Il Dna di Tangentopoli

C’è una forte tendenza a collocare la data di nascita della corruzione, in Ita­lia, al 1992. Vent’anni fa, quando l’inchiesta di “Mani pulite” fece esplo­dere lo scandalo di una corruzione così radicata nella politica, nell’amministra­zione e nell’imprenditoria da costrin­gerci a coniare una nuova parola (cor­ruzione “sistemica”) per poterne delineare l’ampiezza e le implicazioni.
Ma anche prima di Tangentopoli ci sono stati, in Italia, gravissimi scandali ricollegabili a fenomeni di corruzione diffusa: Italcasse, fondi neri IRI, Loc­kheed, babane e petroli, Teardo, Zampi­ni, Longo e Nicolazzi.
Dunque, la corruzione è una triste realtà del nostro Paese, si potrebbe dire da sempre. Ma ancor più triste è un’altra realtà: la costante assenza di robusti e significativi interventi di contrasto della corruzione dilagante – sia prima sia dopo Tangentopoli – sul piano legislativo come su quello dei controlli (amministrativi e sociali, cioè dell’informazione). E così, nel terzo millennio, nell’anno di grazia 2012, sia­mo ancora a discutere se dotarci o meno di una legge contro la corruzio­ne.
Per superare i ricatti e i veti incro­ciati delle diverse componenti della “maggioranza”, il governo Monti è sta­to costretto a mettere la fiducia al Se­nato su di un progetto che ora andrà alla Camera per la seconda lettura. In­tanto però risulta evidente che il testo votato al Senato per alcuni decisivi pro­fili costituisce – incredibile ma vero! – un sostanziale arretramento.
Oggi esiste un solo reato di concus­sione. Nella nuova legge la conclusio­ne si sdoppia, essendo previste la concus­sione per “costrizione” e quella per “in­duzione”. Per la prima le vecchie pene sono leggermente aumentate e la pre­scrizione rimane di 15 anni. Per la se­conda invece sono previste pene dai 3 agli 8 anni che comportano una prescri­zione ridotta a 10 anni.
Ora, statisticamente la concussione per “induzione” è di gran lunga la più frequente, per cui c’è il rischio – quasi la certezza – che in futuro si lavori a vuoto, mentre per il passato (essendo la nuova norma retroattiva) potrebbero ri­sultare di fatto cancellati moltissimi processi, fra cui alcuni “celebri”, come quello Penati o quello Ruby-Berlusconi.
Tanto premesso, è evidente che la nuova norma è incoerente: mentre si dice di voler combattere la corruzione, di fatto la si favorisce. Tanto più che mentre si abbassa la prescrizione, nella concussione per “induzione” è punita anche la “vittima”, che perciò sarà por­tata a starsene zitta per una inevitabile solidarietà con il concussore. E dire che l’Europa da sempre ci rimprovera dura­mente per le troppe prescrizioni.
Che almeno si abbia il pudore di non dire – in questo caso – che è l’Europa a chiedercelo. Cosi come avrebbe poco a che fare col pudore negare che si è per­sa una grande occasione per reintrodur­re nel nostro sistema una norma di ci­viltà, quella che punisce il falso in bi­lancio: posto che esso serve a costituire quei fondi neri che sono appunto l’anti­camera della corruzione.

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