Un prete operaio a Catania

“Io penso che vi sia bisogno per ogni confronto una parità fra i due. Il sottoscritto ha scommesso la sua vita per i poveri, mentre altri hanno scommesso la loro perché i propri figli stessero bene – socialmente, culturalmente, economicamente – o, possibilmente, meglio degli altri. Questa è la vera disparità che ci separa”

Padre Greco è morto da quattro anni. Nella nostra memoria, rimane la sua testimonianza di un uomo che senza alcun potere ha difeso i poveri, con una pratica concreta di liberazione, al margine di un quartiere di perifera di Catania.

Egli ora è cittadino dei cieli: “dei cieli degli occhi dei bambini, nel cuore dei semplici, dei sogni dei poeti, dei pastelli dei pittori, del rincrescimento dei deliquenti, del sostegno dei forti”.

Di padre Greco rimangono moltissimi scritti, pagine fotocopiate per gli amici, per il gruppo, per la comunità cristiana, per il quartiere del Pigno a Catania. Molte di queste girano in rete, in modo informale come frammenti di una vita evangelica.

Sono pagine scomode che raccontano un impegno soffocato dall’anonimato dentro la chiesa e la società civile.Pagine che lui non mai nascosto, e di cui non ha temuto la pubblicazione.

Questa sua testimonianza di vita da padre Giuseppe Ruggieri è stata paragonata nello stile a quella di Francesco di Assisi, resta tuttavia nell’oblio di questa cerchia di fortunate persone, e non ancora consegnata a tutti.

Lui ne avrebbe sorriso. Ha rinunciato a ogni onore, ma non hai mai rinunciato a vivere con trasparenza, e in solidarietà con “qualunque uomo, giallo, rosso, nero o bianco, stanco o pimpante, debole o forte, infermo o sano, scartato o assimnilato, peccatore o santo, ignorante o sapiente, di ieri e di domani”.

Ha sognato una chiesa aperta, che infrangesse ogni muro e in cui i soli poveri fossero i soli protagonisti della sua storia. Con questa intervista essenziale, fatta lo stesso anno della sua morte, lo vogliamo ricordare.

 

L’INTERVISTA A PADRE GRECO

di Fabio D’Urso

Si chiama Concetto Greco. E’ prete da cinquantasei anni, a Catania. Vive tra la gente in una periferia della città, il Pigno.

– Da quanto tempo?

“Da trentasette anni”.

– Quanti anni aveva?

“ Quarantadue”.

– Come era il Pigno negli anni settanta? Come ci è arrivato?”.

“Nel 1970, ci sono andato di mia iniziativa, ricevendone il mandato pastorale dal vescovo Bentivoglio, di cui ero stato il segretario. Sono venuto a fare il curato”.

– Lei faceva parte della classe dirigente della chiesa catanese?

“Si. Così pensavamo in molti. Ero molto attento al messaggio del Concilio, e alle vicende dei piccoli fratelli del Vangelo”.

– Che vuol dire ?

“Charles de Foucauld è andato a morire nel cuore dell’Africa”.

– Si è sentito liberato, quando è stato mandato qui?

“Si, da una vita comoda, mai ricercata”.

-E poi è venuto a vivere qui?

“Si, in via dei Sanguinelli, accampato accanto agli altri”.

– Ci vuol parlare del Pigno?. Questa periferia sud-ovest della città, dove nei prossimi anni potrebbe sorgere il più grande centro commerciale di Sicilia, che occuperà duecentoquaranta mila metri quadrati di spazio ( si parla del centro commerciale Porte di Catania, NdR).

“Ti racconterò del giovane proprietario, Giovanni Pulvirenti. Il Pigno prima degli anni sessanta era un feudo della sua famiglia. Un vigneto, di cui già il padre aveva venduto una metà ad un medico, che l’aveva in cura. Nella parte restante sarebbe passata dritta la tangenziale che collega con l’autostrada, tra Palermo e Catania. La parte finale in pratica poteva passare dove adesso stiamo parlando”.

– Che cosa è successo ?

“Quel terreno per una sorta di obiezione allo stato, è stato venduto sulla parola e senza soldi, a quelle famiglie che arrivavano fin qui, chi da dentro della Sicilia, chi da altre regioni, per venire a lavorare a Catania”.

