Ti lascio in eredità i missili di Comiso

Ciò premesso, per capire esattamente la situazione siciliana, valutare cioè il significato dell’impianto di missili nucleari in Sicilia, sarebbe opportuno immaginare (ma non ci vuole molta fantasia) la cronaca di quanto accaduto in un giorno imprecisato dello scorso agosto, poco prima del mezzogiorno a Mosca, in uno dei misteriosi sotterranei del Cremlino (a prova di offesa atomica naturalmente, poiché i capi politici ed i massimi strateghi, siano essi duri capitalisti reganiani, oppure cupi marxleninisti, hanno provveduto per tempo e perfettamente alla loro incolumità e scamperebbero certamente all’apocalisse atomica, salvo poi essere impiccati dai vincitori o, alla meglio, essere divorati da qualche affamata banda di superstiti).

Ebbene in quel mattino di quell’imprecisato giorno d’estate, al Cremlino si è riunito un vertice strategico al quale hanno partecipato ministri della guerra, marescialli e scienziati. Dall’Italia era arrivata notizia che erano stati concessi i primi appalti per la costruzione della base di missili nucleari a Comiso. La notizia precisava che gran parte degli appalti erano stati concessi a cavalieri del lavoro, siciliani e settentrionali, e questo particolare aveva fatto una grande impressione perché anche al Cremlino è giunta voce della straordinaria bravura e rapidità dei cavalieri nell’esecuzione delle opere pubbliche. Su una parete del grande salone sotterraneo moscovita si stendeva la mappa dei due emisferi sulla quale Comiso era indicata come un puntolino rosso e luminoso in mezzo all’azzurro del Mediterraneo.

La riunione è stata lunga e approfondita. Politici e militari sovietici hanno esaminato tutti gli aspetti della situazione, al fine di indicare esattamente quali obiettivi in terra russa i missili siciliani potrebbero eventualmente colpire e, viceversa, da quali basi sovietiche l’impianto di Comiso poteva essere raggiunto e distrutto nel più breve tempo possibile. Pare che dieci missili a testata atomica bastino. Si tratta di stabilire perfettamente traiettorie e rotte, roba che i sofisticatissimi congegni elettronici di punteria possono decifrare in pochissimo tempo. Comunque alla fine è stato deciso di affidare ad una équipe scientifi – co – militare il compito di mettere perfettamente a punto entro due anni (cioè prima della costruzione della base sia completata) una struttura offensiva che da basi di terra o dal fondo del mare, per mezzo di sommergibili atomici, o forse anche dallo spazio dagli imminenti satelliti nucleari, possa concentrare su Comiso (guerra offensiva o reattiva non importa) un uragano nucleare in meno di novanta secondi. Nei calcoli è prevista una approssimazione del dieci per cento, il che significa che, per avere la certezza di distruggere la base di Comiso nel raggio di dieci chilometri, viene prevista una distruzione dell’area circostante, per il raggio di cento chilometri. Vale a dire da Messina a Capo Passero. Circa trecento fra città e paesi e tre milioni di abitanti.

L’équipe sovietica si è messa subito al lavoro. Scienziati e militari designati accoppiano la disciplina cieca del buon marxista alla paziente fantasia della gente russa. In questo momento dunque in un laboratorio misterioso del territorio russo, c’è un team di tecnici e strateghi che sta lavorando esclusivamente a questo progetto: un sistema di offesa nucleare che, in meno di cento secondi, possa infallibilmente uccidere tre milioni di siciliani in mezzo ai quali ci onoriamo di essere io che scrivo e voi che leggete, i nostri genitori, fratelli, figli, amici, ed anche le case dove nascemmo, le strade dove camminiamo, i nostri libri pazientemente raccolti, le fotografie di tre generazioni, il diploma di laurea, il libretto di risparmio, e tutte quelle altre infinite, minuscole, preziose cose che compongono la nostra vita. Da quel giorno di estate, mezza Sicilia, quelli che siamo vivi e quelli che nasceranno, sarà costretta a vivere con questa ipotesi di morte atomica sopra la testa, un’apocalisse che forse non si verificherà mai e tuttavia niente esclude che possa accadere (anche per errore) da un momento all’altro in meno di cento secondi. Si sono appropriati di una parte di noi ed anche di una parte dell’amore per i nostri figli. Un giorno accadrà che i nostri figli o i nipoti che ancora debbono nascere ci guarderanno negli occhi con un sorriso sprezzante, e ci chiederanno: voi dove eravate quando fu deciso di costruire la base (di missili a Comiso e condannarci quindi a vivere una vita provvisoria. Come vi siete permessi di appropriarvi anche del nostro destino umano prima ancora che fossimo concepiti. Un essere umano afflitto da un’atroce inguaribile deformità, il quale apprende che il padre pur sapendo che sarebbe nato malato, deforme ed infelice, volle tuttavia egualmente farlo nascere, ha il diritto di sputare in faccia al padre.

