Sigonella: un conflitto inestinguibile

Sigonella negli ultimi anni ha acquisito sempre più importanza. La grande base militare statunitense oramai è da considerare la testa di ponte sul Mediterraneo per l’esercito a stelle e strisce nei fondamentali scenari geopolitici africani e mediorientali.

 

La crescita dell’importanza strategica della base può essere ben rilevata – sotto altro punto di vista – anche dalla massiccia cementificazione di zone antistanti, al fine di costruire residenze ed edifici ad appannaggio dei militari di stanza a Sigonella (Mineo Housing, Residence degli Ulivi, villaggio di contrada Xirumi).

 

Tutti affari milionari e rispetto ai quali da tempo la magistratura cerca anche di fare luce, come nel 97 quando la DIA cominciò un’importante indagine, denominata ‘Saigon’, che mise in luce gli interessi di alcuni nomi eccellenti di Cosa Nostra catanese e i suoi interessi sulla base americana.

 

Nella Sicilia orientale, Sigonella non solo rappresenta la base militare degli americani, ma anche un importante snodo lavorativo nella demoralizzata economia isolana.

All’interno della base, come in tutti gli aeroporti, opera una società di gestione aeroportuale che dà lavoro a centinaia di persone, tutti civili italiani. Da più di trent’anni, la società che ha in carico l’appalto per questi servizi, al netto di trasformazioni societarie di sorta, è sempre stata la Algese 2 S.c.a.r.l., un consorzio italo-britannico che fa capo alla Alisud S.p.a., “storica” società con sede a Napoli, di proprietà della famiglia Zincone e, per una quota residuale, del vice-presidente Floriano Frangipani.

Il gruppo societario detiene, attraverso altre partecipate, la proprieta della maggior parte delle societa di gestione aeroportuale e di handling di alcuni dei piu importanti scali italiani, da Palermo a Venezia, passando per Roma e Bologna. Negli ultimi dieci anni la Alisud si é allargata molto, grazie all’acquisto di numerose societa che operano nel settore. Nel 2005 ha acquisito il 100% di Gesac handling, società di gestione dei servizi di assistenza a terra a Napoli e operativa anche allo scalo di Venezia. Nel 2012, poi, è stata la volta della Marconi handling di Bologna. C’è poi anche il 45% di Katane handling, la società dei servizi di terra di Fontanarossa. E sono in corso trattative per rilevare da Sac, gestore dello scalo civile catanese, anche per il rimanente 55 per cento. Alisud è la “genitrice” di diverse altre “sigle”: società di recente costituzione all’interno dello stesso scalo civile.

 

Questa società ha in gestione da 38 anni, tutti i servizi aeroportuali dello scalo civile di Sigonella, con appalti rinnovati ogni cinque anni.

Solo una piccola “anomala” parentesi nel 1997 sembra interrompere la pluridecennale presenza della Alisud all’interno della base militare. Infatti, ad aver vinto il nuovo appalto fu un consorzio denominato Pae-Am- Climega Sud. Senza alcun freno da parte delle ‘istituzioni’ (tanto americane, quanto italiane) il nuovo arrivato operò decine di licenziamenti, una riduzione dello stipendi pari al 44 per cento, arretramento dei livelli professionali e l’espulsione del maggior rappresentante sindacale presente nello scalo con oltre 140 iscritti; tali provvedimenti causarono una protesta epocale, documentata in un libro dal titolo “Il popolo dei cancelli”, consistente in oltre 4400 ore di sciopero a singhiozzo, uno sciopero della fame di 46 giorni, con conseguenze cliniche gravissime in alcuni lavoratori ed oltre tre anni di stato d’agitazione, seguita e partecipata dal regista Ken Loach che la accostò alla grande protesta dei “Dockers” di Liverpool. Nella più recente gara d’appalto appariva persino la Lockeed, una delle più grandi società fornitrice di armamenti americani del mondo, che non vinse perché distrattamente omise alcuni documenti necessari alla sua regolare partecipazione… permettendo così il rientro in campo dell’Alisud- Algese che riottenne la gestione dei servizi aeroportuali. Che confermò in pieno le condizioni imposte ai lavoratori dal “consorzio” del ’97 ed un ulteriore ridimensionamento del numero dei lavoratori. L’accordo fu garantito con il beneplacito dei sindacati confederali.

 

Sono una dozzina infatti oggi, le vertenze pendenti davanti ai tribunali contro la Algese-Alisud, intentate dai lavoratori oggi iscritti alla Confederazione Unitaria di Base.

 

L’aria che si respira dentro la base non è delle migliori: nell’ultimo anno si sono registrate nello scalo, e denunciate alla Procura di Catania, due aggressioni nei confronti del vice coordinatore provinciale della C.u.b. Trasporto Aereo della provincia di Catania.

 

A marzo 2015 la Alisud-Algese “concorrerà” nuovamente per altri cinque anni d’appalto, per cifre che si aggirano intorno ai 120 milioni di dollari.

 

Gaetano Ventimiglia, coordinatore provinciale della C.u.b catanese è certo della nuova aggiudicazione “Non ho alcun dubbio nel merito: se non sarà dell’Algese-Alisud, sarà di una sua creatura. D’altronde, le cose vanno avanti così da 38 anni. Il conflitto alimentato dalla nostra organizzazione sindacale non è riuscito, nonostante le numerose iniziative, scioperi, rivendicazioni e denunce, a suscitare inchieste significative da parte delle Autorità preposte“.

 

Alla domanda sul perché la massa dei lavoratori non insorga contro una simile realtà, Ventimiglia ha risposto: “I lavoratori delle gestioni aeroportuali a Sigonella, come del resto a Fontanarossa, sono sotto ricatto: dichiarare ed ottenere lo stato di crisi per una azienda che poche ore prima si era aggiudicata un appalto milionario, cambiare casacca e diventare in meno di un’ora società di handling da società di gestione aeroportuale per pagare stipendi e spettanze più contenuti sulla base di un altro contratto, poter disporre della cieca disponibilità sindacale di cgil-cisl-uil-ugl per imporre ai lavoratori contratti di solidarietà improponibili, dato che i costi dei parziali e temporanei esodi e dei successivi rientri (cassa integrazione e mobilità per oltre 40 lavoratori) non dovrebbero in alcun modo aggravare e precarizzare ulteriormente le condizioni di vita dei loro colleghi ma dovrebbero essere, in quanto scelte aziendali, a carico di chi l’operazione l’ha ideata e condotta…Tutto questo condiziona pesantemente una sceltà di dignità e di libertà in quei lavoratori che continuano a vivere di miseria e di promesse, perché sanno che una scelta alternativa sarebbe immediatamente punita e repressa”.

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