martedì, Maggio 21, 2024

donne

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Obiezione respinta

 Lei è obiettore?” dovrebbe chiederlo ogni donna la prima volta che entra nello studio di un ginecologo. Questa domanda rappresenta l’unico moto di coscienza possibile per Silvana Agatone, ginecologa, non obiettrice, attivista per i diritti delle donne. I medici possono scegliere se applicare o meno la legge 194/78, quindi anche la donna può decidere se farsi curare da chi non le riconosce la libertà ad interrompere una gravidanza, volontaria o terapeutica non importa.

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Maledetta casa

“Ci sarà un’escalation dei casi di violenza. Lo sappiamo già, ne siamo sicure al cento per cento”. La descrizione è lucida ma preoccupata. “L’isolamento delle donne è caratteristico nelle dinamiche di violenza, ora l’isolamento è obbligatorio. Prima esistevano momenti di pace, di libertà, legati al lavoro della persona maltrattante e violenta, all’uscita di casa, alle uscite per la spesa. Adesso il restare a casa obbliga a condividere sempre lo spazio con l’aggressore”. “C’è un calo enorme delle telefonate ai centri antiviolenza, monitorato nazionalmente. Perché non c’è più nemmeno l’occasione per chiedere aiuto”.

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Nove Marzo

“Ho 24 anni, ho preso la laurea da poco e sto facendo servizio civile a Catania. Ci siamo posti spesso questa domanda, ed effettivamente soprattutto le ragazze più giovani vedono il femminismo come una battaglia delle nostre nonne, ormai superata, pensano che si sia raggiunta la parità di genere solo perchè possiamo votare, lavorare, possiamo decidere di non sposarci o di divorziare. Ma questo non ci basta, e c’è bisogno di portare nuovi contenuti nelle scuole e nelle Università.”

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“Senza stipendio non si lavora”

Dopo nove mesi senza stipendio le lavoratrici degli asili nido comunali di Catania hanno detto basta. E si sono organizzate.Una mattina di fine gennaio si sono procurate una lunga scala e sono salite sul tetto della struttura dove lavorano. Uno striscione bianco con una scritta rossa, dirompente nella sua semplicità: “9 mesi senza stipendio”. “Non torneremo a lavoro fino a quando non pagherete per il lavoro che abbiamo fatto” hanno urlato ad assessori, giornalisti, sindacalisti e politici. E stanno mantenendo la promessa. Lunedì presidio in Prefettura.

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