Quando lo stalker ti insegue in rete

In caso di difficoltà si può ricorrere alla giurisprudenza denunciando “reato di atti persecutori” (cioè di stalking), presente all’interno del Codice penale dal 2009. Per sporgere denuncia è necessario dimostrare che la condotta molesta si sia ripetuta almeno due volte, saranno quindi sufficienti, ad esempio, due episodi di pedinamento o di minacce.

Maledetta casa

“Ci sarà un’escalation dei casi di violenza. Lo sappiamo già, ne siamo sicure al cento per cento”. La descrizione è lucida ma preoccupata. “L’isolamento delle donne è caratteristico nelle dinamiche di violenza, ora l’isolamento è obbligatorio. Prima esistevano momenti di pace, di libertà, legati al lavoro della persona maltrattante e violenta, all’uscita di casa, alle uscite per la spesa. Adesso il restare a casa obbliga a condividere sempre lo spazio con l’aggressore”. “C’è un calo enorme delle telefonate ai centri antiviolenza, monitorato nazionalmente. Perché non c’è più nemmeno l’occasione per chiedere aiuto”.

Donne catanesi

“L’idea è nata da un impegno didattico: dovevo scegliere un tema da portare come progetto per la materia “Elaborazione digitale” allora ho pensato a ciò che importa davvero: essere donna.” Luna Grasso è una studentessa dell’Accademia iscritta al corso di Fotografia a Catania.

Nove Marzo

“Ho 24 anni, ho preso la laurea da poco e sto facendo servizio civile a Catania. Ci siamo posti spesso questa domanda, ed effettivamente soprattutto le ragazze più giovani vedono il femminismo come una battaglia delle nostre nonne, ormai superata, pensano che si sia raggiunta la parità di genere solo perchè possiamo votare, lavorare, possiamo decidere di non sposarci o di divorziare. Ma questo non ci basta, e c’è bisogno di portare nuovi contenuti nelle scuole e nelle Università.”

Perché vi rompiamo i “cabasisi”

Non abbiamo da sempre avuto diritto allo studio, al lavoro, al voto, all’amore, al divorzio, all’aborto, alla contraccezione e nemmeno a manifestare. Niente è piovuto dal cielo, né ci siamo nate con certi diritti, ma ciò che abbiamo ci è stato donato da chi lottato, ricordato, gridato.

“Senza stipendio non si lavora”

Dopo nove mesi senza stipendio le lavoratrici degli asili nido comunali di Catania hanno detto basta. E si sono organizzate.Una mattina di fine gennaio si sono procurate una lunga scala e sono salite sul tetto della struttura dove lavorano. Uno striscione bianco con una scritta rossa, dirompente nella sua semplicità: “9 mesi senza stipendio”. “Non torneremo a lavoro fino a quando non pagherete per il lavoro che abbiamo fatto” hanno urlato ad assessori, giornalisti, sindacalisti e politici. E stanno mantenendo la promessa. Lunedì presidio in Prefettura.

L’amore malato.

Uomini “devoti tutti” e sempre sorridenti al passaggio della Santuzza. “Nun na visti nda facci! Aspetta ca mi spostu…” dicono mentre si fanno largo tra la folla, ansiosi di rivederne il sorriso. Ma di questo rispetto e amore quanto ne riporteranno a casa dalle loro compagne? E sopratutto: si ricorderanno del NO di Agata all’ amore forzato?

Cile. Abortire speranze

“In Cile da dicembre l’aborto è legale solo se sei stuprata o se rischi la vita. Ma io due anni fa non avevo proprio speranza di abortire all’ospedale. Perciò ho spiegato a mia madre che aspettavo un bambino, poi mi sono fatta consigliare da un’amica, Debora: sua cugina era già rimasta incinta una volta e sapeva chi cercare.”

“Questo non è amore”

Ma nemmeno contrasto alla violenza maschile

Le donne che ricevono botte e insulti, che vengono stuprate e che assistono ai loro ultimi istanti di vita per mano dei propri partner non pensano di essere amate, anzi forse pensano di essere odiate e di non poter essere amate da nessuno. Né difese dallo Stato. Alcune hanno pensato di esserlo, amate, forse nell’approccio iniziale con un uomo, quando la promessa non erano né botte né insulti e neanche la paura di essere uccise.