“Qui ci giochiamo tutto” - I Siciliani Giovani

“Qui ci giochiamo tutto”

I rossi o i blu? Rottamare o rassicurare? Australia o terzo continente? E alla fine di una combattutissima partita…

«Stiamo qui mica a scherzare, eh? Qui ci giochiamo tutto».

«Lo sappiamo, Pierluigi. E’ inutile che ce lo ricordi».

«Regole chiare, correttezza. Non scanniamoci tra noi perché loro non aspettano altro. Tutto chiaro?».

«Tutto chiaro» confermarono gli al­tri.

«E allora possiamo iniziare, e vinca il migliore».

«Cioè io» puntualizzarono tutti gli altri quattro.

«E allora cominciamo. Io prendo i carrarmati rossi».

«Quelli appartengono a me: sono un epifenomeno discutibile ma riconosci­bile di un inveramento della storia del­la sinistra della quale, a differenza tua e del tuo partito, non ho mai fatto abiura. Ma con leggerezza, e gioia.».

«Ve li lascio: sono un simbolo del passato che dobbiamo rottamare. Prendo i blu.».

«Ci sono carrarmati rosa?» chiese l’unica donna del gruppo. Non, non c’erano e si accontentò dei viola.

«E bianchi? Sono affezionato al bianco». Nemmeno. Gialli? Vada per i gialli.

L’Armata Rossa fu giocata ai dadi, la vinse Pierluigi. Lo sconfitto ripiegò sulle Verdi, ma si consolò facilmente, diceva che era un colore a lui conge­niale.

Rimasero inutilizzate le armate nere. Per fortuna.

Ognuno aveva il proprio obiettivo che non comunicava apertamente a nessuno ma che cercava di raggiunge­re con manovre di sponda, posiziona­menti strategici e alleanze variabili.

Il Siam fu fatale all’unica donna. Arroccatasi lì, decisa a conquistare l’Oceania per farne una ridotta da uti­lizzare come tana sicura per riafferma­re la sua alterità e assistere riparata agli scontri altrui, non riuscì a conqui­stare il cuore dell’Indonesia. Indeboli­ta, impoverita negli altri territori, subì alla fine l’attacco concentrato di India e Cina che la costrinse al ritiro.

L’austero nostalgico dei Gialli se­guì la sua indole e si rifugiò al Nord. Ma lì rimase, intrappolato tra Groen­landia e Islanda, non sapendosi deci­dere tra America del Nord ed Europa. E come spesso accade, incerto se pun­tare sull’uno o l’altro Continente, ri­mase in mezzo al guado, disperdendo le sue forze ed esponendosi ad attac­chi mul­tipli. Con molto realismo si di­chiarò sconfitto e lasciò il campo ai tre rima­sti.

Fu allora che la lotta si fece serrata. Verdi, Rosse e Blu. Strategie differen­ti: i Blu andavano all’attacco baldan­zosi, sempre pronti a ripiegare strate­gicamente in caso di difficoltà. Le Verdi, arroccate in Sud America, con potenti teste di ponte in Africa e nel sud del mondo, sferravano attacchi repentini al cuore dei continenti settentrionali. E le rosse, con tattica solida e prudente, arroccate in Europa, tenevano il centro del tabellone.

Difficile vincere rapidamente quan­do gli avversari sono ben arroccati e hanno solide teste di ponte. Le ore scorrevano lente, tra manovre diversi­ve e attacchi su territori periferici e poco protetti al solo scopo di guada­gnarsi una carta in attesa dell’occasio­ne propizia.

L’ora era tarda, le strade ormai svuotate e silenziose. Si passò dalle birre ai caffè quando la notte cedette all’alba e i primi biscotti salutarono il levarsi del sole.

A metà mattinata un inatteso rove­sciamento produsse l’imperiosa avan­zata di un’armata che, territorio dopo territorio, riuscì a raggiungere l’obiet­tivo. Vittoria. «Una straordinaria vitto­ria» la salutò il vincitore.

Esausti bevvero l’ultimo caffè men­tre qualcuno, per sapere cosa era suc­cesso nel mondo durante la partita, ac­cese il televisore. Si vedeva il Quiri­nale, e una voce fuori campo informa­va che “Il Senatore Monti ha ricevuto, dalle mani del Capo dello Stato il mandato a formare il suo secondo Go­verno».

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