“Ci manca la nostra classe”

La nuova maturità, come hanno reagito gli studenti.

“Il mio ultimo anno di scuola l’ho sempre immaginato in modo diverso. Adesso non abbiamo più certezze su ciò che accadrà nei mesi successivi” racconta Giulia, studentessa del liceo scientifico Boggio Lera di Catania.

“Giugno e luglio sono mesi di fuoco per i maturandi: c’è la corsa alla tesina, alla preparazione delle prove scritte. A proposito della didattica distanza io non so ancora se sia un bene o un male: da un lato non devo svegliarmi per forza alle sette del mattino, vestirmi e passare cinque ore della mia giornata su una sedia ad ascoltare nozioni di fisica o di filosofia; dall’altro bisogna riconoscere che è più faticoso, lo sguardo deve restare fisso sullo schermo per ore.”

“Nemmeno per gli insegnanti è una passeggiata fare lezione on-line, molti si sono formati in modo estremamente tradizionale per cui trovano difficoltà anche a connettersi sulla piattaforma per le lezioni. In più per chi necessita dell’uso della lavagna deve adattarsi, è impossibile tenere una lezione normalmente”- racconta Giulia- “ L’opinione pubblica crede che noi millennials passiamo ore e ore al pc e che le nuove lezioni per questo motivo non ci peseranno. Invece si che ci pesano: dopo cinque ore di scuola al pc mi bruciano gli occhi e soffro di mal testa.”

“Mi rattrista pensare che probabilmente non ci sarà una cena di classe e nè un abbraccio di gruppo finiti gli esami”- ammette Giulia- “Quei folli dei miei compagni mi mancano; mi mancano le risate in classe, le battute dei prof e i cambi d’ora che alleggerivano le nostre giornate. La scuola ci manca ora più che mai, non c’è paragone tra questo metodo e quello di sempre. Faremo gli scritti? Faremo solo l’orale? Chi lo sa.”

“L’idea che il mio ultimo giorno di scuola è stato il ventisette febbraio mi rattrista tantissimo. Mi sembra di non aver salutato adeguatamente i miei compagni, i prof, il mio banco, i corridoi, tutto” dice Ludovica, maturanda del Galileo Galilei.

“I professori si stanno impegnando tanto per farci arrivare preparati all’esame: ci esercitiamo spesso per l’esposizione dato che faremo un colloquio orale. Io preferivo le vecchie modalità d’esame” –dice Ludovica sorridendo- “Incontrare i temutissimi commissari esterni, tentare di risolvere i problemi nella seconda prova. Certo, avevo paura considerati i racconti dei miei genitori, degli amici più grandi, dei parenti; ho visto e rivisto il film mainstream “Notte prima degli esami”. Quello che più mi rattrista è che io non potrò dire “Ce l’ho fatta”.

 

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