Senza papa, senza duce e senza re

Senza papa (incazzato), senza duce (letteralmente s-puttanato) e senza re (non è che il suo Badoglio-Monti abbia fatto gran cose) – e senza gli americani-paisà che alla fine del film buttano le Lucky Strike giù dai camion – noi siciliani siamo in uno dei più perplessi momenti della nostra storia. Che cavolo possiamo fare, stavolta? A chi dobbiamo battere le mani?

La Sicilia, nell’Italia di oggi, comincia più o meno al Brennero e finisce a Lampedusa. La capitale è Catania, indubbiamente. Qui è cominciata la storia, dai politici ridanciani agli imprendi­tori-tiranni, con contorno di boss mafiosi, giornalisti-escort, im­peri mediatici e “orgoglio siciliano” nei comizi, che poi andava a finire in Procura.

Formigoni non lo sa, ma lui si chiama Lombardo, o Formica, o Cuffaro, uno dei tanti notabili di città e di villaggio che alla fine incontrano il loro destino in una screanzata visita del codice penale. E cedono il posto ad altri

E Bossi, e Berlusconi, e tutto il “marcio su Roma” e tutto il Monte dei Paschi? Si sono incarnati in realtà, in una loro vita pre­cedente, in Sicilia. E il re della Sicilia è il Gattopardo.

Che forma assumerà, questa volta, in Italia? Il Gattopardo non è mai in malafede: accetta serenamente il potere, dovu­togli per destino: nel mondo, non cambia niente. Neanche la rab­bia, ciclica, dei viddani che agitano rabbiosi forconi sotto al palazzo gli fa paura: è una rabbia dovuta, un giusto sfo­go.

Questa meccanica semplice, quaggiù in Sicilia ha funzionato per circa duemila e cinquecento anni. Nel rimanente d’Italia arriva ora. Speriamo che duri solo qualche secolo e basta.

Noialtri, tuttavia – i pochi ad osare vivere, a guardare negli occhi i gattopardi – abbiamo avuto un dono grandissimo, la dignità. Fin troppo presto imparammo che non sono le strategie a salvarci, le abili manovre, i giochi; ma semplicemente il tener duro, il non riconoscere le baronìe, a costo di passare la vita angariati e braccati su per i monti. Abbiamo molte storie così. Per questo, tutto sommato, siamo rimasti vivi.

Sarà un anno difficile, con molte carte da giocare per i baroni e per noi viddani. Loro non dimenticano mai di essere baroni. Noi non dobbiamo dimenticare, neanche per un momento, che siamo giusto l’opposto. Tutto il resto, si vedrà.

Saluti dalla Sicilia (da Roma o da Catania, fa lo stesso).

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