San Berillo: al consiglio comunale si chiede la convocazione di un tavolo tecnico

L’assessore Di Salvo dalla parte dei privati che ristrutturano

Palazzo degli elefanti, il consiglio comunale viene finalmente convocato. Dieci dicembre ore 18.30 il numero dei presenti è sufficiente, si apre al pubblico.

Le forze dell’ordine circondano il portone, superate queste, bisogna registrarsi per ricevere il pass, ma tutto questo non risulta essere abbastanza. Prima di giungere sulla corte interna si viene perquisiti meticolosamente, borse e zaini, anche addosso. Il regolamento prevede tutto ciò?

In questa seduta si parlerà della situazione di emergenza in cui versa il quartiere di San Berillo dopo il crollo dell’edificio in via Pistone che ha comportato la chiusura di diverse strade e la messa in sicurezza di alcuni immobili.

Sono presenti diverse associazioni e comitati cittadini che hanno protocollato un documento in cui chiedono di partecipare attivamente alle decisioni che verranno prese: loro San Berillo lo vivono, ci vivono.

Nella sala del consiglio, tra gli assessori e i consiglieri c’è un clima di rilassatezza, alcuni chiacchierano tra di loro, qualcuno parla al cellulare, qualcun altro se ne va per poi ritornare. Tutto questo mentre sono in corso gli interventi.

Tutti, sia nella maggioranza che nell’opposizione, concordano nel dire che Catania versa in condizioni disastrose. E molti sono coloro che sottolineano l’urgenza di convocare dei consigli straordinari. E il consiglio comunale ordinario invece? Quello odierno è stato rimandato negli ultimi mesi circa dodici volte di seguito perché non c’è mai stato un numero sufficiente di presenti.

Interviene il consigliere Notabartolo: “È necessario fronteggiare la dimensione di degrado che sta vivendo il quartiere di San Berillo che, se invece venisse riqualificato, sarebbe in grado di apportare dei benefici notevoli alla città” e sottolinea come la politica urbanistica adottata sino ad oggi sia stata schizofrenica, a tal punto che si è arrivati a delegare la regione. Dopodiché chiede, rivolgendosi all’assessore all’urbanistica Salvo Di Salvo, se c’è la disponibilità da parte dell’amministrazione di creare un tavolo tecnico che si prefigga di rilanciare il quartiere.

L’assessore Di Salvo replica: “Il mio è sempre stato un approccio di dialogo e di confronto verso i cittadini. La stessa Fabbrica del Decoro lo dimostra: attraverso questa iniziativa ci si incontra con centoventiquattro associazioni ogni mese per discutere delle problematiche della città. Con i membri del Comitato e di altre associazioni di San Berillo il dialogo non è mai mancato” – E comincia a snocciolare una serie di date, per almeno cinque minuti, citando gli incontri che ha avuto con loro nell’arco del tempo – “Persino su WhatsApp a qualsiasi ora sono stato disponibile!”.

Qualcuno nell’uditorio bisbiglia che sono stati tutti incontri precedenti al crollo dell’edificio in via Pistone. L’intervento di Di Salvo procede: “La verità è una: se c’è degrado edilizio a San Berillo è perché lo vogliono i proprietari delle case. Non si possono accusare l’hotel Romano House o il Casta Diva che invece hanno fatto degli interventi di ristrutturazione! E non possiamo neanche trascurare un problema serio che è quello sociale, la gente non vuole andare ad abitarci a San Berillo!” – L’assessore allude ma non spiega il perché –. Conclude dicendo che il tavolo tecnico non verrà negato, neanche la partecipazione alle associazioni, ma le decisioni finali spetteranno all’amministrazione.

Chiediamo a Roberto Ferlito, presidente del Comitato San Berillo, cosa pensi di queste dichiarazioni: “È vero: questi incontri ci sono stati e abbiamo parlato di tanti ipotetici progetti e iniziative da fare, dopo il crollo si è presentata l’urgenza di concretizzare. L’amministrazione avrebbe potuto chiedere la messa in sicurezza delle case ai proprietari e non l’ha mai fatto. Due stessi edifici di proprietà del comune sono abbandonati da più di trent’anni”.

Ma è vero che la gente non vuole abitare a San Berillo? Ferlito non si scompone: “Evidentemente l’assessore si riferisce a determinate classi sociali, quella borghese o i ‘nobili catanesi’ che non ci abiterebbero! Ci sono tante famiglie che negli anni hanno chiesto di voler abitare nel quartiere ma non c’erano case abitabili”.

 

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