U Parrinu

“Storia di Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia”. La vicenda di un cristiano che ha di­feso il suo popolo, sen­za odio e senza paura

Nel ventesimo anniversario della morte di Padre Pino Puglisi, la Chiesa, il 25 maggio, lo proclamerà Beato. La cerimonia si svolgerà allo stadio Barbera di Palermo e si prevede un’affluenza di 35 mila persone.

Tra gli eventi che fanno da contorno alla cerimonia di beatificazione si inserisce lo spettacolo U parrinu – Storia di Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia che andrà in scena il 22 maggio nella chiesa di S.Gaetano a Brancaccio.

Lo spettacolo è scritto e interpretato da Christian Di Domenico, attore e insegnate di recitazione 44enne, figlio di genitori meridionali, vissuto in Lombardia per trent’anni e che adesso, per un caso di emigrazione al contrario, vive e lavora a Bari. 

Come affronti il tema della mafia in questo spettacolo, tu che la mafia l’hai sempre vista da lontano?

“Non vivendo quelle realtà ho avuto solo la possibilità di sfiorare episodi. Ho passato, da quando ero piccolo fino all’adolescenza, ogni estate tra Gela e Manfria, e ogni estate episodi ne accadevano, e avevano a che fare, non voglio chiamarlo malcostume, con attitudini. Poi ho avuto una ragazza calabrese, e cambiamo settore, Ndrangheta, e per sette anni le estati le passavo li. Adesso vivo a Bari, e i miei suoceri hanno dovuto aprire e chiudere diversi negozi per non pagare il pizzo. Tutto questo io non so se sia mafia, o quella mafia. Sicuramente sono molto lontano da Palermo e dalla Sicilia.”

Lo storia che Christian vuole raccontare, più che del Beato Padre Pino Puglisi, o del prete antimafia, è la storia di una persona di famiglia: “Mia madre era finita in collegio a Palermo e in quegli anni ha avuto la fortuna di conoscere Padre Pino come guida spirituale, come confessore, come insegnante di religione. Quando poi è emigrata in un paese vicino Monza, a Brugherio, dove io sono nato, sono sempre stati in contatto; è venuto a celebrare il matrimonio dei miei genitori; ogni anno, quando poteva, qualche giorno di vacanza li veniva a passare da noi”.

Lo spettacolo del 22 maggio in realtà è un evento speciale, più che una prima nazionale: “Ho voluto offrire questo ricordo. Non volevo essere al di fuori dell’organizzazione della Chiesa di Palermo. Stiamo ancora cercando fondi per avere una produzione che mi permetta di raggiungere le parrocchie senza avere una ricaduta sul costo dei biglietti per i ragazzi.” Lo spettacolo infatti verrà rappresentato principalmente negli oratori di tutte le chiese d’Italia che vorranno ospitarlo. “Vorrei caricarmi della piacevole responsabilità di portare a quanti più ragazzi possibile questa storia, far conoscere questa parabola; ma non l’apologia di un santo, ma le azioni semplici che lui conduceva da uomo, profondamente radicati nella Fede e nel senso del giusto. Lui diceva: Se ognuno di noi fa qualcosa allora si può fare tanto”.

 

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