Quando Il Male incontra I Siciliani giovani - I Siciliani Giovani

Quando Il Male incontra I Siciliani giovani

«Eravamo orfani di un giornale di satira diretto da chi la fa. E siamo tornati per raccontare questa Italia, senza limiti di nessun tipo, senza censure». Parola di Vauro e Vincino

“Stanno per arrivare”, dice Maya del “Male”. Siamo nella stanza, un po’ buia, nascosta fra i palazzi del centro storico di Roma e provvisoria sede del mensile di satira, politica e attualità, rifondato trent’anni dopo il primo numero da Vincenzo “Vincino” Gallo, Vauro Senesi e Lillo Venezia. Quando arrivano, Vauro e Vincino, l’atmosfera si fa subito scanzonata. E così i “Siciliani giovani” incontrano “Il Male”. Un doppio ritorno e una conoscenza che passa attraverso alcune coincidenze.
“Oh, sia chiaro eh” – Vincino dixit – noi non vogliamo rifare il vecchio Male?! “No, no, sia chiaro, nemmeno noi “I Siciliani”, rispondiamo”. E allora perché siete tornati, com’è nata l’idea di far nascere il mensile? «L’idea non è mai morta – fa Vauro – l’abbiamo sempre coltivata è stata una lunga gravidanza. E mi sembra che il pupo goda di ottima salute!». «Eravamo orfani di un giornale di satira da tanto tempo, diretto dagli autori – commenta Vincino. E l’abbiamo fatto. Per raccontare questa Italia, con il disegno, senza limiti di nessun genere o censure preventive».
A sentirli parlare non sembra di vivere nel paese in i giornalisti occupano le redazioni che stanno per chiudere (Occupy Liberazione) e Soru vuol scaricare L’Unità.
Vincino, fumettista siciliano, incalza: «C’è sempre stato lo spazio per una rivista di satira in Italia, poi è chiaro che quello spazio bisogna saperlo gestire. Noi ci conquistiamo la nostra vita ogni settimana in edicola, ma: non vogliamo dipendere da nessuno. Nemmeno dai lettori!».
Come, nemmeno dai lettori? «No – prosegue Vauro – questo non è un giornale ruffiano, nemmeno con loro. Sappiamo che pubblichiamo cose che ad alcuni possono suscitare fastidio (negli ultimi due numeri, effettivamente …) ma la missione della satira è questa: raccontare il Paese con un linguaggio non convenzionale, non conformista. Stiamo vivendo un periodo fortemente appiattito. C’è un Salvatore della Patria e non va disturbato: insomma, non parlate al conducente. La politica si è nascosta dietro questo governo di tecnici, che tecnici non sono perché fanno scelte politiche, come ogni altro governo».
Titoletto
Il semplice fatto di avere un presidente del Consiglio che non tocca tette e culi ci fa stare tranquilli. «Ma in cambio tocca le pensioni! – fa Vauro». La satira guarda prima al potere, spiegano. E dopo al resto.
Sono i giorni della tragedia della Concordia. «Siamo stati declassati di nuovo – fa Vincino – lo sai?». No, rispondo. «Eh, dopo le tre B, abbiamo le tre C, Costa Concordia Crociere». Questa la fai per il prossimo numero, rilancia Vauro. «Si, si la faccio e va bene, la faccio». Bene, abbiamo un’anteprima. Ma parlare del naufragio così? «In molti diranno che è di cattivo gusto ma noi dobbiamo avere il coraggio del cattivo gusto. Tanto più se il cattivo gusto è di chi i morti li fa e non di chi li racconta». Schettino?
«No, vedi. Il punto è che in questi giorni hanno dato tutti addosso al comandante; prima avevamo quel Berlusconi, oggi Schettino con cui prendercela. Ora la colpa è tutta sua. Ma la verità è che il 95% dei dirigenti di questo Paese ha le caratteristiche che sono state attribuite in queste ore al comandante della Concordia».
E di questo non ne parliamo quasi mai. O meglio se n’è parlato poco ma negli ultimi vent’anni ma qualcosa sta cambiando. Il web è un flusso continuo di inchieste, informazioni, scoop e citizen journalism. Sono in edicola nuovi giornali come il “Fatto”, siete tornati voi. Siamo tornati, nel nostro piccolo, noi “Siciliani giovani”. Che succede nel giornalismo?
Titoletto
«C’è un bisogno di informazione, anche di satira, che comincia a rappresentare anche se stesso. Se viene riscoperto il gusto di raccontare, ne vedremo delle belle – sorride Vauro». «E’ vero c’è la crisi dell’editoria – continua Vincino – ma se tu racconti le cose, se fai inchieste, se vai a fondo, il lettore ti segue e le cose possono cambiare. Vedi il caso Malinconico: quelle intercettazioni erano nelle mani dei giornalisti da due anni ma c’è voluto u n giornale senza fondi pubblici per pubblicarle e far dimettere colui che era a capo dei fondi all’editoria».
Vincino e Vauro hanno raccontato anche di mafia e di guerre, che poi (dice Vauro) “sono la stessa cosa” e sono stati militanti di Lotta continua.
Mettiamo il naso nel passato: è andata com’è andata, va bene… ma cosa manca oggi degli anni di Lc?
Vincino: «Fare politica per passione». «Concordo – chiosa Vauro – allora eravamo appassionati. Credo oggi manchi anche un po’ la fantasia. In quegli anni riuscivamo a immaginare una società diversa e cercavamo di costruirla. Oggi la politica è una riunione di condominio, gestita da un pessimo amministratore. Non c’è nessun sforzo di pensare che possa esistere una società diversa da quella che c’è. Quando invece è possibile». Fantasia e passione.
Suona un po’ come l’augurio del “Male” ai “Siciliani giovani”. Noi ce lo prendiamo, non si sa mai.

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