Un teatro dei cittadini

Un antico teatro occupato, nel centro della città. Attori, artisti, il prete del quartiere, si muovono nel vecchio edificio. Qualcuno ha speranze ambiziose

Un teatro dei cittadini. Gli artisti e lavoratori dello spettacolo che hanno occupato lo scorso 16 dicembre il teatro Coppola di via Vecchio bastione 9, nel cuore del quartiere Civita di Catania, hanno questo per obiettivo: restituire uno spazio per l’arte ai catanesi. E non uno spazio qualunque, il primo teatro comunale del capoluogo etneo, quello che è stato messo in piedi nel 1821, prima che il teatro massimo Vincenzo Bellini fosse ultimato. Quello distrutto dai bombardamenti americani nel 1943, durante la seconda guerra mondiale. Quello che è stato ricostruito, che è diventato un magazzino e che, tra passaggi burocratici e disattenzioni, è stato lasciato al degrado per anni.
A promuovere l’occupazione è la federazione siciliana delle arti e della musica L’Arsenale che, come si legge nel suo manifesto, ha «lo scopo di far emergere professionalità e di collegarle in un network, in cui siano condivise ed esaltate». Adesso, al centro di tutto, c’è un palcoscenico occupato in uno stabile rimesso a nuovo.
C’è un pavimento, sul muro ci sono diversi strati di stucco e il soffitto è stato coperto di ombrelli rovesciati, rossi e gialli. Il giorno che l’hanno aperto, il teatro Coppola aveva l’aspetto di un capannone lasciato a metà. A trasformarlo in quello che è adesso, decine di giovanissimi.
Alessia Elettra Campana ha 21 anni e a Catania non c’è nemmeno nata. È di Rimini, lei. Per motivi personali un giorno s’è ritrovata in Sicilia e ha deciso di restarci, di iniziarci l’università. «Faccio l’accademia delle Belle arti, mi occupo di incisioni – racconta – Ma non so ancora cosa voglio fare da grande». È presto per pensarci, «però se lo sapessi risolverei un sacco di problemi».
Con una mascherina sul viso passa un pennello sul muro. «In quale altro posto mi capiterebbe di imparare a passare lo stucco su una parete», ride. In mezzo ai volontari non ha un ruolo preciso, «sono una tappabuchi, quando c’è qualcosa da fare io mi offro». Secondo lei «ogni posto ha bisogno di uno spazio per l’arte, alcune città, però, hanno bisogno di un intervento più incisivo». Rompere un catenaccio ed entrare in un bene pubblico abbandonato, per esempio.
Al fianco di Alessia c’è una ragazza coi capelli molto ricci. Ha la carnagione chiara, un accento indecifrabile. Lei, invece, è proprio catanese. Si chiama Giorgia Coco, ha 31 anni, si è laureata in Lettere a novembre e fa l’attrice professionista. Per i suoi studi è volata a Milano e lì è rimasta per diversi anni, «lavorando un po’ nel capoluogo lombardo e un po’ a Modena», spiega. «Il lavoro intellettuale è molto interessante – sostiene – ma recuperare gli spazi lavorando manualmente è altrettanto importante». Del resto, «il teatro e la musica sono operazioni culturali, ma lo è anche fare un lavoro normale, operativo». Lei, dal canto suo, ha in mente uno spettacolo. «Spero sarà pronto per maggio – dice Giorgia – Sarebbe bellissimo poterlo recitare proprio al teatro Coppola».
Da Palermo arriva Antonio D’Antoni, 40 anni, che è un professionista del mondo dello spettacolo da 15 anni. «Professionista nel senso che mi guadagno da vivere così», precisa. «Sono un musicista con faccia tosta – ironizza Antonio – cioè faccio un po’ di cabaret e lavoro anche come attore a teatro». E nel tempo libero mette le mattonelle nei bagni dei teatri che i suoi colleghi catanesi occupano. «In fondo, basta solo mettersi in gioco con quello che ciascuno sa fare, e anche con quello che non sa fare», conclude.
Marco Sciotto è un attore catanese che studia Filosofia a Roma ma recita ai piedi dell’Etna. «Faccio la spola, un po’ su e un po’ giù, tentando di lavorare anche nella capitale». Fa parte della compagnia etnea Gesticolando, «che ha progettato l’occupazione assieme all’Arsenale». Per il momento, quella di Marco per il teatro è una passione, «ma sogno di trasformarla un giorno in un lavoro che mi permetta di vivere, anche se la vedo dura».
L’Italia non è un paese per attori, non è più un paese per artisti. La pensano così un po’ tutti, i catanesi più degli altri. Sebastiano D’Amico, 35 anni, tecnico del suono, non è da meno. «Questa città sembra non meritare nulla», afferma con una punta d’amarezza. «Catania, se vuoi lavorare nella cultura, ti taglia le gambe – argomenta Sebastiano – Forse a qualcuno conviene che rimaniamo persone becere». E mettersi in proprio è complicato: «Bisogna avere tanti soldi e non è un settore semplice, è un rischio e non sempre si vince». Lui ci ha provato, ha messo su un piccolo studio di registrazione. Ed è l’unica cosa che lo trattiene sotto il vulcano: «Penso ogni giorno ad andare via, ma non mi va di fuggire e lasciare quello che sto costruendo».