– Come appariva il Pigno ?

“Era un contesto povero, desolato”.

– Come che la gente è rimasta se non poteva farsi la casa”.

“Giovanni Pulvirenti portava lui stesso alla gente i sacchi di cemento, se li caricava e li portava con i suoi mezzi.”.

– Come lo pensa?

“Con l’animo nobile”.

– Ci racconti del quartiere?

“Dall’inizio degli anni sessanta fino alla fine degli anni settanta si son formati i diversi isolati del quartiere. Più famiglie che venivano dallo stesso luogo avevano qualche cosa che li accomunava e li faceva sopravvivere”.

– Gruppi diversi?

“Volevo fare l’omelia in dialetto. Non mi capivano, i dialetti erano diversi. La gente era arrivata da Messina e da Enna, ma anche dalla Calabria e dalla Romagna”.

– Che cosa ha fatto?

“Alla lunga hanno compreso la lingua italiana, divenuta simile a tutti.

– La sua scelta ha avuto a che fare con il rinnovamento della chiesa di Catania, durante gli anni dopo il Concilio ?

“Alcuni preti furono molto sensibili alle nuove affermazioni del Concilio, aderendo non solo con la testa, ma anche con la vita: Biagio Apa, Giovanni Piro, Pippo Di Bella, Pippo Gliozzo, Pino Ruggieri, Carmelo Politi”.

 

Alcuni mesi prima del 1970, prima di andare al Pigno, padre Greco, dovremo dire Monsignor Greco, aveva ricevuto il compito di assistere il rettore del seminario della città, monsignor Francesco Ventorino a formarne gli aspiranti sacerdoti. Era stati nominato insieme ad altri preti. Così tra la metà del 1970 e la fine del 1971, essi avevano rielaborato l’esperienza del seminario, a partire dalla vita comune e dal coinvolgimento dei seminaristi nel lavoro tra la gente nelle parrocchie. Questa vicenda è stata ben raccontata da Nino Indelicato, in un articolo, dodici anni dopo: “ si voleva dare la possibilità ai seminaristi di verificare la scelta, mettendoli in situazione di povertà, e di confronto la vita reale.” Perciò una parte di questi in aveva scelto di stare nella parrocchia del Pigno.

La formazione degli aspiranti preti fuori dalle mura del seminario, venne contrastata da una parte dei preti della della diocesi.

Alla fine del dibattito in seminario, partecipato a tutti i prei della diocesi; e dopo un processo alle intenzioni del rinnovamento della formazione, Ventorino aveva dato le dimissioni. Così era finita l’esperienza educativa del Pigno.

 

“La storia di questi trentasette anni, qui al Pigno sono una storia assai stramba”.

– Per quale motivo?.

“Ho dovuto dar conto al vangelo, piuttosto che ad altro”.

– Che dice la gente di lei?

“All’inizio non capiva il motivo della scelta. Vivevo in appartamento piuttosto che in canonica, del lavoro di fabbro piuttosto che dei soldi che lo stato dà alla chiesa”.

 

Padre Greco scrive ad un amico: “Avevo ventitré anni, quando sono stato ordinato . Per diciassette di questi anni sono esistito dentro la stanza dei bottoni. l’esercizio di un potere. Poi, per la causa dei poveri. ho fatto il curato in un villaggio con nessuna storia alle spalle”.

E continua a scrivervi dalla gente: “.(.). con pane e cipolla, si sono rifinita la casa. Non pochi ragazzi, in questi ultimi venti anni, son giunti a laurearsi. Quando son venuto al Pigno, non si aveva acqua nelle case, e per lavarmi la faccia, alle sei del mattino, nelle rigide giornate d’inverno, andavo sulla strada, dove erano posizionate delle enormi botte di metallo. Quando le famiglie si costruivano la casa, appena possibile vi si cacciavano dentro; a posto degli infissi appendevano, su due chiodi, povere coperte”.

 

“Insegnavo in un liceo, ma dopo il primo anno, sono andato a fare il fabbro”.

– Per quanti anni?

“ Per quindici anni, dal 1971 fino al 1985”.

– Poi che cosa è successo?

