Gli straccetti di carne, non di carta

Gli effetti del virus colpiscono anche chi si occupa di rifiuti.

Il diciannove marzo i lavoratori della Geofor, azienda pisana che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, hanno manifestato nel piazzale davanti al magazzino di Navacchio: “Abbiamo timbrato regolarmente, ma non essendoci le condizioni minime per svolgere il servizio, non siamo usciti.”

“I lavoratori manifestavano perché mancava il minimo sindacale per la propria sicurezza: non c’era nessuna garanzia di tornare a casa senza qualche infezione, se c’è un sacco infetto anche il veicolo si infetta. Gli operai non devono pensare solo a sè stessi, ma anche alle proprie famiglie. Certo la sanità è al primo posto, ma il lavoro dei netturbini non è meno importante di altri” dice Sandro Giacomelli, coordinatore del Cobas lavoro privato di Pisa.

“Qualche giorno fa sono state presentate dalla Geofor mascherine che in realtà erano solo dei rettangoli di stoffa ad un solo strato, sono quelle che il governatore della Lombardia Fontana in un’intervista ha chiamato “straccetti”, le abbiamo viste anche in tv” afferma Giacomelli.

Il giorno dopo la protesta arrivano i risultati: “Ieri pomeriggio è ripreso il servizio perché sono arrivate mascherine chirurgiche, guanti mono uso, gel disinfettante e la possibilità di sanificare il mezzo di trasporto alla fine del servizio. È giusto che ci sale dopo, trova una cabina ben disinfettata. L’azienda dovrebbe garantire anche un servizio di lavanderia: le tute devono essere igienizzate per forza ogni giorno, qui si parla di rifiuti” spiega Giacomelli.

 “Lo Stato con il protocollo del quattordici marzo ha stabilito dei punti insufficienti per quanto riguarda la mia organizzazione perché le persone continuano a lavorare e forse non ci sono neanche le condizioni per poter star tranquilli. Ne emerge che: come lavoratore devo essere tutelato, ma all’azienda non importa più di tanto farlo” conclude Giacomelli.

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