Harry e la spiaggia dei pirati
Duemilaventisei, Catania. Una calda domenica di luglio. Appuntamento a Salmastra, circolo Arci a San Giovanni Li Cuti. Lì un gruppo di ragazzi alleato con marinai e pescatori si prende cura della comunità, del mare, del porticciolo e della felicità collettiva.
Partenza fissata alle ore 16 per l’Escursione Piratesca. L’invito è rivolto a tutte. La gente inizia ad arrivare con barche a remi, canoe, sup, kayak, materassini, aragoste gonfiabili, pinne, maschere e boccagli. Dovremo percorrere novecento metri di costa. Il vento di levante increspa il mare. La barca di supporto issa la bandiera dei pirati.
La spedizione è epica. Un centinaio di ragazze e ragazzi che con ogni mezzo possibile si muovono per mare per conquistare una nuova spiaggia, un nuovo tesoro.

Il ciclone Harry del gennaio 2026 ha colpito la costa orientale della Sicilia con violenza mai vista. Ha devastato case, strade, ferrovie. A Catania la tempesta ha cancellato il cosiddetto Porto Rossi.
Un porticciolo privato, in possesso della società Mec Auto SRL che dagli anni 50 detiene la concessione demaniale per trasformare un bellissimo tratto di costa in un porto privato per 400 barche e yacht. Da decenni i catanesi chiedono che quel tratto di costa (chiamato Caito dagli anziani che ne hanno potuto beneficiare prima della privatizzazione) sia liberato dalle barche e restituito alla città. Dove non è arrivata la forza della gente e del buon senso, è arrivata la forza del mare.
Il porto Rossi dopo il passaggio del ciclone Harry non esiste più, il varco che collegava l’insenatura al mare è completamente chiuso. Al suo posto una lunga spiaggia nera di ciottoli e sabbia.

Difficile descriverne la bellezza. Si raggiunge solo via mare. Il fondale, subito profond, è tutto nero, fatto di migliaia di piccoli sassi lavici rotondi. A riva una lunghissima distesa di sabbia. L’acqua limpida. La spiaggia è anch’essa tutta nera, intervallata da pietre più grandi, dove stendersi al sole. Ha il fascino delle piccole calette che si trovano nelle piccole isole: ad Alicudi, a Linosa, a Stromboli. Ma è enorme, si estende per centinaia di metri. Ed è nel cuore di Catania. Dalla riva si vedono i palazzi del viale Africa, le ciminiere, la ferrovia, il lungomare con l’Etna sullo sfondo e pure il palazzaccio in costruzione che ospiterà i nuovi uffici giudiziari.
Un tesoro nascosto.
Sono quasi le cinque e mezza quando le canoe, i sup, i materassini e le coraggiosissime nuotatrici giungono sulla spiaggia. La “nave” dei pirati ci lascia al largo, a distanza di sicurezza. Si nuota verso riva e, toccata terra, viene voglia di baciare quella sabbia nera. Ci sentiamo come i primi abitanti di un’isola deserta. In decine e decine invadiamo la spiaggia. Verrebbe da urlare che adesso quella spiaggia è nostra. Ma non è così, non è questo il senso della “missione”: quella spiaggia “ora è di tutte”. Sta lì il significato più profondo di questa avventura. Scoprire non conquistare. Proteggere non appropriarsi. Restituire a tutte, non accumulare profitti privati.

Tra chi è partito da San Giovanni Li Cuti verso la nuova spiaggia, c’è chi per anni è stato al porto di Catania ad accogliere le migranti, c’è chi si è imbarcato sulla Flotilla per Gaza, c’è chi ha marciato in mezzo mondo per la giustizia climatica. Su quella spiaggia è arrivata un’altra idea di mondo.
Sarà anche per questo che pochi minuti dopo il nostro arrivo siamo circondati. Dalle rocce si affacciano custode e proprietari della società concessionaria del Porto Rossi. Dal mare arriva la guardia costiera. L’ordine è quello di non accedere ai ruderi del porto Rossi: secondo i detentori della concessione demaniale è proprietà privata; per la guardia costiera è troppo pericoloso e interdetto all’accesso.

Restiamo sulla spiaggia, ci raccontiamo la storia di quel tesoro, ci impegniamo a proteggerlo e a combattere per difenderlo. È incredibile come un evento devastante possa aver regalato qualcosa di così straordinario. La sintesi la fa il capitano della “nave pirata” che ci ha accompagnato in spiaggia. “Quella per noi è la spiaggia Harry, l’ha creata il ciclone, è giusto che porti il suo nome”.
Inizia il tramonto, ci si ributta in acqua. Il vento di levante questa volta ce l’abbiamo contro. Ma si va avanti lo stesso. Si torna a Salmastra. Tutte insieme. Eredi dei saraceni: siamo i pirati che salvano il mare.
IL COMUNICATO DI SALMASTRA
Salmastra torna in acqua: escursione marittima verso la nuova spiaggia del Caìto
Domenica 5 luglio circa cento persone, di tutte le età, hanno risposto all’invito di Salmastra per una nuova uscita collettiva in kayak, SUP e nuoto verso la spiaggia del Caìto, accanto al Porto Rossi. Partenza dal porticciolo di San Giovanni Li Cuti nel pomeriggio, in un pezzo di mare che per anni è stato di fatto negato alla città.
Con noi Matteo Iannitti di Arci, che ha ricostruito la storia di questo tratto di costa. Prima si chiamava Caito,
un’insenatura dove i catanesi andavano a fare il bagno fino agli anni ’50; quando è iniziata la trasformazione, con lo sversamento dei materiali di risulta dello sventramento di San Berillo usati per creare l’area su cui poi è nato il porto, affidato in concessione alla famiglia Rossi. Da lido pubblico a porto privato passo dopo passo, fino ad arrivare a circa 400 imbarcazioni ormeggiate.
Il ciclone Harry di gennaio ha cambiato tutto. L’erosione ha reso il porto praticamente inaccessibile e la Regione Sicilia ha stanziato 900 mila euro, non per riqualificare o riaprire lo spazio alla città, ma solo per la messa in sicurezza delle imbarcazioni e per contenere i danni ambientali legati agli sversamenti di carburante. Lo stesso evento che ha creato difficoltà al porto ha però restituito ai catanesi una spiaggia, che qualcuno ha già ribattezzato Spiaggia Harry: la prova concreta che questo pezzo di costa può tornare a essere pubblico.
Per Salmastra e per Arci la strada è chiara: bonificare quest’area, restituirle il nome che le appartiene, Caito, e trovare una collocazione dignitosa per chi lavora con le barche in una zona già urbanizzata come il porto di Catania. Non è una battaglia contro nessuno, è una battaglia per riprendersi uno spazio comune che negli ultimi decenni è stato sottratto alla città.
Questa uscita si aggiunge a quella del 14 giugno verso Piazza Nettuno, che aveva già visto la partecipazione di una cinquantina di persone. Salmastra continuerà a organizzare altre esplorazioni lungo la costa, perché crediamo in un mare libero e gratuito, che tutte e tutti possano vivere senza dover pagare un accesso o accontentarsi dei pochi metri rimasti liberi.
L’amministrazione Trantino ha più volte parlato di un progetto per il Caìto, con un accesso pedonale e un parco naturale sulla costa. Le prendiamo in parola, quelle dichiarazioni, e chiediamo che vengano mantenute con atti concreti e tempi certi. Domenica scorsa i catanesi hanno dimostrato di esserci e di volere il proprio mare. Adesso sta all’amministrazione rispettare quanto promesso.
Associazione Salmastra APS

