“Da ‘ranni vogghiu fari u giuculeri”

In questi giorni Catania si è dipinta di colori. L’associazione Gammazita ha organizzato la seconda edizione dell’Ursino Buskers, un festival dedicato alle arti di strada che ha fatto sorridere un quartiere spesso dimenticato.

Il 17 settembre è stata organizzata una parata finalizzata a promuovere l’evento, il G.A.P.A. è stato invitato e noi siamo andati.

Giocolieri, musicanti e circensi hanno camminato per le strade della città creando un’ atmosfera fantastica … Via Etnea sarà sembrata surreale agli occhi di un bambino abituato a vivere in un quartiere triste, degradato, violento e disilluso.

Durante la parata le strade di San Cristoforo apparivano lontane: “da ‘ranni vogghiu fari u gioculeri!!” diceva un ragazzino di soli undici anni e noi, che i piccoli di quartiere li frequentiamo spesso, sappiamo bene quanto questa affermazione sia un piccolo grande passo verso la libertà.

Chi vive ai margini della società’ non ha possibilità di scelta: i luoghi educano ad un certo modo di stare al mondo e diventa difficile pensare che un’alternativa alla quotidianità sia possibile. Il problema è che senza sogno non c’è lotta e senza lotta, non c’è cambiamento.

E’ triste constatare come tale forma di oppressione non sia una conseguenza dovuta alla casualità degli eventi ma sia stata pensata, progettata e realizzata a tavolino da chi, in una situazione di degrado intellettuale, può trarne un vantaggio personale. Chi ha potere sceglie il futuro degli oppressi, gli tappa gli occhi e, di conseguenza, li fa’ tacere.

L’Ursino Buskers dimostra e conferma come un’iniziativa partita da un gruppo di ragazzi catanesi sia stata capace di muovere una moltitudine di cittadini alla partecipazione e alla condivisione del Bello. Questo diventa l’unico modo per liberarsi da chi vuole costringere a non pensare. Come scriveva Paulo Freire “se la situazione di oppressione genera una totalità di situazioni disumane e disumanizzanti, che attinge gli oppressi e gli oppressori, non spetta ai primi, che già sono disumanizzati perchè opprimono, ma ai secondi, generare dal loro ‘essere di meno’ la ricerca dell’essere di più.”

Un’iniziativa che parte dal basso, dal cuore della città che ancora batte a favore di un cambiamento ragionato e finalizzato al recupero di quei principi fondamentali che sono la base essenziale per far nascere una società diversa, onesta e libera di pensarsi differente.

Un grande lavoro di condivisione da parte del popolo che vive nel e con il quartiere. Questa è la rivoluzione che vogliamo.

…e allora venite pagliacci, bambini e funamboli, bussate ancora alle nostre porte. Insieme canteremo, balleremo ed il nostro dialogo sarà, tra tutte, l’arma più forte.

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