“Ho avuto un incidente sul lavoro. Oltre non sono riusciuto ad andare”.

– Come si definisce rispetto al lavoro che ha fatto?

“Sono un anarcoide”

– Che significa?

“ Pressoché anarchico? Chi ti paga diventa il tuo padrone. Ho rinunciato ai soldi dello stato, finché ho potuto”.

– E la parrocchia?

“La sera vivevo il ministero nella parrocchia, insieme alla comunità di credenti”.

– E i sacramenti ?

“Si vivono a partire dal vissuto dei credenti entro la comunità”.

– Oppure?

“Si fanno discorsi severi e prassi facili.”

– Cosa le sta a cuore ?

“Che i sacramenti siano segni di una fede, altrimenti sono segni magici; e poi questi non vengano pagati”.

– Che pensa di questo tempo ?

“C’è paura e violenza. Riesce difficile andare avanti. Avverto un senso di soffocamento”.

– Sul Vangelo ?

“Che è possibile che sfugga, che lo si perda di vista”.

– Un immagine di Dio?

“Dio – dice Gesù – non è abisso misterioso di forza che giustifica i potenti, non è mai volto irato che richiede sacrifici”.

– L’uomo?

“ Fidarci di ogni uomo”.

– Che possiamo ancora imparare?

“L’amore. Gesù ridona splendore ad ogni uomo che scorge in sé una dignità”.

-E la fede?

“ Essa si spende nella vita, con la quotidiana fatica del vivere”.

-Che cosa dire sempre ?

“ La novità del Regno”.

– Che significa?

“Accostarsi a Cristo; distanziarsi dai potenti del mondo; pace, giustizia, amore, distacco dalle cose, priorità delle persone sulle cose, speranza ai disperati”.

– Che cosa fa un cristiano ?

“Rende presente Lui, assume il suo stile e la sua disponibilità ad amare fino alla croce”.

– E la Chiesa ?

“Ci vuole un confronto serio col suo divino fondatore, il Cristo”.

– Di che cosa si preoccupava Gesù?”.

“Per lui era fondamentale sapere se era stata accolta o no la base risolutiva di ogni etica sessuale e della stessa convivenza civile: una vita spesa nell’amore gratuito, nel dono di sé”.

-Cosa cosa le preoccupa della Chiesa?”.

“Ha enorme difficoltà a riconoscere che lei non è la salvezza”.

– Ci aiuti a capire

“La chiesa è un semplice umile mezzo voluto dal Cristo per l’edificazione del Regno”.

-E’..?

“Essa è popolo di Dio e poi dotata di gerarchia. Nasce dove due o tre si uniscono nel Cristo, e spezzano il pane”.

– Le parole della chiesa.?

“Quelle di una comunità di battezzati”.

– In pratica quanto conta il popolo di Dio, i cristiani laici ?

“Non sono ancora soggetto”.

-Il Concilio ha chiesto alla chiesa di mettersi in servizio?”.

“…ma deve prima di tutto assumere la forma di Cristo, il suo stile”.

– E invece?

“L’impressione che non sia essa ad evangelizzare il mondo ma, al contrario”.

-Che vuol dire?

“Non vedo quel tentativo di non conformarsi”.

– Di che sta parlando?

“La voglia di potere e d’insegnare è ben presente in maniera patetica”.

– In pratica?

.”… uomini alla ricerca di una diocesi, di una parrocchia autorevole, di contatti con gente che conta, perfino di vittorie elettorali da fare pesare al momento opportuno nelle contrattazioni con i potenti”.

– Che succede ..?

“Si entra così in una cerchia di compagnie”.

– Che pensa del potere?

“E’ un genere quasi sacro. I potenti si appoggiano a vicenda. Poco importa se uno è detentore del potere economico, un altro di quello mafioso, altri di quello politico o religioso”.

– Che valori si perdono?

“Il bene comune, il potere come servizio e la politica come la forma più grande di amore”.

– Cosa ancora?

“La bella notizia, la risurrezione del Cristo per l’uomo disperato. In giorni bui mi chiedo tuttavia se le risposte a queste domande, importino a molti.”

– In particolare ?

