Il passato non tace - I Siciliani Giovani

Il passato non tace

Il ministro degli interni Matteo Salvini non celebrerà il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo.

“Non andrò all’altare della patria per ricordare i partigiani. Non mi interessano le dispute tra i fascisti e comunisti, piuttosto, andrò a Corleone per liberarci da mafia, camorra e ‘ndrangheta, e lo farò accanto alle forze dell’ordine”.

 

Queste sono le dichiarazioni del ministro Salvini, che con questo atto vuole offuscare il valore della giornata del 25 aprile che ricorda il giorno in cui l’Italia fu liberata dai nazifascisti, con il sacrificio degli uomini e delle donne partigiani e partigiane.

Forse il ministro degli interni non sa che Corleone è sì il paese “simbolo” delle mafie, ma anche il paese di Placido Rizzotto.

Bene, tocca a noi ricordarglielo.

Placido Rizzotto, partigiano socialista, combattente nelle brigate Garibaldi. Segretario della camera del lavoro di Corleone, ucciso dalla mafia il 10 marzo 1948.

Ucciso perché organizzò le occupazioni delle terre incolte che appartenevano ai “cappeddi“.

La mafia di Corleone, comandata dal boss dottore Navarra proteggeva i padroni e opprimeva i braccianti agricoli, togliendo diritti e dignità.

Il giovane sindacalista Placido Rizzotto ebbe il coraggio di sfidare i mafiosi come aveva sfidato i fascisti da partigiano.

La mafia non esitò a ucciderlo per mano di Luciano Liggio, detto Lucianeddu u sciancatu, lo uccise a colpi di pistola e poi fu gettato in una foiba in aperta campagna.

Ci vollero molti anni per riconoscere i suoi resti e dargli una degna e giusta sepoltura.

Ci auguriamo che gli uomini, le donne, ma sopratutto i ragazzi e le ragazze di Corleone, il 25 aprile, quando il ministro si presenterà nel loro paese grideranno che questo luogo è un luogo di resistenza partigiana, oltre che quello di resistenza alla mafia.

Che ricordino, che i loro nonni e bisnonni contadini, con la banda in testa occuparono le terre innalzando le mille bandiere rosse, guidati dal partigiano Placido Rizzotto.

Perché, il passato, per quanto odioso, terribile e violento, non tace e prima o poi urla.

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