Don Alfredo Micalusi, a voce alta nella terra dei sonni

di Carmine Mancone

“Abbiamo messo in trono il nostro patrono il 23 maggio. Il 24 mattina ci siamo svegliati con il rumore degli elicotteri. Sparatorie da farwest con tentati omicidi, quando mai! La retorica che la camorra non è presente, che la mafia non è presente non ci incanta più. Sappiamo che c’è un cancro da estirpare. Prenderci cura del buon grano significa che ognuno deve fare la sua parte, dagli alti vertici istituzionali, fino ai semplici cittadini. Non è più tempo di farci gli affari nostri, questo è il tempo della responsabilità e della partecipazione, le ambiguità vanno risolte altrimenti la storia le giudicherà duramente”.

Don Alfredo Micalusi è il parroco della chiesa di Sant’Erasmo. Ma è anche tante altre cose. È per esempio questa voce, che il 2 giugno ha squarciato il silenzio cittadino per dire che oltre alla bellezza della costa, al patrimonio archeologico e le feste patronali, c’è anche la criminalità organizzata.

Non siamo nella Catania dei primi anni 80. Siamo a Formia, una cittadina del basso Lazio.

Don Alfredo, il 15 febbraio l’attentato a colpi di arma da fuoco a Gustavo Bardellino il nipote del fondatore dei casalesi; il 10 aprile la giornalista anticamorra Marilena Natale si è vista rifiutare l’affitto di una casa per le vacanze perché “La scorta potrebbe destabilizzare i vicini”; il 24 maggio, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma 14 persone sono state arrestate per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, sequestro di persona a scopo di estorsione, estorsione nonché detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo. Che sta succedendo a Formia?

Normalmente a Formia non si sparava, la Camorra qui fa affari e dove si fanno gli affari non si devono accendere riflettori, bisogna tenere un profilo basso. Almeno finora, poi è successo anche questo. Qualcosa è cambiato, non saprei dire cosa, ma è passato tutto sotto silenzio. Nessuno parla, nessuno dice nulla del tentato omicidio del 15 febbraio. Io chiamo Formia la terra dei sonni, qui la gente dorme. Non so se è subentrata una sorta di rassegnazione, ma non c’è quella necessaria reattività civica difronte a queste situazioni gravi.

Il 2 giugno in occasione della festa patronale di Sant’Erasmo, al termine dell’omelia e in presenza delle istituzioni cittadine tu hai detto: “la retorica che la camorra non è presente non ci incanta più, ognuno deve fare la sua parte, dagli alti vertici istituzionali, fino ai semplici cittadini”. Come sono state accolte dalla comunità formiana le sue parole?

Sono stato applaudito, lungamente, e ho avuto tante manifestazioni di vicinanza e di stima. Ma ho ricevuto anche critiche. Però sono sereno, io non uso la religione o la fede, come qualcuno ha detto, per attaccare politicamente. Il compito di un sacerdote non è solo quello di suonare le campane e aspettare che la gente entri in chiesa. Io non faccio il campanaro, non mi sono fatto prete per suonare le campane. La fede, quella vera, ci impegna anche nella carità politica, come dice papa Francesco. Per esempio, se aiuto una persona ad attraversare un fiume mettendomela sulle spalle faccio un atto di carità. Ma se invece mi adopero perché su quel fiume si faccia un ponte faccio un atto di carità politica. Ho cercato di fare questo, essere più netto e dire le cose come stanno.

Alle tue parole hanno fatto seguito quelle pubblicate su Facebook dal sindaco di Formia Gianluca Taddeo: “dopo il periodo di limitazioni dovuto alla pandemia si ritorna alla normalità. È un giorno di festa, tra speranza e felicità, riflettiamo su quanto sia importante far crescere sempre più il Grano, unico modo per far sparire la Zizzania”. Il riferimento alla tua omelia è evidente. Che interpretazione dai alle parole del sindaco?

Questo sindaco è arrivato adesso, spero abbia l’intenzione di toccare i veri problemi della città, la famosa zizzania. Talvolta, dice il Vangelo, con la zizzania tocca conviverci per un po’, ma poi arriva il tempo in cui bisogna mietere, e separare il grano dalla zizzania, la quale va gettata nel fuoco. Se invece poi la zizzania la riseminiamo non risolviamo i problemi di questa città. Io non vedo la consapevolezza che la zizzania faccia danni e che stia distruggendo il tessuto connettivo di Formia attraverso esercizi commerciali che non si capisce cosa facciano e riciclo di denaro. C’è la volontà di intervenire in queste zone grigie? Io non l’ho vista ancora, ma spero che questa amministrazione voglia farlo.