“Mi chiedo se la difficoltà dei seguaci di Cristo di essere segno del Regno nel mondo, é presente nella vita degli uomini di chiesa. Se esiste la coscienza di un possibile, involontario tradimento del Vangelo. Ciò sarebbe premessa per la conversione. Purtroppo non sono ottimista”.

– Cosa la preoccupa ?

“Questo oscillare della Chiesa tra i benpensanti e gli esclusi. Chi, se non la Chiesa, deve mostrare che si sta stravolgendo ogni pietà, ogni fede ed ogni umanità?

– In particolare?

“La Boss-Fini trasforma in delinquente un disperato. E continuiamo a tacere. Siamo molto titubanti sui Centri di Permanenza Temporanea”.

-Che pensa ?

“Ai tempi di Costantino si mise il segno dello Sconfitto, la croce, sui labari degli oppressori”.

– E dove altro ancora, oggi ?

“Si benedicono bombe atomiche o portaerei o valorose truppe di occupazione.”

I teologi?.

“Sanno tutto su Dio in cielo, ma così poco di quel Dio che nei suoi figli approda sulle coste della Sicilia in cerca di un inferno meno atroce di quello lasciato alle spalle”.

– E l’ospitalità ?

“Non è un valore politico”.

– Con chi sta la Chiesa ?

“Di chi si preoccupa questa mia madre? Non dichiaratamente con gli esclusi, non con i diversi, non con i poveri, non con i giovani, non con la classe operaia, non con i disoccupati”.

-Che fa la chiesa?

“ Vede di malocchio quanti dei suoi figli osano trattare non solo il corpo eucaristico di Cristo ma anche il suo corpo mistico, ben visibile tra i crocifissi ed i reietti del Terzo Mondo e delle nostre periferie urbane?”.

– Senza denuncia?

“Questo silenzio mi scandalizza, mi soffoca, perché vorrei poter dire, non solo in nome di Cristo ma vorrei poter dire che la Chiesa c’è per ogni disperato, lei portatrice di una felice parola”:

-Infine?

“La chiesa appare come priva della parola. Non è possibile essere Chiesa di Cristo se non ridiventiamo Chiesa dei poveri e degli esclusi. Non ce la caviamo senza di loro. Se continuiamo ad essere sale scipito, cristiani fasulli, saranno fasulli la Chiesa e lo stesso Cristo”.

3 pensieri riguardo “Un prete operaio a Catania

  • 11/12/2015 in 16:45
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    Somo commossa io Padre Greco l’ho conosciuto in un momento difficilissimo della mia vita. La mia era un’altra miseria. Mi collegavo alla sua relazione con quegli studenti che aveva educato al Convitto Cutelli. Ero la fidanzata abbandonata di un suo allievo. Lui era un riferimento importante ancora. Toccò la mia disperazione che io sento ancora oggi come una delle grandi numerose ingiustizie che mi sono toccate per tutta la mia vita.
    Interruppi i contatti quando partii per gli Stati Uniti e poi la disperazione scemò. Ero spesso al Pigno da lui nella sua abitazione spoglia improvvisata in ogni cosa. Quell’ambiente mi sembrava consono comunque anche se mi sentivo indifferente al mondo. Oggi sono commossa perchè l’intervista mi richiama una realtà percepita ma mai consapevolizzata. Mi ricordo che mi aveva offerto l’opportunità di affogare i miei dolori nella donazione di me in quel posto, una richiesta discreta che rifiutai. Non ero capace di tanto e non lo sono stata per molto tempo finchè il Signore è intervenuto con forza per salvarmi. Spero che dal cielo si ricordi di me, perdoni la mia miseria e accetti il mio grazie. Sono felice di averlo conosciuto e di avere avuto le sue cure. Mi dispiace per tutto il resto. Riposa nella SS. Trinità. Lilli

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  • 02/02/2016 in 12:39
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    Ho avuto l’esperienza di frequentaraLo, ( la l è volutamente maiuscola). ho tanti scritti suoi che ne testimoniano la innovativa carità e sono segno rivoluzionario del messaggio di Gesù.

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  • 16/05/2016 in 20:47
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    E’ possibile avere copia delle omelie, che inviava ogni settimana ad un gruppo di amici tra i quali anch’io?. La formattazione del pc me le ha fatto perdere tutte.
    Grazie

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