“Paura non ce n’è”

Il rogo del furgone dei Briganti e il coraggio di andare avanti

A Catania, nel quartiere di Librino, in un vecchio impianto sportivo costruito per le Universiadi del 1997 ma mai inaugurato, si gioca a rugby, si sta insieme, ci si prova a dare un futuro migliore. Alternativo alla mafia, alternativo al razzismo. Ma bisogna combattere contro i furti, gli atti vandalici, gli incendi. Ieri il furgone della squadra è andato a fuoco, alla vigilia del 25 aprile un furto che ha privato il Campo San Teodoro di tutte le apparecchiature costose.

Dopo l’incendio della Club House a gennaio 2018 sono stati tanti gli atti vandalici e i furti che abbiamo subito. Una volta si sono persino calati con le corde dagli altissimi finestroni della palestra, giusto per rubare qualche spicciolo del bar e qualche gadget della squadra”. Salvo Cantarella, dirigente della società sportiva I Briganti Rugby di Librino, è orgoglioso del percorso della squadra, della comunità che si è creata intorno al campo di rugby e appare certo che tutte queste azioni sono state possibili anche a causa dell’assenza dal campo. Gli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria. “Il Campo San Teodoro è la nostra casa. Noi veniamo qui per giocare, per allenarci ma anche per stare insieme, mangiare insieme. Da un po’ questo non è più possibile e c’è chi si sta approfittando della nostra assenza. Lo scorso 24 aprile ci siamo accorti dello scasso della porta blindata. Si sono portati via il defibrillatore, che per noi è importantissimo, ma pure la piastra per i panini, l’idropulitrice per gli spogliatoi e persino dei cavi elettrici avanzati dai lavori”. “Atti intimidatori? Non lo so. Certo sono atti di delinquenti. C’è chi vuole fare danno ma non per forza per un motivo. Non abbiamo avuto minacce ma certamente a qualcuno diamo fastidio. Questo è un quartiere malfamato, noi proviamo a dare un’alternativa pulita”. Il rogo del furgone utilizzato dalla squadra per le trasferte e gli allenamenti fuori dal campo, ancora in manutenzione, è un gesto più inquietante di altri. “I vigili del fuoco non ci hanno detto nemmeno se è doloso o no, ma è impossibile l’autocombustione, che nel furgone non c’era nemmeno la batteria. Ma non sappiamo chi può essere stato, non sappiamo perché lo hanno fatto”. Non è difficile immaginarlo però, il perché.

Gli attacchi ai Briganti somigliano tanto agli attacchi alle scuole del quartiere, razziate e saccheggiate di continuo. In fondo sono uguali avamposti di socialità, di giustizia sociale, di futuro.

Si può fare tanto per sostenere i Briganti. C’è la raccolta fondi un fiore per i briganti, ma serve soprattutto esserci, venire al San Teodoro, dare un contributo fisico, aiutarci nelle cose da fare, tornare a far rivivere il campo”. A tal proposito l’appuntamento è per sabato mattina.

Ma vi sentite adesso in pericolo? Le vostre famiglie sono preoccupate? Ci sono state defezioni, qualcuno ha paura di venire al Campo? Salvo Cantarella risponde con serenità e con una emozionante determinazione. “No. Nei momenti di difficoltà le nostre famiglie ci sono state accanto, ci hanno dato coraggio. Sono venute a pulire, a spazzare la cenere, a sistemare quello che avevano distrutto. Noi andiamo avanti. Qua paura non ce n’è. Qua paura non ce n’è mai stata”.

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