E mentre questa cosa terribile accade, la nostra massima reazione è stata una lamentosa protesta dell’assemblea regionale, i politici siciliani si sono intabarrati nel loro impaurito silenzio, i sindacati nazionali disposti a battersi furentemente per le “una tantum” sono rimasti in stato di ebetudine, migliaia di buoni ragusani hanno espresso soprattutto la loro preoccupazione sull’equo prezzo degli espropri per gli impianti militari, altri stanno febbrilmente organizzando qualche buona iniziativa commerciale, alberghi, villaggi turistici, balere, ristoranti tipici (da quelle parti si fa la migliore salsiccia del mondo). Inutile indignarsi se da cento anni lo Stato italiano ci tratta da colonia. Per incapacità politica e per strafottenza popolare, troppo spesso meritiamo di esserlo. E invece sarebbe tempo che imparassimo ad essere finalmente padroni del nostro destino storico, specie quando esso coincide con una grande causa civile e umana.

da I Siciliani, gennaio 1983

 

La Fondazione Fava

La fondazione nasce nel 2002 con l’intento di mantenere vivi la memoria e l’esempio di Giuseppe Fava, attraverso la raccolta e l’archiviazione di tutti i suoi scritti, la ripubblicazione dei suoi principali libri, l’educazione antimafia nelle scuole; la promozione di attività culturali che coinvolgano i giovani, sollecitandoli a raccontare.

Il sito permette la consultazione gratuita di tutti gli articoli di Giuseppe Fava sui Siciliani. Chi invece volesse consultare gli archivi fotografico e teatrale, o altri testi, o acquistare i libri della Fondazione, può scrivere a elenafava@fondazionefava.it o mariateresa.ciancio@virgilio.it

www.fondazionefava.it

 

Il sito “I Siciliani di Giuseppe Fava”

Pubblica tesi su Giuseppe Fava e i Siciliani, a partire da quelle di Luca Salici e Rocco Rossitto, che ne sono i curatori. E’ articolato nelle seguenti sezioni:

Storia di un giornale antimafia/ Giuseppe Fava, giornalista e direttore/ Gli anni dell’Espresso sera/ Il Giornale del Sud/ I Siciliani perché?/ Giornalista in Sicilia, un mestiere difficile/ La mafia in Sicilia all’inizio degli anni 80/ I Siciliani 1983-1984/ I redattori/ Le inchieste del primo anno (83-84)/ Mafia politica e imprenditoria/ Sindrome Catania/ La mafia/ La giustizia/ I missili di Comiso/ Il sogno fallito dell’industria in Sicilia/ Sport, cultura, spettacolo / Cronaca di un successo/ Il 5 gennaio 1984/ I Siciliani 1984-1986/ La chiusura/ I Siciliani nuovi 1993-1996/ Un quotidiano per CataniaUna verita’ lunga vent’anni/ La stampa e il processo Fava/

“I Siciliani di Giuseppe Fava” è un archivio – anzi un deposito operativo – della prima generazione dei Siciliani. Senza retorica, senza celebrazioni, semplicemente uno strumento di lavoro. Serio, concreto e utile: nel nostro stile.

isicilianidigiuseppefava.blogspot.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Si informano i lettori che i commenti troppo lunghi potrebbero essere considerati SPAM e cestinati in automatico.
Vi preghiamo pertanto di essere concisi nei vostri commenti.