Abruzzo, la trincea dei medici e i profitti dei privati

La diffusione del nuovo coronavirus e l’emergenza sanitaria ha svelato a chi non fosse ancora chiaro le condizioni della sanità pubblica in Italia: medici e infermieri e operatori socio-sanitari costretti a turni massacranti, mancanza di dispositivi di sicurezza (le ormai famose mascherine ma non solo), scarsi mezzi e mancanza di ospedali e posti letto.

Ce lo raccontano in queste settimane storie che arrivano da tutte le regioni diffondendo la sensazione che il virus è terribile ma che la minaccia più importante è che l’eroica resistenza negli ospedali possa non bastare o addirittura cedere. L’Abruzzo non è da meno con una sanità pubblica che negli ultimi dodici anni è stata tagliata a più non posso con sempre meno fondi e ospedali chiusi o ridimensionati come già abbiamo documentato in quest’articolo https://www.isiciliani.it/sanita-abruzzese-uscita-dal-commissariamento/#.XnILRaN7lMw del settembre 2016.

Sembrano passati secoli ma tutto è cominciato con un’alba estiva di 12 anni fa, quella del 14 luglio quando fu arrestato l’allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco. Esplose lo scandalo “sanitopoli” e in questi anni si sono celebrati processi che hanno travolto il PD di Del Turco e della sua giunta e coinvolto anche la precedente giunta regionale di centrodestra. Fatti accaduti in una regione dove dal 1992 di Tangentopoli all’anno scorso abbiamo avuto 7 giunte regionali, di destra e di centrosinistra, di cui ben 5 sono state coinvolte in inchieste giudiziarie, scandali, malaffare e intrallazzi con varie cricche.

Nel 2005 la sanità pubblica abruzzese aveva almeno 682 milioni di euro di debiti, dopo “sanitopoli” è partito un taglio massiccio e devastante di ospedali, cure e fondi. Alla fine dell’anno scorso erano rimasti oltre 80 milioni ma intanto migliaia e migliaia di cittadini si sono ritrovati fino a dover minacciare di incatenarsi davanti alla Regione, lanciare proteste eclatanti o ricorrere in tribunale per difendere il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione ma troppo spesso rimasto sulla carta. Mentre alle cliniche private, il cui rapporto di favore da parte della politica tra mazzette, clientelismo e lobbismo fu al centro dell’inchiesta della magistratura nel 2008, sono continuati favori e lauti finanziamenti. Questa è la Regione che si è ritrovata a fronteggiare l’emergenza coronavirus. E quanto sta accadendo si può facilmente immaginare.

I sindacati degli infermieri hanno denunciato la mancanza di mascherine e delle protezione per i sanitari, i posti letto sono sul filo dell’esaurimento, l’Usb ha definito la situazione drammatica un “pandemonio” dove comanda la regola del “si salvi chi può”. Quasi un bollettino di guerra con la mancanza di “una cabina di regia regionale capace di fornire disposizioni e DPI” e procedure “tese, nell’ambito della grave penuria esistente, al razionale utilizzo di mascherine, occhiali, cuffie, camici, guanti e calzari monouso”. L’Abruzzo tuona il sindacato di base sta pagando “le mille deficienze economiche e organizzative che hanno permesso la chiusura di ospedali, il depotenziamento della sanità nei territori, il decadere dell’efficienza del 118 e la riduzione dei posti letto” e nei due ospedali di Chieti (uno dei quattro capoluoghi di provincia!) “intere aree svuotate e smembrate (rubati infissi, cavi elettrici, divelti muri ecc.) sono ora solo il ricettacolo di immondizie”.

Una delle situazioni paradossale è dealle persone che vengono in contatto con chi è risultato positivo al test sul coronavirus. I cittadini vengono messi in quarantena in casa senza avere possibilità di contatti con nessuno al di fuori dei familiari conviventi, la violazione della quarantena è un reato penale, e la Asl quotidianamente li contatta con la “sorveglianza attiva”. Ma per l’emergenza della mancanza di personale un’ordinanza regionale recepita dalle stesse Asl obbliga a lavorare i medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari che hanno avuto contatti con persone risultate positive.

E solo nei giorni scorsi, settimane dopo l’inizio dell’emergenza, la Regione ha imposto alle foraggiatissime cliniche private di accogliere i pazienti ma solo quelli non affetti da Coronavirus. Non è pero chiaro se i ricoveri saranno gratuiti, come ci si aspetterebbe davanti ad un’emergenza gravissima come questa, o se la Regione pagherà il costo delle “rette”. Sarebbe la beffa finale: la sanità pubblica è stata devastate per colpe riconducibili ai fondi devoluti alla sanità privata e ora paga il costo del dramma in atto proprio in favore delle cliniche stesse.

 

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