G20 Amburgo – Liberi subito

Raccolta firme per i manifestanti ancora nel carcere di Billwereder

A più di due mesi dall’arresto di diversi manifestanti, Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio sono ancora nel carcere di Billwereder ad Amburgo, in attesa di essere processati. I reati a loro contestati riguardano la partecipazione alle manifestazioni contro il G20 tenutosi ad Amburgo dal 6 all’8 luglio scorsi.

Il sistema repressivo messo in campo dal governo tedesco in questi mesi e il silenzio attorno a questa vicenda ci spingono a lanciare un appello in solidarietà agli arrestati, per chiederne la liberazione immediata. Tra i primi firmatari dell’appello lo scrittore Erri De Luca, il fotografo Tano D’Amico, il fumettista Zero Calcare, il gruppo musicale Assalti Frontali, i rapper Murubutu e Kento, il cantante Jovine, gli attori Giovanni Scifoni e Franz Cantalupo, l’attrice Manuela Ventura.

Facciamo appello ad artisti, gruppi musicali, attori, registi, scrittori  e altre personalità a firmare questo appello, affinché non ci si dimentichi di chi da due mesi è in carcere ad Amburgo, subendo una stretta repressiva solo perché ha manifestato il proprio dissenso ai venti “potenti della terra”. Per aderire, inviare una mail a nog20liberi@gmail.com

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Appello per la liberazione degli arrestati ad Amburgo

Dal 6 all’8 luglio 2017, in concomitanza con il G20, centinaia di migliaia di persone provenienti da ogni parte d’Europa si sono riversate ad Amburgo per manifestare contro il vertice.

Prima e durante le manifestazioni contro il G20 si è verificata una stretta repressiva eccezionale. Il governo tedesco, per esempio, ha varato un provvedimento ad hoc in vista delle manifestazioni contro il G20 con cui ha inasprito la pena prevista per il reato di “attacco alla sovranità dello stato” (simile al nostro “oltraggio a pubblico ufficiale”), passando da una pena minima pari al pagamento di una multa alla detenzione in carcere. Inoltre, pochi giorni prima dell’inizio del vertice e delle proteste, oltre allo sgombero di un campeggio autorizzato per i manifestanti e alle perquisizioni di varie abitazioni, sedi associative e centri sociali in tutta la Germania, alcune persone sono state sottoposte a misure cautelari in via preventiva, perché considerate potenzialmente pericolose durante le giornate di mobilitazione. Infine, sono 20mila le unità, tra polizia ed esercito, con tanto di mitra e carri armati, utilizzate per gestire l’ordine pubblico. Migliaia gli arrestati e i fermi; nello specifico, ad oggi sono trentadue le persone tutt’ora in carcere ad Amburgo in attesa di processo. Più di duemila sono le indagini in corso. Ma il sistema repressivo messo in campo per il G20 non si è fermato a questo.

Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio si trovano da due mesi in carcere ad Amburgo. La loro richiesta di scarcerazione è stata rigettata più di un mese fa, dunque aspettano dietro le sbarre il processo, di cui non si sa ancora una data. Le accuse mosse nei confronti degli imputati si basano principalmente sulla testimonianza orale dei poliziotti. Ma un video della stessa polizia tedesca contraddice la testimonianza di un poliziotto alla base delle accuse mosse a Maria e Fabio, due ragazzi veneti: nel video si vede che i due ragazzi non hanno mai commesso gli atti di cui sono accusati dal poliziotto. Nonostante questo, Fabio è ancora in carcere in attesa del processo e Maria, sebbene da poco rilasciata, dovrà comunque subire un processo.

Il 28 agosto, alla fine del primo processo per i fatti del G20, un ragazzo olandese di ventun anni, accusato di lesione e resistenza, è stato condannato a due anni e sette mesi di prigione nonostante fosse incensurato; la condanna ha superato di quasi un anno la richiesta dell’accusa, che aveva proposto una pena pari a un anno e nove mesi di reclusione. Il giudice, rispondendo alle critiche di chi ha posto dei legittimi dubbi sulla durezza della condanna, ha dichiarato che la sua decisione è conforme a quanto previsto dall’inasprimento delle pene legate al G20.

La stretta repressiva iniziata già prima del G20 sta continuando con un vero e proprio accanimento nei confronti degli arrestati durante le proteste contro il vertice. Infatti, lì dove la politica è stata sconfitta, i potenti si rifanno tramite misure cautelari, detenzioni e codici penali modificati ad hoc.

Il silenzio sull’arresto e la permanenza di Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio in carcere è insopportabile e va rotto. Che delle persone si trovino da ormai due mesi in carcere senza che nemmeno la fase delle indagini a loro carico si sia chiusa, è inaccettabile. Vogliamo Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio liberi subito.

 

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