giovedì, Giugno 13, 2024
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Quattro domande ai nostri amici

Usciamo da vent’anni di domi­nio assoluto degli imprenditori. Sot­to nomi diver­si, la musica è sta­ta questa. Il risultato s’è visto. Davvero basta cambiare un nome? Perché nessuno ha proposto – come sarebbe stato norma­le nella repubblica – di nazionalizzare la Fiat alle prime avvisaglie del suo (perché di ciò s’è trattato) colpo di stato? C’è’ stato un golpe sociale, e nessuno s’è oppo­sto.

Abbiamo perso più di cento compagni, giornalisti e giudici, quaggiù in Sicilia, combattendo la mafia. Perché la provincia di Reggio – per dirne una – è ancora in mano ai mafiosi? Perché i soldati a Kabul e non, come sarebbe logico, a liberare Reggio dall’occupazione mafiosa?

Calvi, Sindona, Banco Ambrosiano, Ior. Il capitale mafioso, vent’anni fa, si stava inserendo bene nel sistema. Adesso l’ha praticamente conquistato. Perché abbia­mo ancora il segreto bancario? Perché Bo­ris Giuliano, se tornasse ora, non dovreb­be essere ancora autorizzato a leggere i conti bancari, a fare indagini vere e non da disperato?

Non sono domande difficili, come vede­te. Eppure nessuno le fa. Certo, non per malafede. Ma si parla d’altro.

E’ dubbio che, come Italia, siamo anco­ra in grado (ormai siamo troppo piccoli per farlo) di risolvere i problemi economi­ci che ci stanno strozzando. E che si chia­mano, essenzialmente, deregulation e de­localizzazione. Riuscivamo a fatica, trent’anni fa, a tenere a bada gli allora poteri economici di medie dimensioni.

Adesso è del tutto impossibile. Ogni sin­gola multinazionale (e la Fiat fra queste) da sola ha già un potere superiore a quella di una piccola Nazione come la nostra. La soluzione è in Europa. Ma l’Europa è quel­la che ci bastona più di tutti, perché abbia­mo permesso che diventasse, essa stessa, una multinazionale.

Perché la parola Europa è quasi total­mente estranea a queste elezioni? E’ pre­sente come spauracchio, come oscura po­tenza da propiziarsi o da maledire, ma non come quello che è, cioè il nostro Paese, che tocca a noi cittadini di governare?

Governare l’Europa – e si può, visto che nelle principali regioni (Francia, Germania e Italia) ormai la maggioranza è, o sta per essere, democratica e civile – significa go­vernare le banche, togliere gli artigli all’oligarchia. Ogni altra strada è illusoria, è come vincere le elezioni a Modena men­tre Scelba e Tambroni governano indistur­bati il resto del Paese.

L’Europa non era nata così, non con le banche. L’Europa, da Mazzini in poi, era nata come una cosa di sinistra. Un’Europa dei popoli, si diceva. E’ tempo di riprende­re quest’idea. L’Europa come Unione euro­pea non esiste più. Può nascere ricomin­ciando da zero, dai primi paesi storici (Francia, Italia, Germania, Benelux) che stavolta, sull’onda del cambiamento eletto­rale, po­trebbero anche pensare – per disar­mare le banche e salvarsi dalla crisi – a qualcosa di molto più radicale che un’unione mone­taria.

Non è lasciare l’euro la soluzione, ma cambiargli il padrone. Nessuno lo può fare da solo, ma si può fare benissimo tutti in­sieme. Questo sarebbe potuto essere il tema portante di questa campagna elettorale. Ma siamo ormai troppo deboli culturalmente – almeno la classe politica – per guardare al di là del nostro naso. Ci rassegniamo ai poteri, o ci “ribelliamo” urlando. Invece potremmo travolgerli, tranquillamente.

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