Catania, l’Oasi che non c’è

O meglio: “perle ai porci”.

La passeggiata a mare costeggia il boschetto, nessun lido, nessuna costruzione in cemento visibile agli occhi. Un mare libero, con tanto di verde dietro, l’Etna sullo sfondo… Un vero paradiso.

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E invece nel bosco, tra i canneti, in spiaggia, nel fiume, tracce di un ignobile passaggio umano e all’orizzonte, ben visibili, gli orribili scheletri delle loro tane. Siamo all’Oasi del Simeto.

Il Comune e i responsabili dell’Area metropolitana di Catania gestiscono l’area dal 1988, quindi da quasi trent’anni anni, e in tutto questo tempo non si sono mai curati di adottare i provvedimenti dovuti per legge. Sì, ogni tanto qualche casa viene buttata giù, ma la sostanza non cambia ed è tristemente visibile ai nostri occhi.

Una bellissima area che dovrebbe essere protetta, di grande interesse naturalistico anche a livello internazionale, accessibile a tutti, ma in realtà oppressa dal fenomeno dell’abusivismo edilizio, sbarrata dai cancelli e intasata di monnezza.

Si torna indietro stanchi di dover vedere e dire sempre le stesse cose e con la consapevolezza di aver passeggiato per l’ennesima volta dentro “un inferno travestito da paradiso”.

foto di Mara Trovato

Un pensiero su “Catania, l’Oasi che non c’è

  • 12/09/2016 in 16:08
    Permalink

    Sono tornata anche ieri all oasi del simeto con le mie bambine, che posto meraviglioso….
    Ho segnalato a diversi quotidiani locali lo stato di abbandono della riserva; la prima volta visitando la foce del fiume siamo stati anche minacciati da un gruppo di pescatori..
    Perchè non si riesce a valorizzare le riserve naturali della nostra meravigliosa isola che potrebbero rappresentare anche un opportunità di lavoro per i laureati in campo ambientale?

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