A chi fa paura il bitcoin?

Ogni tanto sui princi­pali quotidiani leggia­mo che la moneta elet­tronica (libera dalle banche e dalle multi­nazionali) è una cosa terribile, usata da cri­minali d’ogni genere per sfug­gire alla poli­zia. Sarà vero?

Esattamente un anno fa i quotidia­ni ita­liani hanno scoperto Bitcoin, che or­mai aveva raggiunto una certa noto­rietà. Il tipo della scoperta si ca­piva dai titoli (Repubblica: “La mo­neta de­gli hacker e della Cia”). Allo­ra un bit­coin valeva cin­que dollari, dai pochi centesimi dell’anno prima. L’economia ufficale, contempora­neamente, comin­ciava a dibattersi nella crisi del dolla­ro.

Un mese fa, all’improvviso, la cam­pagna ricomincia: “L’Internet se­greto delle mafie dove si paga con soldi vir­tuali”… Parliamo di campagna perché, come l’anno scorso, viene lanciata con­tempoaneamente dai principali giorna­li.

Questo dell’”internet mafioso” era un titolo de La Stampa, ma anche gli altri non scherzavano. Repubblica: “Sesso, droga e armi: la faccia cattiva del web” (“se Bin Laden avesse avuto Bitcoin avrebbe potuto comprare qualunque arma…”). Corriere: “Il web senza rego­le dove tutto è possibile” (e video di un hacker incappucciato e coi guanti che scrive al computer).

Qualcuno (ancora Corriere) scopre un “assassination mar­ket”: che però non è un mercato di killer ma un “pre­diction market” in cui si piaz­zano scommesse (come in “Profondo Blu” di Jeffrey Dea­ver) sulla morte di perso­nalità famose.

Il dollaro, nel frattempo, aveva tra­scinato nella crisi anche l’euro, e la maggior parte delle banche, mentre il bitcoin continuava a godere di ottima salute.

Una settimana fa, Repubblica.it apre con un “Bitcoin, la criptomoneta digi­tale anonima e sganciata dalle banche“, più “ragionevole”, meno urlato ma insi­stito “sui pagamenti virtuali di armi e droga”. Un articolo non firmato, e involontaria­mente eloquente dove depreca che così chiunque può “diventare una piccola banca” e slegarsi dai tradizionali processi economici come l’inflazione, le tasse, le commissioni, i vincoli delle ban­che”.

Le banche, già.

Ma come stanno le cose? Il punto più interessante è che nessuno di tutti questi articoli, pieni di allarmi-bitcoin su mafia, trafficanti d’armi e criminali d’ogni gene­re cita la caratteristica più importante (dal punto di vista “polizie­sco”) del bit­coin: il bitcoin è tracciabi­le. Ogni singolo bitcoin, ogni transa­zione, porta la firma indelebile di chi l’ha fatta. Una firma elettronica, pro­dotta automaticamente dal software, e facilmente accessibile agli hacker e alle polizie di tutto il mondo.

Altro che moneta nascosta: è come se su ogni singola banconota da un dollaro cia­scuno, a ogni passaggio, do­vesse met­tere la propria firma, come in un passa­porto. Non esattamente la mo­neta ideale per chi ha qualcosa da na­scondere – nep­pure per chi da nascon­dere ha molto, come certe grandi ban­che.

Bitcoin – accusano Corriere, Repub­blica e altri – è la moneta usata su Silk Road, un sito di transazioni illegali na­scoste a tutti. In realtà il problema in questo caso non è Bitcoin, ma il soft­ware di anonimato usato su Silk Road.

Si tratta di Tor (The Onion Router), originariamente sponsorizzato dal la­boratorio di ricerca della marina ameri­cana e dagli avvocati per le libertà ci­vili dell’Electronic Frontier Founda­tion. Uti­lizzato dai dissidenti in Iran e più di re­cente in Egitto, è anche effi­cace contro i tentativi di restrizione im­posti ai provi­der (come in Francia).

L’Italia è al quarto po­sto al mondo nell’uso di Tor, che tecni­camente è un normale programma che si installa come tutti gli altri e la pa­gina di Silk Road, inaccessibile senza Tor, è visibil­e persino da wikipedia.

L’otto giugno Reuters riporta una let­tera alla Dea (l’ente antidroga america­no) di due senatori Usa (Manchin e Schu­mer) su Silk Road e bitcoin. La Dea ri­sponde – distinguendo opportu­namente i due soggetti – che Su Silk Road ci sono difficoltà tecniche, ma su Bitcoin non è emerso niente di rilevan­te.

Dal team di sviluppo di Bitcoin pre­cisano (a firma di Jeff Garzik) che Bit­coin non è anonimo come i critici di Silk Road vogliono far credere.“Tutte le tran­sazioni – spiega – sono registrate pubbli­camente e le forze dell’ordine, con meto­di sofisticati, possono risalire ai singoli utenti che usano bitcoin. Appena il pro­gramma viene installato ogni utente in­fatti scarica l’intera catena di transazioni, dal primo giorno di attività di Bitcoin, chiamata Blockchain”.

Un semplice utilizzatore di bitcoin in­somma vede solo numeri e lettere che compongono gli indirizzi da cui ri­cevere o inviare moneta; ma un esperto – sia esso un comune hacker o un inve­stigatore della polizia – può recuperare informa­zioni incrociate dalla block­chain pubbli­ca e ricostruire quindi ogni singolo movi­mento.

 

LINK

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10293&ID_sezione=38
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/11/news/sesso_droga_e_armi_la_faccia_cattiva_del_web-33089682/
http://www.corriere.it/inchieste/droga-armi-minori-killer-viaggio-deep-web-zona-web-senza-regole-morale-dove-tutto-possibile/44ed8fce-8935-11e1-a8e9-f84c50c7f614.shtml
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/26/news/bitcoin_la_moneta_digitale-33184225/
http://gawker.com/5805928/the-underground-website-where-you-can-buy-any-drug-imaginable
http://www.reuters.com/article/2011/06/08/us-financial-bitcoins-idUSTRE7573T320110608
https://en.bitcoin.it/wiki/Anonymity
https://bitcointalk.org/index.php?topic=241.0
http://en.wikipedia.org/wiki/Bitcoin#Transactions
http://bitcoincharts.com/charts/mtgoxUSD#rg360ztgSzm1g10zm2g25zv
http://www.reuters.com/article/2011/06/08/us-financial-bitcoins-idUSTRE7573T320110608
http://www.forbes.com/sites/jonmatonis/2012/04/26/be-your-own-bank-bitcoin-wallet-for-apple/
http://www.laprivatarepubblica.com/santa-inquisizione-popolare-riccardo-luna/

 

Per saperne di più:

La moneta elettronica/Tutto sul bitcoin

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