In questi tre mesi, dopo la tua denuncia, hai notato cambiamenti?

Nessuno, anzi, c’è stato l’attacco vergognoso di un esponente della famiglia Bardellino a Paola Villa, che ha ricordato spesso come la famiglia legata al fondatore dei casalesi sia inserita nel tessuto economico della città. Mi aspettavo una reazione da parte delle istituzioni, parole di solidarietà, indipendentemente dal fatto che sia un’esponente dell’opposizione bisognava uscire dall’ambiguità e dire “Noi stiamo con Paola Villa”. L’attività politica di Paola Villa ha il merito di porre i problemi, li porta alla luce e li chiama per nome. La sua è un’opera di coscientizzazione. A Formia c’è un grande tessuto sano di persone che le hanno manifestato vicinanza. A lei va anche la mia più totale solidarietà, la appoggio perché è una donna coraggiosa.

Il 29 aprile in un consiglio comunale il Sindaco di Formia era scivolato su questa dichiarazione: “un servizio (di riscossione dei rifiuti) che non funziona è peggio dell’infiltrazione mafiosa”. Cosa ha fatto e cosa ti aspetta che faccia l’amministrazione comunale per contrastare la criminalità organizzata?

A Formia c’è un sottobosco grigio di malaffare che purtroppo confina anche con le realtà istituzionali. Il mio messaggio è stato molto forte anche in questo senso. Dobbiamo risolvere le ambiguità, non è possibile che gli avvocati dei camorristi di questa zona siano in qualche in modo impegnati anche nella gestione della cosa pubblica. È chiaro che tutti hanno diritto alla difesa e che non c’è illecito se lo stesso avvocato abbia un impegno diretto nell’amministrazione comunale, ma io dico è opportuno? Da che parte stiamo? Per questo ho parlato di ambiguità. Vogliamo il bene della città e renderla più pulita o vogliamo essere i difensori di chi questa città la inquina? Qui a Formia noi accogliamo e coccoliamo persone che hanno inquinato, sotterrato rifiuti tossici, che hanno lucrato sull’immondizia. Non è ammissibile, è il momento di risolvere le ambiguità, tutti, nessuno escluso.

Cosa ti aspetti invece dai semplici cittadini?

Io sono direttore della Caritas e lavoro molto con le cooperative delle terre di don Peppe Diana e posso dirti che in questi contesti vedo ragazzi che si sono svegliati. La morte di don Beppe Diana è stata come una pedata che ha ridato nuovo slancio alla voglia di partecipazione. Sono ragazzi che hanno capito che bisogna essere parte attiva nel prendersi cura del territorio e della sua economia. Magari non ci sono riusciti a tutto tondo, ma loro sono sul pezzo ogni giorno. Loro, come anche gli scout e i ragazzi di Libera. Questo è l’esempio, seguire questa formazione dei ragazzi. Perché loro si sono svegliati, il resto della città di Formia, come dicevo, purtroppo dorme. Dorme sui rifiuti interrati, dorme sulla ludopatia e il gioco d’azzardo. Come Caritas diocesana diffondiamo costantemente dati che ci dicono che la media annua pro-capite di giocate, sommando slot machine e lotterie istantanee, è di circa 1500 euro all’anno. Formia è il comune con la giocata pro-capite più alta, intorno ai 2000 euro. E dorme sulla gestione dell’acqua pubblica, il cui gestore idrico [Acqualatina S.p.A, N.d.R] eroga un servizio con perdite idriche e problemi di depurazione le cui spese sono tutte a carico degli utenti senza prospettive di miglioramento e con l’amministrazione che avalla aumenti in tariffa. A Formia siamo stati sette mesi con il fango ai rubinetti o in assenza di acqua, abbiamo organizzato una protesta ed erano presenti solamente 300 cittadini, quando invece dovevamo essere in 30000. Per questo dico che c’è bassa reattività civica.

A un cittadino che ha paura di denunciare cosa diresti?

Nessuno da solo ce la può fare. Qui in parrocchia abbiamo fatto nascere il presidio di Libera, è nato il comitato per i beni comuni del basso Lazio. Proviamo a metterci insieme, parliamo, facciamo rete. Non lasciamo carta bianca a chi questa città la sta distruggendo.

Tu hai paura?

Dico la verità, no. Credo che non convenga nessuno minacciare un prete. Certo, però, mi fa impressione vedere talvolta in chiesa o nelle nostre iniziative sulla legalità persone che stanno lì, applaudono, esprimono la propria presenza ma che invece, chiaramente, sono parte del problema.

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