Un giorno a Comiso

La trattoria della signora Angelina è quella delle mi­gliori salsicce, e del miglior vino, della Sicilia. C’è voluta una settimana di paziente inchiesta (“Sulle strade del buon mangiare”) per trovarla. Finalmen­te, eccola qui. Si trova in fondo in fondo alla Sicilia, in una cittadina chiamata Comi­so

Si sentirono grida per strada, un grande clamore che si avvicinava, la vedova An­gelina corse a scostare la tendina del bal­cone e mi fece cenno di accorrere, il pia­cere di quella scaccia era così sovrano che solo la concomitanza di un grande terre­moto avrebbe potuto sopraffarlo, ma la piccola signora continuava a fare con la manina gesti febbrili di richiamo: giù per strada passava una fiaccolata per la pace, un centinaio di giovani, quasi tutti stranie­ri, che innalzavano cartelli contro i missili e gridavano slogans levando ritmicamente il pugno in alto. In testa a tutti marciava uno che rassomigliava a Bjorn Borg. Tor­nammo a tavola e la vedova Angelina sembrava ancora impaurita. Disse:

«Dottore, lei pensa che getteranno dav­vero la bomba atomica?»

«Per niente signora, è una recita!»

E la vedova Angelina fece un mormorio di terrore:

«Il vino … ma lei ha il bicchiere vuoto!»

Mi riempì il bicchiere e, dolcemente, si riempì il bicchiere anche lei, lo fece con incredibile pudore, un sorriso, una levità di gesti che volevano spiegare: io non vorrei tutto questo vino, ma per buona educazione sono costretto a berlo. E con questo sorriso gentile, con quella manina bianca, il mignolo graziosamente levato in alto, cominciò a bere, pianino pianino trangugiò tutto il bicchiere, smise solo un istante per passarsi delicatamente la punta della lingua sui baffetti, forse avrebbe vo­luto smettere o dirmi qualcosa, ma quel vino proprio le piaceva, a mano a mano che beveva gli occhi le diventavano più lustri e piccini, posando il bicchiere vuoto sulla tavola fece un sospiro. Con la punta del dito indicò il ritratto dei marito:

«Lui non voleva, buonanima, diceva che non sta bene per le signore! Solo un ditino …».

“Io penso che butteranno la bomba…”

Cominciò a fissarmi:

«Io penso che butteranno la bomba ato­mica e non ci sarà più salsiccia, e nemme­no le impanate, e nemmeno queste chiese, e la gente che ora sta seduta al bar, e nem­meno il vino di Comiso e Vittoria. Questi ragazzi che ora marciano con le fiaccole chissà dove saranno …?»

Cominciò a ridere. Era ubriaca. Si versò un altro mezzo bicchiere di vino, puntò il mignolo in alto e lo tracannò in un sorso. Il suo riso divenne sguaiato, ripulì il deli­cato baffo col dorso della mano, come una volta facevano i carrettieri nelle bettole. Rise:

«Getteranno la bomba atomica, ma io sono vecchia e non ho nemmeno figli! Chi se ne fotte?».

I Siciliani, ottobre 1983

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