Achtung ragazzini

Roma, pesante operazione nei centri accoglienza. Tre minorenni finiscono al Cie

Valentina riaggancia il telefono e la gioia esplode sul suo viso. L’incubo sembra essere finito, i ragazzi sono tornati al centro di accoglienza dopo la notte passata al Cie di Ponte Galeria. “Andiamo a trovarli?” dice guardando Eva con gli occhi pieni di lacrime. “Certo che ci andiamo” risponde Eva, allargando le labbra in un sorriso. La tensione accumulata negli ultimi giorni vola via in pochi secondi.

Eva e Valentina sono due volontarie dell’associazione Yomigro, e negli ultimi giorni, alla vigilia di Pasqua, sono state involontarie protagoniste di un caso di “mala gestione” da parte del comune di Roma ai danni di alcuni minori stranieri non accompagnati, ospiti di uno dei tanti centri sorti nella capitale anche in seguito alla cosiddetta emergenza Nord-Africa.

Una vicenda con pesanti anomalie ma che per essere capita necessita di un paio di passi indietro.

Ottobre 2012. La cronaca locale di Re­pubblica titola: “La Procura indaga sui finti minorenni – Nel fascicolo i nomi di 400 falsi adolescenti. Ai raggi X gli atti dei vigili e i certificati medici, nel mirino ci sono gli immigrati indagati per aver detto il falso.”

In sostanza sembra che a un certo pun­to, in seguito alla gestione emergenziale e caotica seguita agli in­gressi del 2011, con l’emergenza nord Africa, ci si sia ac­corti che la maggior parte delle persone che avevano ricevuto ospitalità dentro i centri tutto fosse tran­ne che minorenne, grazie anche all’aiuto di medici, avvocati e vigili compiacenti. Un business vero e proprio alimentato abbondantemente dai fondi stanziati per l’emergenza e ormai finiti. Passano i mesi e dell’inchiesta non si trovano notizie o riscontri recenti. I centri però continuano a riempirsi di nuovi ragazzi che nulla hanno più a che fare con l’emergenza Nord-Africa e che per la maggior parte provengono dal Bangladesh.

Primi di marzo 2013. Ai centri di acco­glienza per minori co­minciano ad arriva­re una serie di fax con elenchi di nomi di presunti finti minori a cui viene richiesto di presentarsi in dipar­timento per una ve­rifica: “ Qui ai ragazzi viene offerta la possibilità di dichiararsi maggiorenni, la­sciare immediatamente il centro e bec­carsi un’espulsione” si legge nel comuni­cato diramato da Yomigro. “In caso di ri­fiuto, il giorno seguente vengono sotto­posti ad una seconda visita medica di ac­certamento dell’età presso l’Ospedale militare del Celio, e lì dichia­rati maggio­renni. Allontanati immediata­mente dal centro con un provve­dimento di espul­sione e una de­nuncia penale per esibizio­ne di docu­menti falsi, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato.” L’operazione, so­stiene Yomigro, potrebbe riguardare fino a ottocento ragazzi.

Il tutto, dicono le due volontarie senza che sia data loro una spiegazione ed, es­sendo minori (anche se presunti), senza la possibilità di una tutela legale essendo tutore per loro il responsabile del centro.

L’incubo inizia martedì 26 marzo, di sera verso l’ora di cena. Tre ragazzi ben­galesi, precedentemente portati al Celio per l’accertamento dell’età in seguito ad una visita piuttosto invasiva e che niente hanno a che fare con gli arrivi dell’emer­genza Nord Africa, mi spiegano le due volontarie, vengono prelevati dal centro di accoglienza San Michele e, in quanto giudicati maggiorenni, “buttati” letteral­mente in strada insieme ai loro effetti personali con l’obbligo di presentarsi il giorno dopo presso l’U.O. di Sicurezza Pubblica della Polizia Locale di Roma Capitale a Ponte di Nona.

Quando arrivano a Ponte di Nona con un giorno di ritardo rispetto a quello loro indicato, dopo aver vagato per la città e aver passato un’altra notte all’addiaccio accade il peggio: in quanto maggiorenni vengono accompagnati direttamente al Cie di Ponte Galeria per non aver ottem­perato all’obbligo di recarsi all’ufficio operativo il giorno stabilito.

I tre, visibilmente molto giovani anche agli occhi del personale del Cie, vengono sottoposti ad una nuova visita, e per uno di loro la minore età verrà dichiarata la mattina successiva, in ogni caso dovrà trascorrere la notte al Cie, nella sezione maschile.Per gli altri due l’attesa sarà più lunga.

In seguito alle pressioni esercitate dall’associazione, e, probabilmente in virtù dei dubbi ancora legati alla loro età anagrafica, i due ragazzi rimasti trascor­rono la notte di venerdì nella sezione femminile, in una stanza a parte. Potran­no uscire solo nel pomeriggio di sabato 30 marzo, dopo ulteriori accertamenti fatti in altre strutture.

