Il Pride più grande di sempre

Catania inondata dall’arcobaleno antifascista e dei diritti civili.

Un fiume coloratissimo e allegro di gente ha inondato Catania sabato pomeriggio per il Pride, la manifestazione del movimento lesbico, gay, bisessuale, transessuale, queer, intersessuale. A cinquant’anni esatti dai moti di Stonewall. Una partecipazione oltre ogni aspettativa, difficile da quantificare. Il corteo partito da piazza Cavour alle sei del pomeriggio ha raggiunto verso le otto di sera piazza Università, talmente piena che molti manifestanti non sono riusciti fare ingresso in piazza. Mai nella storia della città di Catania così tante persone hanno partecipato a un gay pride.

È iniziato tutto qualche mese fa, dall’intuizione di Arcigay di allargare l’organizzazione del Pride a tutte le associazioni e a tutti i movimenti del territorio, costruendo un comitato plurale per l’organizzazione dell’evento. In tanti si sono aggregati, con serietà, con entusiasmo, con responsabilità. L’associazione Queers, I Sentinelli, il Centro Popolare Colapesce, l’associazione Volver e tanti altri soggetti politici, sociali e singoli. È stato tutto un crescendo, dalle feste di autofinanziamento, alla “pride week” presso il cortile della Camera del Lavoro. Infine il giorno della grande manifestazione.

Sin dal primissimo pomeriggio piazza Cavour a Catania si è iniziata a riempire di ragazze e ragazzi. I più giovanissimi. Ognuno aveva un enorme sorriso stampato in volto e qualcosa di arcobaleno addosso: una stampa sul calzino, una borsa, una maglietta, una bandana, un cappello, un ombrello. Un modo per colorare la manifestazione ma soprattutto per identificarsi, per essere e sentirsi comunità: “siamo noi. Siamo noi quelli che oggi sfileranno in corteo. Guardateci, non abbiamo nulla da nascondere, non vogliamo più nasconderci! Sì, ci teniamo la mano, ci baciamo, ci amiamo, balliamo, cantiamo e se proprio lo volete sapere facciamo l’amore, amiamo il sesso e vogliamo essere liberi di farlo, non ci sentiamo in colpa, neanche un poco. Siamo qui, davanti a voi, e ci vestiamo come vogliamo, ci spogliamo come vogliamo: una maglietta di rete, un tutù rosa, un boa rosso. Siamo così e dovete farvene una ragione. Siamo libere e liberi”.

Migliaia di persone scese in piazza anche perché quest’anno era più importante esserci: troppi gli attacchi alle persone omosessuali, troppi gli attacchi alle loro famiglie, troppi i rischi di vedere cancellati diritti civili ormai acquisiti. Sono decine i cartelli contro Salvini e la Lega. Decine gli slogan per l’accoglienza e contro la chiusura dei porti. Bella Ciao risuona alla fine del corteo e dalla piazza Università gremita un lungo applauso accompagna la solidarietà a Carola Rakete, capitana della Sea Watch.

Dietro il camion che suona Madonna e Raffaella Carrà ci sono una marea di ragazze e ragazzi, una marea di storie diverse. Ci sono le vite felici di chi ha trovato sostegno, comprensione, accettazione, da parte della famiglia, degli amici, dei colleghi. Ci sono le vite a metà. Le vite di chi ancora oggi non può dire di essere fidanzato con un altro uomo, perché la famiglia non capirebbe, perché a lavoro potrebbero esserci problemi. Le vite di chi resiste all’omofobia e alla transfobia a casa, vittima dei propri genitori, dei propri fratelli. Le vite di chi ha subito la violenza e ora vive con la paura di poter essere picchiato, umiliato, annientato solo per il fatto di essere omosessuale.

È per questo che dietro lo scintillio e le canzoni della festa, il Pride conserva le sue serissime rivendicazioni: una legge contro l’omofobia e la transfobia, il matrimonio egualitario, un sistema sanitario attento alle persone transessuali, spazi protetti per le persone vittime di violenza, la reintroduzione dell’articolo 18 per impedire licenziamenti discriminatori. E ancora lo scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e la chiusura delle sedi delle organizzazioni che istigano all’odio razziale e omo-transfobico.

Infine c’è la questione della famiglia, dell’essere genitori. In migliaia sono scesi in piazza per vedere riconosciuto finalmente il diritto alle coppie omosessuali di poter avere legalmente figli, anche attraverso l’adozione. Un ragazzo alla fine del corteo, prende il microfono emozionato. “Io quando ho detto a mio padre e mia madre che ero diverso, che ero gay, ho ricevuto comprensione, approvazione. I miei genitori mi hanno sostenuto. Poi dopo un po’ di tempo mio padre mi è venuto a parlare e mi ha detto che l’unico motivo per cui mi avrebbe voluto eterosessuale era il fatto che avrei potuto regalargli la gioia di avere dei nipoti. Io ancora non ho risposto a mio padre. Ma vorrei che noi ottenessimo questo diritto, per poter finalmente rispondere a mio padre, e farlo felice”. Dalla piazza Università, strapiena di gente, si è levato un boato enorme e un lunghissimo applauso.

È stato il Pride più grande della storia della città di Catania, ha dato coraggio a tantissime e tantissimi. Un momento di orgoglio per la comunità. Una manifestazione favolosa.

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