Ciò che conta è laurearsi, non importa come

Il coronavirus non risparmia le sedute di laurea

“Pensavo inizialmente che non mi sarebbe pesato, se non per un cambio di abitudine: al posto di presentarmi all’università con la classica seduta di laurea, così come tre anni fa, mi sono ritrovata nel salotto di casa mia, coi miei genitori e il computer di fronte.” racconta Anna Zammataro, neolaureata in Lingue per la cooperazione internazionale. “Ti laurei lì, senza poter scambiare né auguri né saluti con altri, ma l’emozione è sempre la stessa.” La laurea è un traguardo indimenticabile; segna la fine di un percorso complicato, fatto da aspettative da non deludere e da esami da macinare se si vuole essere “in tempo”. Tuttavia, quello stesso percorso, ora non è più in grado di garantire il lavoro dei sogni una volta riposta la corona d’alloro. Negli ultimi anni, infatti, così come riportato dal Corriere della Sera, è cresciuto il numero di studenti italiani sempre più insoddisfatti dai loro studi; il 10% ha anche ammesso di soffrire di depressione.

Il giorno della proclamazione rappresenta, quindi, un momento di riscatto e il virus, almeno questo, non è riuscita a modificarlo: “È stata una bella discussione anche perché la commissione è stata molto attenta, però ho sentito il mio lavoro sminuito, perché, per forza di cose, si cercava di accorciare i tempi. Dopo tutta la preparazione che c’è dietro una tesi, vorresti parlarne il più possibile. Mi è dispiaciuto non farlo come avevo immaginato, ma spero che comunque il mio lavoro sia stato apprezzato da chi l’ha letto.” – continua Anna – “Un discorso da quindici/ venti minuti della sola candidata, si è ridotto a ad un quarto d’ora massimo, comprese le interruzioni dei commissari. Anzi, è filato tutto liscio e penso che abbiano voluto tenere i ritmi sostenuti per questo.”

Anche se alcuni intoppi non sono mancati: “Pochi parenti ed amici hanno potuto assistere alla discussione online e non penso sia capitato solo a me. Chi è riuscito ad accedere, riusciva a vedere il numero dei partecipanti, tra i quaranta e i cinquanta, gli altri dovevano aspettare che qualcuno accettasse le richieste, ma non è stato fatto.” spiega Anna. “È stata un po’ mal gestita. L’avviso della pubblicazione dei calendari di laurea specificava di collegarsi esclusivamente nella nostra fascia oraria e di scollegarsi subito dopo la discussione. Io dubito che i parenti dei ragazzi già proclamati siano rimasti all’ascolto, è più probabile che i ragazzi e i parenti che venivano dopo abbiano effettuato l’accesso con eccessivo anticipo, magari per non avere problemi, sovraccaricando il sistema. Per essere rispettosa delle regole, mi ha vista solo una mia cugina e un’altra mi ha soltanto ascoltato, solo con una persona e “mezza” ho avuto il piacere di condividere quel momento.”

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