Il teatro non è un’industria che produce soldi, ma cultura.

“Nessuno fino ad ora ha avuto la volontà di investire sul teatro. Questa dovrebbe essere la più grande risorsa della Regione” racconta Mauro, attualmente tecnico di palcoscenico per il Bellini, si occupa di montaggio e movimentazione delle scenografie.

Il teatro Bellini sta attraversando una profonda crisi da anni ormai, il tunnel sembra non finire più: “Noi abbiamo avuto nel 1986 politici rivoluzionari- dice Mauro- che avevano deciso di far rivivere il teatro, dalla gestione privata e comunale, poi nell’86 è diventato ente regionale con un bel finanziamento. Invece, ora, dopo neanche trentatrè anni, questo teatro sembra una palla al piede per molti.”

“Il debito di milioni di euro è dovuto alla mancata retribuzione del personale, perciò qualcuno ha pensato di fare un decreto ingiuntivo che ha portato a contenziosi legali. L’inadeguata gestione a cui si è riferito Musumeci a novembre è dovuta a questi problemi, ma il sovraintendente non c’entra. Non si può organizzare una programmazione di tredici milioni se hai otto milioni e nove per l’anno prossimo. I fondi ci vengono dati a singhiozzo e gli artisti scelgono di non venire qui a Catania. Prima otteniamo una semestralità e dopo aver presentato i bilanci ti danno l’ok per la seconda semestralità. Nel 2007 la Regione ci consegnava ventuno milioni e trecento, nel 2016 ha dimezzato la somma raggiungendo i dodici milioni e quattrocento trentacinque” spiega Mauro con angoscia, dalle mani callose si capisce che è un buon lavoratore.

 “La cosa che mi fa arrabbiare è che all’estero continua il boom dell’opera lirica, il sultano dell’Oman ha costruito un teatro perché ama la lirica, ha speso ottocento milioni” racconta Antonella, con voce profonda da buona cantante lirica. “La Germania invece è la nazione che stanzia di più a livello teatrale. In Inghilterra c’è il theaterland, una zona piena di teatri e fanno due spettacoli al giorno da decenni, come “Cats”, che viene prenotato mesi prima dagli spettatori. È un paradosso: siamo noi gli inventori della lirica, se non cambia questa gestione della decente mediocrità, come la chiamo io, non andremo da nessuna parte” spiega Antonella affranta.

“Sono stato in Oriente ultimamente, in Cina si sta investendo molto sulla cultura. I cinesi desiderano esporre il marchio italiano, come il teatro Bellini di Catania o il Verdi di Trieste, perché si attira un sacco di gente -dice Mauro- c’è sempre il pensiero che questa debba essere un’industria che produce soldi. Noi non possiamo produrre soldi, noi produciamo cultura, è diverso. La scuola non produce soldi, ma bisogna investirci per chiarire che al mondo non esistono solo persone come Salvini, l’ignoranza si deve combattere.”

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