 

SCHEDA

TEATRO COPPOLA/ LA STORIA

Nella storia del teatro Coppola, la burocrazia e le incomprensioni l’hanno fatta da padrone. Pare che gli attuali occupanti siano entrati in uno stabile per il quale i progetti erano in lavorazione. «Era il 2010 – raccontano dal Comune di Catania – quando l’assessore Marella Ferrera è stata invitata a ricordarsi del teatro Coppola da un gruppo di giovani creativi». Gli artisti in questione sarebbero gli stessi che oggi sono promotori dell’occupazione. Ma Cesare Basile, dell’Arsenale, smentisce: «È stata lei a parlarci di questo posto, ma nella primavera del 2011». In ogni caso, il progetto preliminare per il teatro risale al dicembre 2010, mentre l’inserimento nel piano triennale per un finanziamento da 1milione e 200mila euro è del settembre 2011. Fondi europei, fuori bilancio, che la Regione dovrà decidere se stanziare o meno. Per completare la ristrutturazione di un immobile per il quale, nel 2005, erano stati già stanziati 224.702 euro.
«La ditta è fallita ed ha ricevuto un pagamento di circa 170mila euro, importo equivalente ai lavori svolti», spiega il geometra Carmelo Coniglione, all’epoca responsabile del procedimento. Dopo il fallimento della Climega Sud srl, cooperativa appaltatrice, nessun’altra azienda ha voluto prendere in mano la struttura. Nel frattempo, era stato ultimato il teatro Sangiorgi: «L’interesse verso il Coppola era venuto meno», sostiene l’architetto Aurelio Cantone, anni fa responsabile dei lavori all’attuale teatro occupato, che era stato destinato al Vincenzo Bellini come sala prove per l’orchestra. Ma se il Sangiorgi era ormai pronto, che senso aveva un altro teatro in città? Dopo l’occupazione, l’interesse sul Coppola è tornato in fretta. E in tutta corsa è stato ultimato il progetto da passare al vaglio della sovrintendenza ai Beni culturali per l’approvazione.
«Paradossalmente – dicono da Palazzo degli elefanti – i progettisti hanno potuto ultimare il loro lavoro solo quando gli occupanti hanno forzato il cancello, prima non si trovavano le chiavi d’ingresso». Tra Comune e artisti spunta un terzo pretendente: padre Ignazio Mirabella, il prete della parrocchia di San Gaetano, poco distante dall’oggetto del contendere. «Sono andato a fare dei sopralluoghi già nel 2010, con Antonio Scalia (ex assessore al Tempo libero del Comune di Catania, ndr) e il sindaco Raffaele Stancanelli era perfettamente a conoscenza delle mie richieste», sostiene il curato. La chiesa della zona è inagibile, e il teatro sarebbe «una manna dal cielo per i bambini e gli anziani», continua Mirabella. E il nodo da sciogliere si complica.

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