Giovani: Telejato e Siciliani

Sembrava ci volessero zittire. Poveri illusi. Il bavaglio non ce lo siamo fatti mettere.

Sembrava che l’informazione vera, quella indipendente, quella libera, quella che si fa sul territorio, doves­se rimanere solo un bel ricordo. Invece no: l’informazione libera va avanti più forte di prima, la lotta per fare rimanere viva Tele­jato le ha solo dato una convinzione in più: se stiamo uniti, le battaglie, le possiamo vincere. Telejato e i Siciliani Giovani, da sempre vicine – nella storia, nei valori, nei fatti – si uniscono in nome dei giovani. Con lo switch off, che aumenta i canali a di­sposizione dell’emittente partinicese, nasce TeleJunior: una col­laborazione quotidiana tra i Siciliani Giovani e TeleJato.

Pino Maniaci: “Largo ai giovani, la menopausa incombe. Loro sono il presente e avranno spazi e mezzi per una scuola di gior­nalismo sul territorio che sarà il mezzo per l’informazione di strada, quella vera, dalla schiena dritta che racconterà fatti, non pugnette”.

Un canale completamente dedicato alle proposte dei giovani, gestito dalle due testate, che ci auguriamo possa diventare anche una scuola di giornalismo. Una scuola non convenzionale dove si imparerà a stare sulla notizia cavalcando il territorio. Un gior­nalismo che non dimentica le persone, ma è al loro servizio, che non teme di esporsi, che fa nomi e cognomi. Un modo di fare informazione che – come scrisse il Direttore un po’ di anni addietro – “se fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispen­sabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene conti­nuamente in allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante at­tenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”.

Fare un lavoro buono ma isolato non produce risultati. O me­glio, ne produce, ma solo nell’immediatezza: sono risultati che non durano nel tempo. Fare rete non è solo un motto, fare rete significa essere davvero insieme, nel confronto, nel lavoro, an­che nello “scazzo”.

La resistenza, che per noi significa proposta, costruzione e quindi vita, non è finita. Come ci disse Riccardo pochi giorni fa in un bar di Palermo: “La mia, di lotta, è appena cominciata”.

L’Italia è diventata un Paese triste, i giovani non parlano altro che di disoccupazione, cassa integrazione e sopravvivenza. È la stagione della rabbia, della frustrazione di non poter essere quel che si sogna. I sogni sono diventati un peso, non sono più un motivo di sollievo. La leggerezza ce la siamo dimenticati. Noi stiamo dicendo no a questo. Con tutta la forza di cui siamo capa­ci. Restiamo qui e lottiamo. A modo nostro, certo: facendo infor­mazione.

Un abbraccio fra due vecchi amici questo tra I Siciliani Gio­vani e Telejato, che da veri amici si sono sempre so­stenuti. Da questa pietra che abbiamo messo per terra, siamo certi, nascerà una casa solida, che avrà la porta sempre aperta.

Ci potete giurare.

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