sabato, Maggio 2, 2026

Autore: redazione

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Caso Saguto: e venne il giorno del giudizio

Il caso è scoppiato cinque anni fa. Ci sono voluti tre anni di processo, sono stati ascoltati quasi un centinaio di testimoni in un centinaio di udienze e alla fine oggi dovrebbe arrivare la sentenza nei confronti di Silvana Saguto e di tutta la sua cricca che nel passato decennio, e anche prima è stata la signora assoluta dell’Ufficio misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, dando vita a quello che i giudici di Caltanissetta hanno definito “un sistema perverso e tentacolare” e che dall’emittente Telejato, sin dall’inizio avevamo definito “il cerchio magico”, definizione poi ripresa da tutti i giornali e i media che si sono occupati dell’argomento. 

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Pietraperzia, un paese al centro geografico e mafioso della Sicilia

Nel pieno silenzio e buio della notte, i lampeggianti delle auto dei Carabinieri ed il rumore di un elicottero svegliano un paese addormentato, economicamente e culturalmente. Poche ore dopo, oltre il canale della Manica, un messaggio sveglia anche me: “21 persone stanotte in paese”. Non mi servono altri dettagli per capire: l’ennesimo blitz antimafia nel mio paese di origine, Pietraperzia; un comune di circa 7.000 abitanti nella provincia di Enna e con una posizione strategica fra quest’ultima e quella di Caltanissetta.

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Tre giorni di dignità

VENITE IN PIAZZA CON NOI, il 28, 29 e 30, alle sei della sera a piazza Duomo.
Associazioni, studenti, lavoratori, disoccupati, precari, padri e madri di famiglia, cittadini.
Insieme potremo salvarci, se non avremo paura. Insieme coi “Siciliani”, una volta ancora, per denunciare i potenti, per dare orgoglio alla città.

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Luogo della memoria dimenticato

Bagheria è una città piena di arte e di cultura ma tristemente famosa per la sua forte componente mafiosa che ha impoverito e distrutto il tessuto sociale. Nella zona periferica a nord della città, vicino lo svincolo autostradale, sorgono gli ex magazzini dell’industria del ferro (ICRE) appartenenti ad uno dei capo mafia bagheresi N.G. che durante gli anni di piena attività di cosa nostra servivano da quartier generale e purtroppo, dalle confessioni del pentito Giuffrè, un campo di sterminio della mafia, in cui venivano condannati e giustiziati coloro che dissentivano o non pagavano il pizzo.

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