martedì, Giugno 25, 2024
evidenzaLe scarpe dell'antimafianuovi

Un attentato all’anno

A fuoco il grano della Cooperativa Rosario Livatino che coltiva terreni confiscati alla mafia.

Di Giovanni Caruso e Matteo Iannitti

Hanno dato fuoco ai terreni confiscati alla mafia coltivati dalla cooperativa Rosario Livatino di Naro, ad Agrigento. In fumo 30 ettari di grano, ventimila euro di guadagni. È l’ottavo anno che lavoratori onesti si prendono cura di quella terra e questo è l’ottavo attentato.

Qualche mese fa a Naro ci siamo andati, con la redazione dei Siciliani e con l’Arci. È stato uno dei passi delle “Scarpe dell’antimafia”, la carovana tra i beni confiscati della Sicilia per chiedere l’utilizzo sociale dei soldi dei mafiosi.

Il nostro camper si è inerpicato per strade strette e mal ridotte, mai riparate dal Comune e dalla provincia, fino a che non si è presentato davanti a noi il casolare della coop. Una costruzione moderna e un po’ decontestualizzata, con una grande vetrata sulle campagne. Davanti a noi Giovanni Lo Iacono, presidente della cooperativa. Appassionato, di quella passione che si riconosce dal luccichio degli occhi quando si parla del proprio lavoro. Giovanni ha costruito la carovana insieme a noi, collegato online, ancora in tempi di covid. “Ci vediamo a Naro” ci diceva. E quando lo abbiamo incontrato ci ha portato sulle trazzere a guardare i campi, a controllare gli invasi, a denunciare le discariche abusive di copertoni e di Ethernit. Come un soldato che ci mostra la trincea.

“Cosa si produce in questa azienda, Giovanni?”. “Grano, lentichche, ceci e altri tipi di cereali”. “Ce la fate?”. “Ci crediamo”.

In quel viaggio tra i beni confiscati in Sicilia, che tra poco ricomincerà, abbiamo incontrato tanti contadini e tanti compagni di viaggio. Alfio Furnari era il nostro “consulente” sull’agricoltura. A lui chiedevamo il valore dei terreni, quanto costasse farli funzionare, renderli produttivi.

Una sera, eravamo in macchina tra Francofonte e Catania, ci raccontò delle minacce della mafia ad alcuni produttori di biologico siciliane. Gli chiedemmo della loro resistenza o della loro connivenza. Ci disse: “lo sapete voi quanto vale un campo di grano? Che avete arato, curato, irrigato? Su cui avete speso decine di giornate di lavoro? Lo sapete quanto valgono dieci, venti, trenta ettari di grano? Valgono un prospero, un fiammifero”.

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