Sicilia, ancora una volta migranti vittime di propaganda e scaricabarile politici

La pandemia da covid19 è tornata da giorni a spaventare, in tutta Italia i numeri stanno tornando rapidamente a crescere, livelli che non si vedevano da mesi.

Il personale sanitario, impegnato in primissima fila chiede di tenere alta l’attenzione, di rispettare le precauzioni basilari. Timore diffuso è che il decremento di giugno e luglio ha diffuso la sensazione che ormai è tutto finito, che si può “tornare alla vita di prima” e che il virus non esista più. Un pensiero seminato a piene mani anche da alcuni settori della destra italica, che vedono nell’estrema destra suprematista un faro e ne ripetono a pappagallo le bufale, le menzogne e la propaganda. Emblema di questo il “complottismo” delirante di movimenti come QAnon.

Davanti alla realtà che emerge in tutta la sua forza, tali complottisti neofascisti hanno sempre un capro espiatorio e una falsa narrazione pronta: dai numeri che sarebbero inventati dalle tv al complotto mondiale per sterminare i popoli, dalla vergognosa e squallida accusa ai medici di uccidere deliberatamente le persone per spacciarle come vittime del “coviddi” al nemico esterno che minaccia la grande civiltà tricolore. Ovvero i migranti. Negli ultimi giorni finiti nel mirino anche della destra siciliana che, anche se non esistono notizie ed evidenze di contagi tra la popolazione seminati da una improvvisa “invasione” di persone provenienti dall’Africa, ha individuato la fonte di ogni male nei migranti detenuti negli hotspot e nei centri dell’isola.

Il presidente della Regione Sicilia Musumeci, sostenuto anche dalla Lega Nord a cui appartiene l’attuale assessore regionale alla cultura, ha emanato un’ordinanza per imporre lo sgombero dei centri per migranti e il blocco dei porti. Fonti del Viminale hanno immediatamente replicato che l’ordinanza non ha alcuna valenza giuridica e che immigrazione ed ordine pubblico sono di esclusiva competenza governativa. Il prof. Fulvio Vassallo Paleologo ha chiarito i contorni della questione, l’ordinanza è “illegittima perché fonda il suo potere di soggetto attuatore su delega del 3 febbraio 2020 da parte del Capo della Protezione civile che NON lo autorizza ad esercitare i poteri di chiudere centri di accoglienza e disporre trasferimenti di persone da una struttura ad un’altra. Poteri che invece in base alla legge spettano al Ministro dell’interno ed ai prefetti. Dunque si tratta di un ennesimo atto illegittimo commesso dal presidente della Regione Sicilia che va impugnato in sede amministrativa ma che potrebbe avere risvolti penali per tutti coloro che vi danno esecuzione andando contro leggi dello Stato. Il richiamo alla chiusura dei porti già prevista dal decreto interministeriale del 7 aprile, quello firmato anche dal ministro Speranza è doppiamente illegittimo perché lo stesso decreto interministeriale non assegna alcun potere di chiudere i porti ai presidenti di Regione e perché lo stesso decreto interministeriale è di per sè illegittimo, andando in violazione delle Convenzioni internazionali di diritto del mare che in forza dell’art.117 della Costituzione hanno rango gerarchico superiore e dunque prevalgono rispetto ai decreti interministeriali, neppure pubblicati peraltro in Gazzetta Ufficiale. Stiamo assistendo alla degenerazione delle misure emergenziali che non riescono a ridurre la diffusione della pandemia ma vengono sfruttate a fini elettorali infliggendo un durissimo colpo allo Stato di diritto ed alla separazione dei poteri prevista dalla Costituzione. Se non farà ricorso il governo nazionale sarebbe tempo che intervenga direttamente la magistratura rispetto a provvedimenti amministrativi che possono avere anche effetti opposti rispetto a quelli propagandati ed agevolare colposamente la diffusione del contagio da Covid 19”.

Il prof. Vassallo Paleologo – avvocato, componente del Collegio del Dottorato in “Diritti umani: evoluzione, tutela, limiti” presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Palermo, direttore dell’Associazione L’Altro diritto-Sicilia ed attivo nell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – affermagravi le responsabilità del governo nazionale, che non è riuscito ad abrogare i decreti sicurezza che hanno smembrato il sistema di accoglienza e non ha disposto un piano di trasferimenti aerei da Lampedusa, come si fece nel 2007 ai tempi del primo governo Prodi quando nell’isola arrivarono oltre 20.000 migranti”. Parole che dimostrano quanto, ancora una volta, sulla pelle dei migranti e contro i diritti di tutti si gioca una partita di propaganda, scaricabarile e giochetti di una politica incapace di andare oltre il mero tornaconto elettorale del momento e di peggiorare continuamente la situazione. Una partita nella quale ha le sue colpe il fu “centro-sinistra”, oggi PD e soci, ma nella quale le destre e i partiti che appoggiano Musumeci – gli stessi che danni vedono gonfiare i propri consensi elettorali soffiando sul fuoco dell’odio contro i migranti, la solidarietà e la difesa dei diritti umani – hanno moltissime colpe. Nel 2011 il governo Berlusconi, ministro dell’interno il leghista Roberto Maroni, con l’emergenza Nord Africa (varata dopo la guerra in Libia alla quale l’Italia, vecchia alleata di Gheddafi, diede una sua partecipazione) ideò i CAS (Centri di accoglienza straordinari) e altri centri simili. Gestione accentrata ed emergenziale, calati dall’alto nei territori, mega strutture ovunque dagli alberghi agli immobili più impensabili, nessun riconoscimento di voce in capitolo alle istituzioni locali. Questi i capisaldi della rete dei CAS che i «decreti sicurezza» del governo Conte 1 hanno, come denunciato e documentato negli anni da associazioni, comitati e organizzazioni non governative, rafforzato i mega centri. Le minime modifiche regolamentari delle circolari pre-pandemia del Ministero dell’Interno hanno peggiorato la situazione della trasparenza, adeguato il sistema «alle richieste dei grandi attori del mercato» e aperto «a grandi gestori e all’immissione di capitali esteri» spingendo «sugli oligopoli, sulle multinazionali del sociale, sui grandi centri che possono fare economia di scala». Cambiano i nomi ma tutti, letteralmente, il business che dicono di voler combattere si son ritrovati a favorirlo. Mentre i decreti stessi, e nulla finora è cambiato negli ultimi dodici mesi, hanno smantellato gli SPRAR e le reti veramente efficaci, positive e che hanno coinvolto in circoli addirittura virtuosi i territori, dai sindaci all’economia locale. Questa gestione, questo favorire e sostenere mega centri incontrollabili in maniera totale e dove anche centinaia di migranti sono ammassati come nei peggiori carri bestiame hanno costruito anche la situazione di queste settimane. I CAS ripropongono, nonostante le denunce di associazioni, giornalisti, operatori umanitari e persino la relazione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta, il modello dei Centri di Permanenza Territoriali (Cpt) istituiti nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano e rafforzati nel 2002 dalla legge Bossi-Fini. Che, 18 anni dopo, è ancora la legge vigente in materia di immigrazione. La legge scritta da chi è nato politicamente nel MSI e dal fondatore della Lega Nord.

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