Le mani sulle favelas

La negligenza di Bolsonaro sul coronavirus irrita i trafficanti

“I trafficanti stanno intervenendo nelle favelas di Rio de Janeiro per evitare la diffusione del virus” racconta Claudio, giocatore di pallavolo brasiliano. “La maggior parte della gente che vive nelle favelas pensa che i funzionari governativi non abbiano alcun interesse nell’assicurare condizioni dignitose ai residenti delle zone più a rischio di contagio, dato che spesso nemmeno l’approvvigionamento di acqua potabile è garantito.”

I narcotrafficanti, insomma, si sono sostituiti alla legge, promulgando loro stessi regole da fare rispettare a tutti i cittadini “: “Nella maggior parte delle favelas di Rio de Janeiro esiste un’autorità parallela alle leggi del paese.” – continua Claudio – “queste, nelle comunità più povere, sono motivo di scontro tra i trafficanti e lemilícias, gruppi di ex agenti di polizia corrotti che agiscono come una forma di mafia. Infatti, impongono il pagamento di una somma in denaro a chiunque richieda la loro protezione, insieme ad altre pratiche illecite che risultano, però, comuni e normali agli occhi dei residenti.”

Se da un lato potrebbe sembrare una sorta di brigantaggio 2.0, pronto a farsi carico delle ingiustizie del popolo, tra le lamiere arrugginite, i vicoli stretti e le strade argillose delle favelas, si avverte una tensione crescente: “I trafficanti di diverse fazioni hanno ordinato anelli di raccolta dopo i primi casi di coronavirus: girano in auto con gli altoparlanti e bussano alle porte delle case, comunicando ai residenti il divieto di circolazione per le strade dopo le 20:00. In caso di violazione delle regole, i criminali non si fanno scrupoli a punire con brutalità.” spiega Claudio al telefono, passando accanto alla sua palestra momentaneamente chiusa.

“Ci sono opinioni divergenti sull’attuale presidente. Tanti ritengono che Bolsonaro non rappresenti la maggioranza dei brasiliani. Una minoranza, invece, cerca di giustificare le sue patetiche convinzioni sulla gravità della situazione.” – prosegue Claudio – “Secondo Bolsonaro, infatti, il coronavirus non è altro che un’influenza, pianificata dai cinesi per manipolare l’economia mondiale. Tuttavia, il governatore dello stato di San Paolo e il sindaco della città hanno fatto costruire ospedali da campo, solo per le persone contagiate. Per loro il presidente dovrebbe essere rimosso dall’incarico, perché non è in grado di gestire la pandemia.”

“Io vivo nel sud del Brasile, dove abbiamo migliori condizioni di vita e un’istruzione di gran lunga superiore ad altre aree del paese. Però, posso assicurarvi che anche nelle peggiori favelas del Brasile non manca l’aiuto reciproco, a prescindere dagli aspetti sociali, religiosi, economici, culturali.” conclude Claudio. “In tempi di necessità, il popolo brasiliano mostra sempre solidarietà.”

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