Sei anni dall'omicidio di Raffaele Granata - I Siciliani Giovani

Sei anni dall’omicidio di Raffaele Granata

A sei anni dall’omicidio di Raffaele Granata, il figlio invoca una società normale, ma la gente di Castel Volturno non partecipa.

 

Si è tenuto stamane nell’aula consiliare di Castel Volturno un importante convegno pubblico, organizzato degli imprenditori casertani aderenti alla FAI, la Federazione Antiracket Italiana di cui è presidente onorario l’imprenditore siciliano Tano Grasso, per ricordare, a sei anni dal suo assassinio, Raffaele Granata, ucciso l’11 luglio del 2008 dall’ala stragista del clan dei casalesi capeggiata da Giuseppe Setola. Presenti all’iniziativa, oltre ai familiari di Raffaele Granata, anche Massimiliano Noviello, figlio dell’imprenditore ucciso il 16 maggio dello stesso anno a Baia Verde, Rosa e Nunzia, rispettivamente consorte e figlia di Antonio Ciardullo, un altro imprenditore ucciso a San Marcellino insieme al suo dipendente Ernesto Fabozzi il 12 settembre dello stesso anno. Tutti e tre gli imprenditori uccisi dalla camorra in passato avevano denunciato tentativi di estorsione, che la camorra non ha dimenticato. Con loro tanti rappresentanti delle istituzioni, il questore di Caserta, gli esponenti delle altre forze di polizia ed un certo mondo associativo impegnato sui temi della cittadinanza democratica, compresi alcuni giovani provenienti da diverse città del nord impegnati nei campi estivi dell’Associazione Libera. Al tavolo dei relatori un parterre di tutto rispetto come Tano Grasso, che ha coordinato l’incontro, il Prefetto di Caserta, dott.ssa Carmela Pagano, il commissario regionale per le iniziative di sensibilizzazione antiracket e antiusura, dott. Franco Malvano, il presidente dell’associazione antiracket Mimmo Noviello, Luigi Ferrucci, il neoeletto sindaco della cittadina, Dimitri Russo, il procuratore aggiunto della DDA di Napoli, Cesare Sirignano ed il commissario nazionale Antiracket, prefetto Santi Giuffrè.

 

Ma quando a Castel Volturno si parla di camorra, è inutile sperarlo, la gente comune, i cittadini del piccolo centro del litorale domizio non partecipano. Come ai funerali di Domenico Noviello, anche stamattina a ricordare Raffaele Granata, a sei anni dal suo omicidio, i castellani volturnini mancavano all’appello. E quindi anche oggi l’incontro, se non fosse stato per la presenza di quei ragazzi venuti dal nord, è stata l’ennesima occasione per discutere di racket ed antiracket tra addetti ai lavori.

 

Così dopo una breve introduzione di Tano Grasso, che ha ricordato come i tre omicidi abbiano fatto partire un ferma risposta dello stato contro i clan della camorra, è stata la volta del neoeletto Sindaco della cittadina che ha ospitato l’evento. Ma il giovane sindaco non ha perso l’occasione per allinearsi a quella schiera di amministratori che appena eletti fanno a gara disegnare le loro città senza alcuna criticità o problema. Così, per il neosindaco di Castel Volturno, nella sua città, nel suo territorio – notoriamente infestato da ogni genere di criminalità- la camorra non esisterebbe, semmai ha risentito dell’influenza dei clan di altri territori ed in particolare di quello di Casal di Principe. Noi non sappiamo come amministrerà la sua cittàquesto giovane sindaco, ma forse dovrebbe incominciare a dire la verità, soprattutto quando è al cospetto di giovanotti venuti da altre città, perché negare l’evidenza non è proprio né un buon esempio, né una buona partenza.

 

Molto razionale e vero, invece, il pensiero del magistrato Cesare Sirignano, che ha voluto sottolineare che la risposta giudiziariariesce solo in parte a lenire le ferite del territorio. Noi magistrati e forze dell’ordine, ha aggiunto, nonostante si dica che i clan sono stati disarticolati, continuiamo con il nostro impegno, perché la battaglia non è affatto vinta ed abbiamo di fronte un compito molto arduo, perché in questi territori c’è una cultura camorristica molto viva e manca il lavoro e lo sviluppo economico e culturale. Le sentenze intervengono a distanza di anni, ma occorre fare i conti con il territorio che sino ad oggi ha fornito un’offerta molto povera. Al termine del suo intervento il magistrato ha invitato i cittadini – che comunque non c’erano in sala – ad alzare la testa, a cogliere il momento favorevole,perché oggi la camorra la sua supremazia non la trae più dalla forza ma da una sorta di cultura camorristica.

 

Per il presidente onorario della Fai, invece, il problema sarebbe tutto nell’assenza delle associazioni imprenditoriali che finisce per sterilizzare l’azione istituzionale dello Stato. Sulla stessa linea anche il rappresentante del Governo nazionale nella lotta al racket, Santi Giuffrè, anche se ciò, secondo il prefetto antiracket, non dovrebbe impressionare, perché prima o poi – ha precisato, con un certo ottimismo – tutti saranno dalla nostra parte, perché gli imprenditori capiranno che non conviene sopportare il costo delle estorsioni. Oggi ricordiamo Raffaele Granata per dire a chi sta a bordo campo che deve scendere in campo in questa battaglia e chi non lo fa deve essere assimilato a chi ha scelto il male, ha concluso il prefetto antiracket.

 

Infine Giuseppe Granata, uno dei figli di Raffaele, ha ringraziato commosso chi si è impegnato a fare giustizia per la morte di suo padre, ricordando che il genitore, Mimmo Noviello e Antonio Ciardullo sono ancora vivi, perché noi non chiniamo la testa e continuiamo a portare avanti le loro attività come una bandiera. Noi – rivolto ai giovani, ha concluso – siamo la bandiera di una società che vogliamo sia normale.

salvatore.ognibene

Nato a Livorno e cresciuto a Menfi, in Sicilia. Ho studiato Giurisprudenza a Bologna e scritto "L'eucaristia mafiosa - La voce dei preti" (ed. Navarra Editore).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.