Ggente de Torpigna: er cinese, l’indiano, er catanese…

“Sul tram, solo immigrati che come me hanno finito di lavorare”. “Tante etnie che convivono”. “Non come la Roma che mi aspettavo”. “In centro vedo più indifferenza”. Forse sta qui in borgata, la vera capitale

Da via di Tor Pignattara a via del Babbuino, in pieno centro, ci sono tre quarti d’ora di strada tra bus e tram da cambiare al volo. Valentina fa questo percorso ogni giorno per andare a lavorare nella pizzeria dove passa sei sere a settimana. E’ quasi come prendere l’aereo tra la Roma che esiste nell’immaginazione dei turisti, retaggio commerciale della dolce vita e dell’impero che fu, e un’imprecisata città del Mediorente.
Valentina ha 28 anni e viene da Cittanova, paese di collina a ridosso della piana di Gioia Tauro, in Calabria. “A Roma mi sono trasferita giusto un anno fa. Ero venuta per una vacanza e ho deciso improvvisamente di trasferirmi, avevo voglia di cambiare aria”.
L’annuncio che trova la porta in una casa in via dell’Acqua Bullicante, l’asse che unisce la via Prenestina alla Casilina, arterie perennemente intasate dal pendolarismo romano, e prosegue in direzione della Tuscolana cambiando nome in Via di Tor pignattara. Attorno a questi due chilometri di strada si sviluppa il quartiere di Torpignattara, la zona romana, insieme a piazza Vittorio, dove convivono più etnie. Bengalesi, indiani, cinesi, magrebini, sudamericani, e qualche italiano.
“Quando sono arrivata il primo giorno in questa zona – racconta Valentina – ho avuto un’impressione negativa. Era buia, mi sembrava molto periferica e diversa dalla Roma che io mi immaginavo. Ma ho cambiato subito idea. È piena di colori, mi piace passeggiare per Torpignattara, è facile scambiare due chiacchiere con l’edicolante bengalese o al ristorante cinese. Al centro di Roma vedo più indifferenza. L’altro giorno un negozio chiuso si stava allagando e non sono riuscita a trovare il numero del proprietario per avvertilo, nessuno dei vicini ne sapeva nulla”.
Valentina è ancora iscritta all’università di Cosenza, vorrebbe laurearsi in cooperazione internazionale, ma il lavoro in pizzeria le toglie tempo e forza per studiare.
“A mezzanotte quando torno a casa, mi guardo intorno e sul tram ci sono solo immigrati che come me hanno finito di lavorare, dei turisti nessuna traccia. In un certo senso, vivere a Torpignattara mi fa sentire più straniera a Roma, come loro, che italiana”.
a ragazza dice che è faticoso e a volte frustrante viaggiare verso il centro tutti i giorni per fare chiusura in pizzeria, ammette che a Cittanova probabilmente avrebbe campato lo stesso con un lavoro da 600 euro al mese e alloggio da mamma e papà. Ma poi sorride e aggiunge “Se devo farmi sfruttare, preferisco farlo a Roma che a casa mia”. A tornare giù, per ora, non ci pensa.

