto Vincenzo Consolo, che scrisse per i Siciliani in momenti difficili e fu sempre un amico. L’Italia è assai più povera, senza di lui.

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