Soldi, cartelli d’imprese, minacce

Ecco a voi il casino Amam Acque Messina

Un cartello d’imprese amiche capace di spartirsi commesse e affidamenti di opere e servizi e di scambiarsi addetti, mezzi meccanici e favori. Promesse di dazioni di denaro per accelerare il disbrigo di pratiche e pagamenti. Intimidazioni e minacce di ritorsioni politiche contro i funzionari non più disposti a ripetere sempre signorsì.

È la descrizione di ciò che accadeva all’interno dell’Amam — Azienda Meridionale Acque Messina che l’ex presidente del consiglio d’amministrazione Leonardo Termini ha fatto ai giudici nel corso dell’ultima udienza del processo Terzo livello che lo vede imputato accanto all’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile e ad altri più o meno noti professionisti e imprenditori messinesi. Una deposizione autodifensiva, forse tardiva, che si è tramutata in un grave atto d’accusa contro il sistema consociativo che ha retto per decenni la vita amministrativa delle maggiori società partecipate del Comune di Messina e che la parentesi dell’amministrazione del cambiamento che aveva promosso il commercialista Termini alla guida di Amam non è stato in grado di scalfire.

“Io sono stato nominato presidente dell’Amam il 15 maggio 2015 e sono rimasto in azienda sino all’aprile 2018; in quel momento l’amministrazione comunale era del sindaco Renato Accorinti”, ha esordito Leonardo Termini nel corso dell’esame condotto dal proprio legale, l’avvocato Fabio Repici. “In epoca precedente alla mia nomina all’Amam ero stato nominato esperto del sindaco per le società partecipate, per la verifica dei bilanci e quindi per vedere la bontà degli stessi nell’ambito poi del bilancio comunale in genere. In quel momento, il mio compito di esperto a titolo gratuito dall’amministrazione Accorinti era di vedere la veridicità dei bilanci, gli atti che erano stati posti in essere con particolare riferimento a Messinambiente, Amam e Atm in seguito Ato. In particolare in Messinambiente e in Atm c’erano tutta una serie di attività poste in essere che non erano conformi né al dettato civilistico né alle procedure del testo unico degli appalti. Queste attività mi portavano ad interloquire con il sindaco in persona, con il professore Guido Signorino che era vicesindaco e assessore al bilancio, con il professore Daniele Ialacqua e con l’assessore Sergio De Cola”.

“Nel momento in cui si sono verificati i bilanci delle partecipate e in particolare di Messinambiente dove all’epoca sono stati portati dei dossier completi al dottor Sebastiano Ardita, la conoscenza dell’azienda era molto analitica pertanto nella mia successiva nomina a presidente Amam si chiedevano tutte quelle indicazioni che venivano fuori dai bilanci precedenti e di porre in essere quelle azioni affinché tutte queste attività potessero portare beneficio all’economia e all’azienda. Tra le criticità c’erano i crediti verso gli utenti, in particolare c’era questo rapporto della Fire S.p.A. a cui avevamo prestato particolare attenzione, un rapporto, francamente, fuori da ogni buona regola dal punto di vista societario e del codice degli appalti. Soprattutto il primo periodo alla presidenza Amam è stato quello di intendere come certi meccanismi funzionavano, mi riferisco a quel cartello che si creava tra le aziende e a quei crediti verso gli utenti che erano abnormi nonostante la società di recupero crediti Fire che era lì presente da dieci anni ma con delle funzioni avulse, con la stessa bollettazione e fatturazione dell’azienda, che anche quello con una ditta esterna, in maniera francamente singolare. Chiaramente io informavo sempre l’amministrazione di tutte queste criticità e si attendeva di avere delle documentazioni complete affinché, nell’interesse della comunità e della città, si mettesse tutto alla luce dell’autorità giudiziaria”.

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