comune Archivi - I Siciliani Giovani

Non si può tornare a lavorare in nero

Ogni giorno le associazioni di categoria dei commercianti, dei ristoratori e di altre imprese affollano le pagine dei giornali con appelli a incentivi, sgravi fiscali, cancellazione delle tasse, sospensioni nei pagamenti di affitti e utenze. La chiusura obbligata di molte attività economiche ha ovviamente prodotto un azzeramento drammatico delle entrate e ora si rischia il fallimento. Gli enti locali sono in prima fila a studiare le modalità per venire incontro alle imprese. Ma c’è da pensare alle lavoratrici e ai lavoratori. Sarebbe assai grave che si consenta di non pagare le tasse e di ottenere incentivi a chi tiene lavoratori in nero o contratti falsi.

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Dissestati

Gli impiegati a tempo indeterminato del Comune di Catania sono circa tremila. Quando è arrivata l’assunzione, ormai quasi trent’anni fa per tutti, hanno festeggiato. Il posto fisso al Comune in una terra dalla quale si fugge e dove due imprese su tre falliscono: una grande notizia. Per decenni il 27 del mese è arrivato puntuale lo stipendio. Adesso non più. Da dodici giorni nessuna notizia dell’accreditamento. Ora c’è il dissesto e non si sa come andrà a finire. “Che fine faremo noi? Noi siamo gente in carne ed ossa, non siamo numeri, non siamo cifre sui bilanci”.

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Le poltrone degli amici

Le società partecipate del Comune di Catania cambiano i vertici. Via gli amici di Enzo Bianco, i fedelissimi della senatrice Valeria Sudano, i miracolati da Luca Sammartino. Tutti nominati senza alcuna selezione pubblica, senza alcun concorso, per pura spartizione politica. Pronti a subentrare gli amici di Salvo Pogliese, i primi dei non eletti al consiglio comunale, i fedelissimi di Lombardo e Firrarello, i giovani rampanti che non si sono candidati alle elezioni ma si sono impegnati in campagna elettorale. Pronti ad accaparrarsi una poltrona gli uomini noti del centrodestra catanese, finalmente tornato a destra. Unico requisito, la fedeltà politica. E poi c’è la città e i diritti che le società partecipate dovrebbero assicurare alle cittadine e ai cittadini.

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Quei beni confiscati che nessuno toglie alla mafia

A Catania le Istituzioni non riescono a gestire il patrimonio confiscato alla mafia, che rimane spesso nella disponibilità dei mafiosi. Ci sono gli appartamenti al pian terreno confiscati, assegnati al Comune, e utilizzati dalle sentinelle dello spaccio, c’è un bar confiscato irrevocabilmente nel 2016, affidato al Comune di Catania e ancora in mano a chi lo gestiva prima del sequestro.

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Emergenza abitativa: soluzioni astratte a problemi concreti

Stamattina, l’uno accanto all’altro, presidiano il palazzo del comune: “Niente elemosina, vogliamo le case” recita il loro striscione. Non sono molti, non sono tutti. Come mai? La signora Rosa dice che alcuni hanno preferito ultimare il trasloco in via Furnari “perché se non si fa entro oggi, da domani sarà a spese nostre”. La gente intorno alla piazza osserva annoiata, non si mischia a chi è nel bisogno, non chiede cosa sta succedendo

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