Un ponte d’inquinamento tra Sicilia e Calabria

Sul versante tirrenico del messinese il colosso Terna vuole piazzare un gigantesco elettrodotto. I cittadini protestano. Ma invano

C’è un altro ponte tra la Sicilia e la Calabria che alimenta il dissenso di molti cittadini siciliani e calabresi, è il cosiddetto “ponte dell’energia”, un nuovo elettrodotto Terna, l’importante società a controllo pubblico e quotata in Borsa che possiede e gestisce la rete di trasmissione elettrica italiana.

L’infrastruttura, il cui iter è iniziato nel 2004, è un’opera, per la quale il gestore prevede un investimento di oltre 700 milioni di euro, con una capacità di 2.000 megawatt di 105 km di lunghezza complessiva di cui 38 in cavo sottomarino, 61 km in linea aerea e 5 km in cavo interrato.

Da Rizziconi, in Calabria, i cavi si immergeranno nel mar Tirreno a Favazzina, per poi approdare in corrispondenza del torrente Gallo a Villafranca Tirrena, in Sicilia, da dove partirà il collegamento aereo che attraverserà tutta la fascia collinare del versante tirrenico della provincia messinese, fino alla stazione elettrica di Sorgente-Corriolo, a San Filippo del Mela.

Presentato in pompa magna al Palacultura di Messina nel giugno del 2011, presenti il presidente di Terna, Luigi Roth (uno dei pezzi grossi della Compagnia delle opere di CL) e l’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, è stato definito dall’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo «Un’infrastruttura che migliora l’ambiente, il territorio perché avremo una minore emissione di CO2, 670 mila tonnellate in meno all’anno. E questo è uno straordinario aiuto al Paese a raggiungere gli obiettivi europei e internazionali. Quindi, un passo concreto per un Sud, una Sicilia che ha bisogno di occupazione , di sviluppo, di competitività.»

Per l’ad Terna, Flavio Cattaneo la nuova infrastruttura annullerà «tutti questi black out quotidiani che abbiamo in diverse zone della Sicilia. Oltre a far risparmiare 800 milioni di euro all’anno in bolletta.» I lavori dovrebbero terminare per la fine del 2013, e la struttura diventare operativa tra la fine 2013 e l’inizio 2014.

Dalle 670.000 tonnellate in meno l’anno di emissioni di CO2 ai 10.000 metri quadri di territorio non occupato, sono tanti i grandi “numeri” dell’opera sciorinati da Terna sul suo sito ufficiale. Eppure tra questi ce n’è uno, piccolo piccolo, che invece è rimasto nel silenzio più totale da parte degli organi di stampa nazionale.

Sono 21 comuni coinvolti tra Sicilia (13) e Calabria (8). Dalla dorsale peloritana e della valle del Mela, nel messinese, alle zone di Cosoleto, Sinopoli, Sant’Eufemia D’Aspromonte e Scilla in Calabria.

Nonostante la fase di concertazione fosse partita nel settembre 2005 per concludersi a gennaio 2007 con la firma del Protocollo di Intesa tra Terna, la Regione Sicilia, la Provincia di Messina e tutti i Comuni interessati con il quale è stata condivisa la localizzazione del nuovo elettrodotto, non sono mai stati sentiti i consigli comunali e tutte le decisioni sono state prese con delibere di giunta.

A metà del 2010, si scopre l’esistenza del progetto e si diffonde tra i cittadini dei comuni coinvolti la notizia che l’elettrodotto transiterà vicinissimo ai centri abitati.

Preoccupati per le possibili ricadute sulla salute e sul territorio – l’elettrodotto ricade infatti in parte nell’Area ad Alto Rischio Ambientale del Mela interessa aree Zps, Sic riconosciute da norme comunitarie e contrasta con piani paesaggistici e con la tutela dell’avifauna – iniziano a formarsi diversi comitati e movimenti “no elettrodotto” e partono le prime iniziative di lotta: petizioni, manifestazioni, appelli al Governo nazionale e al Capo dello Stato – caduti nel vuoto – fino ad arrivare alla recente clamorosa occupazione di un traliccio dell’alta tensione.

A Pace del Mela ad esempio il tracciato di elettrodotto passerà all’interno del centro abitato di Passo Vela, una zona che già risente in maniera pesantissima dall’accumulo di fattori inquinanti, dove per i progetti di elettrificazione precedenti ed un errato modello di sviluppo economico, basato sull’industria pesante ad elevato impatto industriale, si registrano già centinaia di morti sospette per tumori o altre malattie dipendenti da inquinamento ambientale. Tristemente noto è, proprio per questo, il “quartiere delle parrucche”, dove ogni anno decine e decine di persone si ammalano e muoiono.

Un altro centro interessato è Serro, frazione di Villafranca. Qui è prevista l’installazione di uno dei tralicci al centro del parco urbano di Pietra Giuliana, il luogo della memoria dei serrentini, meta delle passeggiate estive, luogo di incontro dei giovani, di spettacoli musicali spontanei.