Martina ha 26 anni e viene da Carovigno, in provincia di Brindisi, è venuta a Roma con il sogno di fare l’attrice. Non è riuscita e si è iscritta a scienze della comunicazione. Nel frattempo ha scoperto la sua passione per la fotografia, frequenta una scuola apposita e i primi fotoreportage li ha fatti proprio a Torpignattara, dove vive. “Mi sono trasferita qua perché mi incuriosiva il quartiere, mi piacciono molto i miscugli culturali, e qui mi trovo al centro di molte etnie che convivono. C’è il fruttivendolo egiziano, il kebabaro turco, la barista cinese. Quando passo davanti alla scuola Pisacane e vedo le mamme indiane che si scambiano i consigli con quelle italiane sui compiti dei figli, mi sento felice”.
E proprio la Pisacane, spesso citata nei telegiornali come scuola multietnica per eccellenza, dove i i bambini italiani sono meno dei figli dei migranti, era forse l’unico parte di questa zona di Roma conosciuto nel resto d’Italia, prima del duplice omicidio avvenuto il 4 gennaio scorso.
Zhou Zeng, commerciante cinese di 31 anni e Joy, la figlia di sei mesi che teneva in braccio, sono stati freddati durante una rapina, sulla cui dinamica sono rimasti molti punti oscuri.
’assassinio ha guadagnato le prime pagine dei telegiornali. Si è raccontato di Torpignattara come di un quartiere violento. Il Corriere della Sera si è affrettato a pubblicare una cartina di Roma dove questa zona risultava tra le più pericolose della città, insieme a Prati, quartiere di avvocati e liberi professionisti, dove lo scorso luglio il gioelliere Flavio Simmi è stato ucciso in un agguato in perfetto stile mafioso.
“Ma a parte il fatto dei due cinesi uccisi – ribatte Martina – questo è un quartiere tranquillo, ci sto da tre anni e non ho mai avuto nessun tipo di problema”.
In realtà, l’accostamento di Torpignattara a un’immagine di delinquenza e microcriminalità non è solo frutto di una distorsione mediatica recente, ma ha a che vedere col passato di questa zona.
Cristina è una dei tanti militanti argentini di sinistra che negli anni ’70 scapparono dal paese in mano alla dittatura di Videla. Da 30 anni, vive al Pigneto, il quartiere confinante, e fa parte del circolo di Rifondazione comunista di Torpignattara. Durante la fiaccolata in ricordo di Zhou Zeng e Joy, distribuiva un volantino con su scritto: “Torpignattara non deve ritornare ad essere il Bronx di Roma”.
“Ho assistito a una discussione molto vivace dentro il circolo, tra i compagni più anziani e i quarantenni. I più giovani sono contenti del quartiere, di come è diventato multietnico. Si ricordano negli anni ’70 e 80 quando la zona era in mano alle bande, ti scontravi con l’arroganza dei prepotenti e se eri un ragazzino di strada dovevi scegliere con chi stare”, dice Cristina, che aggiunge: “I più anziani invece dicono che si stava meglio quando c’era la banda della Marranella, (derivata alla banda della Magliana e attiva nei primi anni ’90 in rapine, traffico di droga, usura e riciclaggio. ndr) che operava in altri quartieri e aveva facce conosciute qui. Ora gli anziani non si sentono sicuri con gli immigrati per strada, a volte ci sono ubriachi in giro. Sono realtà che non conoscono e che li mettono a disagio”.
In realtà, l’ondata di migranti provenienti dai sud del mondo appartiene già a una fase passata. Da qualche sono gli italiani gli ultimi arrivati, soprattutto studenti del sud e giovani coppie. Un dato impossibile da capire senza affrontare il rapporto di “Torpigna”, come la chiamano affettuosamente i suoi abitanti, e il vicino Pigneto.
Sebastiano, 34enne catanese, lavora in postproduzione cinematografica, e vive da queste parti da almeno cinque anni: “Prima stavo al Pigneto, poi il quartiere è diventato uno dei centri della vita notturna romana, si è riempito di locali ed è diventato un casino. In molti si sono trasferiti o sono arrivati a Torpignattara perché è vicina al Pigneto, ma i prezzi sono più bassi”.
Il Pigneto, dal quartiere suburbano di baracche e casette basse raccontato da Pasolini in Accattone, si è trasformato in un distretto del divertimento assediato da artisti e radical chic. Gli studenti e i giovani lavoratori che nel frattempo hanno messo su famiglia si sono spostati su via dell’Acqua bullicante o Via della Marranella, mischiandosi con i tanti migranti pakistani ed egiziani, insieme a cui contribuiscono ad una delle densità abitative più alte d’Europa: oltre 16mila abitanti per km2.
“Da Catania sono andato via perché per il tipo di lavoro che faccio non c’erano prospettive – spiega Sebastiano – e a Torpignattara sto bene, con tutti questi migranti arrivati in cerca di qualcosa come me, che mi fanno sentire meno straniero. Però i problemi sono tanti. Le strade sono sporche, c’è il bellissimo acquedotto romano alessandrino lasciato a se stesso. L’amministrazione comunale l’ha abbandonato, questo quartiere”.

 

SCHEDA/ CRONACA QUOTIDIANA

“ACCOLTELLATI 3 LAVORATORI BENGALESI A TORPIGNATTARA”

ROMA. Questa mattina alle ore quattro, tre cittadini bengalesi, di nome Arob Ali di 24 anni, Robiul Molla di 24 anni e Mojibor Rahman di 38 anni, sono stati aggrediti nella zona di Torpignattara da tre malviventi. Il fatto è avvenuto mentre Mojibor, che lavora al mercato di Piazza Vittorio Emanuele, uscito alle 4 dalla sua abitazione, situata in via Gabrio Serbelloni, per recarsi al lavoro è stato fermato da tre delinquenti, che lo hanno preso con forza e malmenato fino a rompergli il naso per derubarlo del portafoglio. Mentre Mojibor chiedeva aiuto strillando, sono usciti dalla casa i due cognati dell’uomo, Arob e Robiul, che hanno cercato di fermare i delinquenti, ma sono stati aggrediti a loro volta e feriti con un coltello. Adesso si trovano in condizioni molto gravi all’ospedale di San Giovanni.
I carabinieri, invece di rincorrere gli aggressori lì vicino, sono entrati nell’abitazione dei feriti e hanno perquisito parenti e inquilini.
A distanza di 15 giorni dalla tragica morte di Zhou e Joy episodi del genere continuano ancora a verificarsi nella zona Torpignattara, che da quanto dicono i giornali è perennemente sorvegliata dalle forze dell’ordine. Noi della comunità degli immigrati residenti nel quartiere denunciamo la mancanza di sicurezza e di protezione da parte delle forze dell’ordine. Le strade sono piene di delinquenti, teppisti e criminali. Siamo sempre noi gli immigrati ad essere aggrediti e impauriti dai delinquenti.
Il Comitato Immigrati in Italia convoca un raduno di protesta domenica 22 gennaio alle 16 in via Serbelloni 78
Comitato Immigrati

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