lunedì, Maggio 4, 2026
Cronaca

“Porto Rossi: disastro ambientale”

I lavori di rimozione delle barche non sono ancora iniziati e il pericolo per le cittadine è altissimo.

A gennaio il Ciclone Harry ha divorato il Porto Rossi di Catania e trasformato completamente il tratto di costa del Gaito (o Caito). Le onde, alte più di dieci metri, hanno scaraventato sugli scogli decine di imbarcazioni, molte barche sono affondate, il distributore di benzina presente nel porto è stato compromesso, i cavi elettrici sono stati divelti e dissotterrati.

La Regione ha stanziato immediatamente 900mila euro dei fondi per l’emergenza Harry per “ripristinare il porto” e mettere in sicurezza i relitti per evitare il rischio inquinamento. Il 9 marzo scorso gli alti funzionari della Regione e la società alla quale sono stati affidati i lavori in somma urgenza, accompagnati dagli organi di stampa, hanno annunciato l’avvio dei lavori.

Dopo quasi due mesi i lavori non sono iniziati, nessuna barca è stata estratta dal mare, nessuna cisterna di benzina è stata messa in sicurezza, nessun cavo elettrico è stato ripristinato. Il comitato dei diportisti del Porto Rossi lancia l’allarme: “si rischia un disastro ambientale. Le nostre barche sono lì da quasi quattro mesi, in balia delle intemperie e di chi va a saccheggiarle. Nessuno ci fornisce notizie su quando potremo andarle a recuperare. A nessuno è consentito accedere all’area. Oggi ci interessa prima di tutto questo: evitare di inquinare, riprenderci le nostre barche”.

Era stata per prima la Regione a denunciare il pericolo lo scorso 12 febbraio: “a seguito del ciclone Harry, numerose unità da diporto ormeggiate presso la struttura, sono state divelte dagli ormeggi ed anche affondate, inoltre la via di accesso alla struttura portuale è crollata non permettendo qualunque tipo di intervento e messa in sicurezza. Tali relitti, attualmente esposti all’azione dei persistenti agenti atmosferici, includono quantità significative di materiali potenzialmente nocivi per l’ambiente marino ed i proprietari delle imbarcazioni non hanno modo di accedere ai propri beni ed intervenire individualmente. La Struttura Territoriale ed Ambientale di Catania ha evidenziato la necessità di effettuare un urgente intervento al fine di scongiurare la presenza in mare di materiali nocivi ed altamente inquinanti”.

La storia è questa. Il 6 marzo 2026 viene conclusa la procedura di affidamento dei lavori all’impresa Idresia Infrastrutture Srl di Montaquila, Isernia. Il 9 marzo viene firmato il verbale di consegna dei lavori all’impresa. Nel verbale si riporta che l’impresa “ha verificato, in contraddittorio con l’appaltatore, le immutate condizioni dei luoghi oggetto dei lavori, l’accessibilità e la disponibilità delle aree” e, tra le altre cose, che l’impresa “ha mostrato e dichiarato che l’area su cui devono eseguirsi i lavori è libera da persone e cose e, in ogni caso, che lo stato attuale è tale da non impedire l’avvio e la prosecuzione dei lavori”. L’ultimazione dei lavori, secondo il verbale, dovrà avere una durata di 150 giorni e avvenire entro il 6 agosto 2026.

Tuttavia i lavori non iniziano.

Il 16 marzo l’assessorato delle infrastrutture e della mobilità della Regione Sicilia scrive a Trenitalia, Ferservizi e RFI. Informa che “ha attivato un intervento in somma urgenza per scongiurare il permanere delle condizioni attuali che potrebbe determinare un possibile inquinamento ambientale”. Considerato che l’accesso al Porto Rossi “può avvenire esclusivamente attraverso le aree di Trenitalia”, chiede “accesso alle aree e alla realizzazione di un varco provvisorio al confine con il porticciolo, per consentirne la messa in sicurezza”. Trenitalia risponde il 18 marzo e autorizza l’accesso e la realizzazione del varco. Tuttavia Trenitalia appare intestarsi l’onere della realizzazione del varco e la delimitazione dell’area.

Tutto resta fermo fino al 9 aprile 2026 quando appare sul cancello del deposito ferroviario limitrofo al porto Rossi un cartello di inizio lavori. Ferservizi Spa, società di Trenitalia, ha appaltato per 63mila euro alla società Site Srl i lavori di manutenzione ordinaria per la delimitazione e l’apertura del varco per il passaggio al Porto Rossi. I lavori dovrebbero concludersi entro l’8 giugno 2026.

Nel frattempo la società Idresia Srl che dovrebbe svolgere i lavori appaltati in somma urgenza dalla Regione, contattata da questa redazione, ci informa di essere pronta a iniziare ma è in attesa di comunicazione dalla stazione appaltante. “Noi eravamo pronti con i nostri mezzi già a marzo, ora stiamo aspettando che qualcuno ci dica quando possiamo iniziare”.

L’Architetto Beringheli, Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente della Regione Sicilia, contattato da questa redazione, ci ha informati che non appena saranno ultimati i lavori di Ferservizi potranno subito essere avviati i lavori presso il Porto Rossi.

Ma nel frattempo il rischio ambientale si amplifica, l’arrivo del caldo incentiva la gente ad avventurarsi sulla costa, nonostante le barriere. Via mare l’accesso alla scogliera è ovviamente aperto. Il Porto Rossi però è una bomba ecologica pronta a esplodere, abbandonata e senza alcuna sorveglianza. Tra cavi elettrici, sversamenti di idrocarburi e vetroresina il rischio per le persone è ogni giorno più alto. L’Arpa e la società di gestione del Porto hanno svolto dei rilievi sull’inquinamento delle acque. I risultati non sono ancora pubblici.

“Si è formata una spiaggia bellissima subito dopo il porto, in direzione della stazione. Con un fondale davvero impressionante. Noi conosciamo bene questo tratto di costa, non è mai stato così – ci dicono i rappresentanti del comitato dei diportisti – ma serve che venga subito messo tutto in sicurezza. I rischi sono troppo alti. Noi siamo quelli che vanno in barca con i sacchi della spazzatura vuoti per raccogliere tutta l’immondizia che c’è in mare. È troppo doloroso vedere questo disastro. Ci facciano riprendere le nostre barche”.

I soldi sono stati stanziati in somma urgenza a marzo. Il rischio è che i lavori di recupero finiscano a novembre. Con l’estate in mezzo. La stupenda spiaggia creata dal ciclone Harry nasconde una bomba ecologica pronta a esplodere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *