Neomelodici

A Catania la presentazione delle inchieste sui rapporti con la mafia.

Mercoledì 11 agosto al Gapa, in via Cordai 47 a Catania la presentazione delle inchieste di Fanpage.it e Meridionews sul mondo della musica neomelodica.

Nei quartieri popolari delle città del sud si canta la musica “napoletana”, il “neomelodico”. Un genere seguito da centinaia di migliaia di persone e che vive sommerso, che solo raramente approda nei canali mainstream. Non sottocultura ma cultura, musica, svago, divertimento.

Che tuttavia troppo spesso diventa strumento di propaganda per le organizzazioni criminali mafiose.

Un mondo di chiaro-scuri popolato da affiliati ai clan, parenti di boss e tanta gente che con la mafia non c’entra proprio nulla e nulla vuole entrarci. La musica neomelodica racconta di vite e di amori ma anche del potere dei boss, della bontà della malavita, della “cattiveria” dei collaboratori di giustizia. La mafia usa spesso la musica neomelodica come strumento per consolidare e accrescere il suo consenso sociale.

Scrive la Direzione investigativa antimafia: “Proprio il dato relativo alla crisi socio-economica della Regione, induce a riflettere in ordine alla potenziale attrattiva che le consorterie di ‘ndrangheta sono in grado di suscitare sulle nuove leve, così come emerso da recenti indagini di polizia . La ‘ndrangheta, infatti, sembra continuare a far leva sul bisogno di lavoro delle nuove generazioni anche per consolidare il controllo del tessuto socio-economico, offrendosi come sistema istituzionale alternativo. Non bisogna, pertanto, trascurare qualsivoglia iniziativa utile a far comprendere alle nuove generazioni quanto il sistema mafioso annulli ogni possibilità di sviluppo della società, favorendo, di contro, il benessere di pochi. Appare emblematico, in proposito, il lancio, nel febbraio 2019, sui canali Youtube di un video musicale del genere trap, interpretato da un giovane del reggino inneggiante alla supremazia della ‘ndrangheta sul territorio calabrese”.

“Si segnala un ulteriore brano musicale lanciato nel mese di marzo 2019, sempre sui canali Youtube, del genere neomelodico napoletano, dedicato ai detenuti del citato processo “Aemilia” (nei cui confronti viene espressa solidarietà), contenente attacchi alle dichiarazioni dei pentiti. Il video in questione, ricco di immagini di repertorio relative sia all’operazione svolta dai Carabinieri – con tanto di logo istituzionale – che alle diverse fasi processuali, è stato dopo pochi giorni rimosso dalla suddetta piattaforma social”.

A comandare sono sempre i soldi. Spesso soldi sporchi. E per comprendere la relazione tra mafia e musica neomelodica, come al solito, bisogna seguire i soldi. Quali sono le prospettive lavorative di un ragazzo che nella propria città vuole fare il cantante? Ecco la musica neomelodica è quella che paga. E chi paga la musica neomelodica?

Di musica e di mafia si discuterà l’11 dicembre a Catania, dalle ore 18 al GAPA, in via Cordai 47, nel cuore del quartiere di San Cristoforo, capitale del neomelodico. Qui l’evento facebook.

Verranno presentate le inchieste sulle relazioni tra mafia e musica neomelodica realizzate da Fanpage.it e Meridionews. Fanpage.it con Camorra Enterteinment, partendo dal matrimonio tra il cantante Tony Colombo e Tina Rispoli, vedova di un boss di Camorra, per descrivere i meccanismi del mercato del neomelodico. Meridionews con Catania canta Napoli e altre inchieste affronta incece le relazioni tra neomelodico catanese e criminalità organizzata.

L’iniziativa fortemente voluta da I Siciliani giovani, vuole anche essere una risposta collettiva alle minacce subite dalla giornalista Luisa Santangelo e dalla redazione di Meridionews proprio in seguito alle loro inchieste.

Scrive la Direzione investigativa antimafia: “Il 3 gennaio 2018 sono giunte esplicite minacce, tramite un social network, al direttore responsabile di una testata giornalistica online. I firmatari delle invettive sono soggetti, legati al mondo dello spettacolo, gravati da precedenti di polizia e reati in materia di stupefacenti commessi anche per conto del clan CAPPELLO-BONACCORSI”.

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