Supereroine

La Moltitudine in cammino per salvare il pianeta.

Li hanno chiamati millennials, generazione x, y, z. Gli adolescenti di oggi, quelli nati dopo tutto: dopo la caduta del muro di Berlino, dopo l’avvento di internet, dopo il movimento no global e persino dopo l’11 settembre. Nativi digitali che si informano in tempo reale su ogni cosa tramite i loro telefoni, che comunicano tramite le storie di Instagram, che tentano la popolarità con Tik Tok, che parlano tramite messaggio vocale su Whatsapp. Sembravano confinati in un angolo della storia, visti come prede rassegnate delle multinazionali, apparentemente costretti all’analfabetismo emotivo: troppa irriverenza nella musica trap, troppa superficialità nei selfie.

E invece i nati nel millennio (nuovo per noi, non per loro) saranno la generazione della lotta per la salvezza del pianeta, dell’ecologismo, dei diritti.

Quando nasce un movimento, succede così, senza che lo puoi prevedere. Ed è successo, è risuccesso. Le parole che prima avevano significato e importanza per una esigua minoranza iniziano ad essere comprese da tutti, una miriade di gruppi e associazioni si incontra, si riconosce, si moltiplica. La moltitudine si palesa come forza dirompente.

Il movimento globale contro il cambiamento climatico, per la conversione ecocompatibile dell’economia e della produzione industriale, per la salvezza del pianeta sta travolgendo tutto.

Non è solo un fenomeno delle grandi realtà metropolitane e delle megalopoli. Non sono solo i giovani del centro del mondo a muoversi, non è Londra, Roma, Parigi, New York a dare la misura della crescita del movimento ma la ramificazione della mobilitazione in centinaia di piccole città.

Oggi a Catania almeno diecimila ragazze e ragazzi sono scesi in strada per il Friday for Future.

È riapparsa la moltitudine, ora pienamente globalizzata. I ragazzi portano in strada i loro cartelli di cartone riciclato e scrivono in inglese, la lingua del movimento. La mobilitazione è globale e i singoli attivisti ne sono consapevoli.

C’è in gioco la sopravvivenza del Pianeta, c’è la battaglia per l’ambiente, per una nuova economia. Ma c’è anche uno scontro generazionale profondo. Di questo ci parla Greta Thunberg. Questo in tanti non riescono a comprendere. Non è una questione di accademici che spiegano l’inquinamento e il riscaldamento globale. È il grido di una generazione che affronta i propri padri e le proprie madri addossando loro la responsabilità del disastro, fosse perché sono i diretti responsabili, perché hanno loro eletto i responsabili o perché non hanno fatto abbastanza per fermare i responsabili. “How dare you?” Come osate. È questa la dichiarazione di guerra dei ragazzi verso chi sta avvelenando il mondo.

Bellissimi alle manifestazioni, con i loro cartelli di cartone, con le scritte sulla faccia. Non sono reduci, non lo vogliono essere. Non hanno il mito di chi ha lottato prima di loro, sono protagonisti del loro tempo. Sanno di dover combattere una battaglia enorme e sanno pure che non può essere persa. Lontanissima da loro l’immagine del romantico rivoluzionario votato alla sconfitta, del regicida solitario, del Don Chisciotte consapevole della propria inefficacia,. Questi ragazzi assomigliano di più a quei supereroi della Marvel che nonostante tutto riescono a salvare l’umanità e il pianeta dai cattivi. Supereroine, perché questo movimento è guidato ovunque da donne. Una rivoluzione nella rivoluzione, finalmente.

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