Il traliccio di 80 metri con i cavi verrebbe posto sulla strada che porta al vicino Puntale Serra, punto panoramico di notevole bellezza e di visione di impareggiabili tramonti. La strada è percorsa continuamente per raggiungere le altre abitazioni della zona, le vicine campagne, una struttura di ristorazione posta sulla collina. Tutto l’elettrodotto che riguarda Serro ricade all’interno di una delle citate Zone di Protezione Speciale.

Contro l’autorizzazione unica rilasciata per decreto dal ministero dello Sviluppo economico nel luglio 2010 di concerto col ministero dell’Ambiente, hanno fatto ricorso al Tar del Lazio Legambiente, i Comuni di Pace e S. Filippo del Mela, gli abitanti di Serro e l’associazione MAN. La pronuncia del tribunale amministrativo emessa lo scorso novembre è però risultata favorevole a Terna.

Nel rigettare i ricorsi i giudici sottolineano come «non sia mancato il coinvolgimento degli enti locali nel procedimento di autorizzazione unica e nei sub-procedimenti di “Valutazione d’impatto ambientale”, preceduti da interlocuzioni, tavoli tecnici, sopralluoghi, protocolli d’intesa (ricordato quello del gennaio 2007) e di programma con le Regioni (2004)»

Ed è proprio sulla “leggerezza” dei sindaci che punta l’indice padre Trifirò, parroco di Archi e San Filippo del Mela, secondo il quale nel firmare quel protocollo d’intesa i primi cittadini sarebbero stati «molto faciloni» e avrebbero fatto «tutte le cose di nascosto» perché «non si sono resi conto del danno che procuravano alla comunità».

Sorda alle proteste dei cittadini e “infastidita” dalla campagna contro il progetto, Terna non intende fare passi indietro «non è accettabile – si legge in un comunicato diffuso all’indomani dell’occupazione del traliccio di Passo vela – che dopo anni e anni di incontri, tavoli tecnici e protocolli firmati dalle amministrazioni competenti, un’opera fondamentale per la sicurezza del sistema elettrico siciliano e per abbattere i costi della bolletta a beneficio di imprese e cittadini, venga continuamente osteggiata senza tenere nel minimo conto che il progetto ha ottenuto tutti i permessi ed è stato regolarmente autorizzato dal governo centrale che, fino a prova contraria, ha l’ultima parola su opere simili».

Per Terna, sulla base di uno studio realizzato dall’ingegnere Vittorio Cecconi «non ci sono casi conclamati di relazione tra le esposizioni alle onde elettromagnetiche e i danni alla salute dei cittadini e che non è perseguibile, per la tratta dell’elettrodotto nell’area di Villafranca e Pace del Mela, la soluzione interrata».

Sono già due sono i cantieri aperti sul territorio comunale di Villafranca, in fase molto avanzata. Quello sulla spiaggia di Divieto, vicino all’area industriale ex Pirelli e a pochi chilometri di distanza il secondo che servirà alla realizzazione, a ridosso di una montagna, della stazione elettrica di Villafranca.

Nonostante la Sicilia produca più di quanto consumi – il bisogno di energia della Sicilia è di circa 300 chilowattora al giorno e già da fonti alternative ne arrivano 2700 – e paghi da svariati anni un costo dell’energia elettrica quasi raddoppiato rispetto all’Italia continentale – così come testimoniano gli ultimi dati tra il 2005 e il 2010 registrati dall’Autorità per l’energia – Terna sta focalizzando la sua attenzione proprio sull’Isola e nel 2011 è stato ulteriormente rafforzata la collaborazione con la Regione con la firma di un accordo per lo sviluppo sostenibile della rete elettrica, integrando il protocollo Vas del 2007.

Per Cattaneo la Sicilia «è un nodo strategico e questo nuovo elettrodotto è un tassello ulteriore per fare dell’Italia un vero e proprio hub elettrico del Mediterraneo per la trasmissione di energia elettrica. La Sicilia è una piattaforma energetica ideale anche per la sua conformazione geografica per connettere tra loro il Nord Africa e la sponda sud del bacino del Mediterraneo e del centro Europa».

Complessivamente sono previsti in Sicilia investimenti per 1 miliardo di euro sui complessivi 7,5 a livello nazionale. Oltre al “Sorgente-Rizziconi” sono previsti altri due mega elettrodotti a 380 kV, il “Paternò-Priolo”, nell’area compresa tra Catania e Siracusa e il “Chiaramonte Gulfi-Ciminna” tra Ragusa e Palermo.

Completeranno l’anello che circonderà tutta l’Isola la linea “Partanna-Ciminna”, la “Sorgente-Ciminna”, entrambe a 380 kv – in fase di concertazione – e la linea a 150 kV “Partinico-Fulgatore”.

Chi pagherà? I costi saranno diluiti sulle bollette dei prossimi 40 anni.

salvatore.ognibene

Nato a Livorno e cresciuto a Menfi, in Sicilia. Ho studiato Giurisprudenza a Bologna e scritto "L'eucaristia mafiosa - La voce dei preti" (ed. Navarra Editore).

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