“Noi non sappiamo se dietro la storia dei finti minori ci sia un business vero e proprio- commenta Valentina prima di correre dai “suoi ragazzi”- quello che sappiamo per certo è che con questa ope­razione sono vittime due volte, vittime della tratta, di cui peraltro nessuno si è preoccupato di chiedere loro conto, vitti­me di questa operazione che colpevoliz­za loro, ultimo anello della catena spin­gendoli verso le dimensione del nero e del sommerso.”

“Quando tutto questo sarà finito si leg­ge ancora nel comunicato di denuncia- quanti minori non accompagnati avranno ancora il coraggio di emergere? Quante giovani e giovanissime vittime di traffico o truffe saranno disposte a denunciare chi si è approfittato di loro? Sicuramente pochissimi. Gli altri troveranno nuovi faccendieri, pronti a vendergli a caro prezzo la speranza di un futuro migliore.”

I centri di accoglienza per minori, stan­do al sito del comune di Roma sarebbero solo sei, divenuti molti di più ( 19 in tut­to il Lazio) con una capienza che si aggi­ra intorno alle 2.000 persone in seguito all’emergenza Nord Africa e foraggiati fino a dicembre dello scorso anno dai fondi stanziati per la stessa dal Ministero dell’interno.

In data 20 febbraio il sindaco Aleman­no scrive così in una lettera inviata al mi­nistro dell’Interno, Anna Maria Cancel­lieri, e al prefetto di Roma, Giuseppe Pe­coraro per chiedere il rimborso di quanto anticipato dal comune in fatto di acco­glienza minori: ”Roma Capitale vive da anni la diffici­le condizione di “Città di secondo sbar­co”, per ciò che riguarda la tematica dei Minori Stranieri Non Accompagnati (i cosiddetti ‘Misna’) che pone nella di­retta responsabilita’ del Sindaco della Città nella quale viene identificato il mi­nore, l’onere della protezione dello stes­so. Già prima degli eventi socio politici che hanno interessato il Nord Africa, Roma sopportava l’accoglienza del 30% dei Misna presenti sul territorio naziona­le (1.500 su un totale di 5.000), con uno sforzo a carico del Bilancio comunale di circa 15 milioni di euro, solo parzialmen­te coperto dai trasferi­menti dello Stato (circa il 20% delle ri­sorse necessarie). Dalla emanazione dell’Ordinanza 3933 del 2011, stiamo inoltre affrontando la difficile situazione dei Minori provenien­ti dall’Emergenza Nord Africa per la qua­le Roma Capitale ha subito il raddoppio delle ordinarie presenze di minori che sono divenuti quasi 2.800, comportando una spesa straordinaria nel 2012 di quasi 20 milio­ni”.

Stando alla cronaca, e all’inchiesta av­viata dalla procura, la cifra versata per ogni ospite si aggirerebbe intorno ai 70 euro al giorno, cifra che tuttavia, denun­ciano alcune associazioni, non corrispon­derebbe a effettivi servizi erogati, a parti­re dai kit personali, alla biancheria, al pocket money, fino all’abbonamento per i mezzi pubblici. E che il più delle volte, come sembra ormai accertato va a copri­re anche quelli che sono i falsi minori.

Secondo Salvatore Fachile avvocato dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) che sta seguendo la vicenda nel complesso e nello specifico in seguito al mandato affidatogli da 4 ra­gazzi ormai ex-ospiti dei centri di acco­glienza, le anomalie in questa vicenda sa­rebbero molteplici.

“Quello che sap­piamo per certo è che si tratta di un con­trollo a tappeto a partire dagli ultimi arri­vi per andare a ritroso nel tempo fino agli arrivi della cosiddetta emergenza nord Africa; la procedura è di carattere ammi­nistrativo dunque non c’è un ordine indi­viduale da parte della ma­gistratura – e qui sta il suo punto debole, sottolinea Fachi­le – Diventa penale solo successiva­mente, quando l’ospite, dichia­rato mag­giorenne, oltre al decreto di espulsio­ne viene accusato di reati pesan­tissimi”. “Come Asgi – continua – ci stia­mo muovendo per intraprendere azioni di ca­rattere politico e poter fermare questa as­surda procedura”.

Quanto al caso dei tre ragazzi bengale­si riconosciuti minorenni in se­guito alla visita fatta nel Cie, Fachile non ha dubbi: “Questa è la dimostrazione di come la macchina messa in moto abbia diverse falle e gli accertamenti fatti al Celio non siano infallibili, il caso di que­sti tre ra­gazzi ne è la dimostrazione… e poi c’è il fatto grave che tre minori abbia­no dormi­to dentro un Cie…”. Ovvero tut­ti gli estremi per intrapren­dere un’azione lega­le pesante quanto questa operazione.

A reagire però in maniera convinta sono stati i ragazzi ospiti dei centri, che in prima battuta hanno deciso di presidia­re il dipartimento delle politiche sociali in via Merulana per un’intera mattinata e successivamente, accompagnati da asso­ciazioni e comitati, hanno fatto sentire il loro grido di protesta a piazza Venezia, come a dire: “ Nessuno giochi con le no­stre vite…” ottenendo la promessa di un interlocuzione con il Comune.

Peccato che, a distanza di un mese, at­tendano ancora di essere convocati.

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