Una pericolosa innocenza

Qualche giorno fa, mi trovavo in un liceo di Angoulème in Francia, per parlare a dei ragazzi della storia di Peppino Impastato che insieme a Marco Rizzo abbiamo raccontato a fumetti. Ovviamente parlammo della mafia, e di come la vivessimo ogni giorno quaggiù in Sicilia. Domande, curiosità e tanti luoghi comuni, come potete immaginare.

“Certo che potete venire in Sicilia, non vi sparano mica addosso come si vede nei film, è tutto molto diverso da quello che vi raccontano “.

E’ vero, oggi non si spara più, poi a Messina, si è sempre sparato pochissimo, a Messina, “la città babba” non accade quasi mai nulla di rilevante, figuriamoci a Villafranca Tirrena, il paese in cui abito e in cui devo dire, si vive anche abbastanza bene.

Quasi 20 anni fa però, era il 1985, la piccola Graziella Campagna veniva barbaramente trucidata in quella che sembrava un’esecuzione mafiosa. Gli assassini Gerlando Alberti Jr e Giovanni Sutera, latitanti di Cosa Nostra nascosti proprio a Villafranca, verrano successivamente scoperti e condannati all’ergastolo.

L’altro giorno sono venuto a sapere della morte di Santo Sfameni, presunto boss del paese, uomo rispettato e di cui so poco, se non quello che si può appunto leggere sui quotidiani, e cioè che fu lui a presentare al sindaco e al maresciallo dell’epoca quelli che poi diverranno gli assassini della piccola Graziella.

Su questo nulla da dire, in fondo ci sono tanto di inchieste che hanno parlato del fatto, e se ci sarà da giudicare, cosa che non amo fare, non spetta certo a me.

La cosa che però fa riflettere, sono le parole del parroco Pelleriti “fu un benefattore perchè aiutò la nostra comunità”, e la presenza dei politici locali, tra cui il vicesindaco De Marco ed i vigili urbani.

Tutto sotto l’indifferenza quasi totale del paese, anche forse per la paura di parlare di certe cose.

Mi chiedo con non poca emozione, come ci si possa però dimenticare di Graziella Campagna, una bambina massacrata come un cane, di gente come padre Puglisi, Falcone e Borsellino a cui restano sterili celebrazioni, inutili targhe su vie o piazze, come l’obolo pagato da una coscienza addormentata, per continuare a dormire.

Credo dunque, sia doverosa una riflessione.

Mentre scrivo queste righe, il mio pensiero va a quei ragazzi francesi che hanno timore a venire qui da noi, che in fondo ci diciamo, sono solo vittime del pregiudizio, dell’ignoranza, e a quanto davvero non abbiano ragione a pensare certe cose di noi siciliani.

Perché è vero che oggi non si spara per strada come nel “Padrino”, ma è altrettanto vero, che la nostra stessa dignità, la nostra profonda innocenza viene assassinata ugualmente, giorno dopo giorno.

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