Processo Maniaci: il terzo uomo

Chi ha fatto sparire la voce fuori campo dal video contro Maniaci?

Un uomo ha visto con i suoi occhi Pino Maniaci nei panni di presunto – ma a questo punto platealmente innocente – “estortore”. È quanto emerge dalla testimonianza di Francesco Di Gesù, perito informatico di parte sentito all’udienza dello scorso 25 febbraio presso il tribunale di Palermo, dove il giornalista di Telejato è chiamato a rispondere di estorsione.

Il consulente ha commentato le anomalie riscontrate nel video in cui si vedeva Maniaci prendere soldi dal sindaco di Borgetto Gioacchino De Luca, mettendo a confronto il filmato con quello estratto dagli atti processuali, cioè l’originale. Interrogato dalla difesa di Maniaci, rappresentata dagli avvocati Antonio Ingroia e Bartolo Parrino, Di Gesù ha spiegato che probabilmente sono state separate alcune tracce video dalla traccia audio, perché “ritroviamo delle frasi che si trovano nel video integrale in una certa posizione, quando ci sono tre persone all’interno della stanza. Quelle frasi – spiega – nel video fornito dai media le ritroviamo quando nella stanza ci sono solamente due persone”.

Come mai? Una manipolazione? C’è un altro particolare, ancora più curioso: la presenza di una terza persona nel video originale, che invece scompare nel video che è stato reso pubblico. Questo terzo uomo, di cui non si sa nulla, secondo il perito informatico “sta qualche minuto, ascolta la conversazione e poi esce dall’inquadratura ma non sappiamo se esce dalla stanza”, perché, come ha chiarito l’informatico rispondendo alle domande dell’avvocato Ingroia, “si sente la porta che si apre quando lui entra in campo ma non si sente la porta che si chiude quando lui esce dal campo”. Dunque si può ipotizzare “che sia rimasto nella stanza ma fuori dall’inquadratura e che abbia assistito a tutta la conversazione”. A quella famosa conversazione tra Maniaci e il sindaco De Luca, la stessa che troviamo nel “video manipolato”, in cui il terzo uomo, però, è stato clamorosamente tagliato. E se avesse assistito alla presunta “estorsione”? Perché Maniaci avrebbe dovuto “taglieggiare” il primo cittadino in presenza di un terzo testimone? Probabilmente perché quella non era affatto un’estorsione ma il pagamento di una pubblicità fatta al negozio della moglie di De Luca, e mandata in onda sull’emittente Telejato. Pagamento comprensivo di Iva e giustificato, dalla difesa, con regolare fattura.

Ma quello del terzo uomo non sarebbe l’unico caso di scomparsa. Sembra difatti sparire, stavolta dal video originale, anche una frase che invece è presente nel “video manipolato”, quella pronunciata dal Sindaco quando consegna i soldi a Maniaci: “Così levi un po’ di merda”. In realtà, ha rivelato Di Gesù, “questa frase non si sente” nel filmato originale. Insomma, non si può non dedurre che chi ha messo in atto questa manipolazione ha tentato disperatamente di alterare la realtà dei fatti per mettere in cattiva luce l’immagine di Maniaci. Un meccanismo che oggi viene smontato pezzo dopo pezzo dalle dichiarazioni dei teste che via via vengono interrogati in aula. Come nel caso dei carabinieri Genco e Tumminia, sentiti sempre il 25 febbraio: anche loro, come aveva già fatto qualche mese fa un brigadiere dell’arma, hanno dichiarato che Pino Maniaci non ha mai fatto né minacce né estorsioni ma che, al contrario, ha subito intimidazioni da parte dei mafiosi del territorio.

Ma il colpo di scena arriva quando viene raccontata la visita dell’ex giudice Silvana Saguto presso la caserma dei carabinieri di Partinico, prima che fosse reso noto il caso Maniaci e nello stesso periodo in cui, ancora presidente delle misure di prevenzione del tribunale, lei stessa era sotto indagine. “Sappiamo dalle intercettazioni che lei voleva sollecitare le indagini contro Pino Maniaci”, hanno detto gli avvocati Ingroia e Parrino, facendo riferimento alle intercettazioni che proprio recentemente sono state mandate in onda sul programma Le Iene, in un servizio di Matteo Viviani in cui si ricostruiva il caso Saguto e il processo Maniaci. “Se questi si spicciassero a fare le indagini che stanno facendo – diceva l’ex giudice al telefono – noi non avremmo bisogno di fare niente. Se quei coglioni della procura indagassero su Maniaci l’avrebbero già arrestato. Quello che non capisco è per quale ragione ancora nessuno si muove contro questo stronzo di Telejato“.

È questo, dunque, il motivo della sua visita alla caserma di Partinico? Dovrà spiegarlo alla prossima udienza del 17 marzo, quando la signora, radiata dalla magistratura dopo il rinvio a giudizio nel processo che la vede imputata a Caltanissetta, sarà chiamata a testimoniare.

Gli avvocati della difesa, Antonio Ingroia e Bartolo Parrino, hanno inoltre citato anche il colonnello Rosolino Nasca, anche lui sotto processo a Caltanissetta. E, dato che l’istruttoria dibattimentale sta per concludersi, forse possiamo già anticipare il finale di questo “film” surreale. Anzi no, perché come ogni trama che si rispetti, dev’essere inaspettato.

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