“Adnan che fai? Denunci i caporali?”

Con la morte Adnan Siddique si scopre lo sfruttamento dei braccianti agricoli.

 “La comunità pakistana è ben integrata a Caltanissetta, mi dispiace che gli assassini di Adnan erano nostri “fratelli”, italiani o africani non importa: questi non hanno né religione né nazionalità, sono solo dei delinquenti” dice Alì Hadier, ex mediatore culturale e amico di Adnan Siddique durante l’ultima diretta streaming dei Siciliani.

Adnan è stato assassinato il tre giugno per aver aiutato i suoi connazionali a denunciare il caporalato nisseno.

“Lui pensava prima agli altri che a sé stesso, si può chiedere a chiunque, tutti diranno che era un bravo ragazzo. Ogni volta che mi trovavo in un ufficio, vedevo Adnan aiutare una persona diversa. Gli chiedevo “Che fai?” e lui “Sono qui col signore, non sa parlare bene l’italiano”-afferma Alì- “Adnan aveva nove fratelli, qualche giorno fa ho sentito sua mamma al telefono piangere, chiede giustizia per suo figlio.”

 Nella vita Adnan si occupava di riparazioni tecniche, ma nonostante ciò si è fatto portavoce dello sfruttamento dei suoi connazionali più volte: “Aveva già denunciato una persona per le minacce subite, una volta gli hanno anche spaccato la testa. Io non avrei avuto il coraggio di fare altrettanto” racconta Alì.

“I caporali pakistani sono stati denunciati migliaia di volte, ma non è mai stato preso un provvedimento. I braccianti spesso vengono picchiati e rapinati. Uno straniero deve pagare affitto, luce e gas, ma come si può vivere guadagnando solo trenta euro per otto ore al giorno?”- continua Alì amareggiato e al tempo stesso deluso- “ Molti migranti non sanno cosa sia la disoccupazione o l’assegno familiare. Il trattamento che ricevono prevede un “contratto” con scadenza dopo tre giorni. Se sulla busta paga si legge sessantasei euro perché io ne ricevo meno della metà?”

E sul reclutamento a Caltanissetta dei braccianti Alì dice: “Il proprietario del terreno chiede ad esempio cinquanta persone, l’intermediario, il caporale, le procura ricevendo in cambio cinquanta euro per lavoratore, il quale ne percepisce solo venticinque o trenta. Quindi il caporale a fine giornata ha guadagnato cento euro arricchendosi sulle spalle di chi suda e scappa la schiena sotto il sole.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Si informano i lettori che i commenti troppo lunghi potrebbero essere considerati SPAM e cestinati in automatico.
Vi preghiamo pertanto di essere concisi nei vostri commenti.