Perché la triste vicenda di Giovanna Boda ci riguarda tutti?

di Giuseppe Teri

La funzionaria del Miur indotta praticamente al suicidio da un linciaggio mediatico dai contorni confusi

Io non ho avuto il piacere e il privilegio di una conoscenza diretta con Giovanna Boda. Dopo tanti anni di lavoro nelle scuole e dal 1993, anno in cui piantammo l’albero Falcone/Borsellino con l’appoggio esterno del preside del Volta e Cristiana Zanetti e attorno ai percorsi che nascevano al Virgilio e nelle altre scuole, il Ministero ci convocò in una riunione improvvisa a Roma, una convocazione arrivata al Virgilio, quindi tramite la mia Preside. Eravamo sempre stati ignorati, mai aiutati, mai un soldo.

A Roma io e Pietro incontrammo i funzionari dello Staff, che poi seppi essere lo staff della Boda e rappresentanti della Direzione scolastica regionale della Lombardia. In sostanza ci proponevano di modificare il nostro articolato programma confluendo in vaghe quanto fumose (inesistenti) iniziative del Ministero regionale.

Io ero molto geloso dell’autonomia delle scuole e temevo la passerella di Palermo, litigammo a lungo e alla fine, anche grazie a Pietro che corteggiò a lungo la C., trovammo un’intesa che rispettava le iniziative della scuole e le premiazioni dei concorsi dell’amministrazione; eravamo dentro una grande e nuova giornata nazionale delle scuole; qualche ora dopo in treno mi arriva un messaggio firmato dottoressa Boda che mi ringrazia e ci augura buon lavoro.

Da allora io ho sempre percepito questa presenza positiva e questo impulso a migliorare l’attività educativa sulla educazione alla legalità nelle scuole. Quando ho saputo di questo lacerante tentativo di togliersi la vita, ho scritto freneticamente a tanti, per lo sdegno insaziabile che mi prende quando, in questo faticoso paese, le persone che tentano di essere coerenti con i principi e valori formalmente professati, vengono umiliate, delegittimate e lentamente espulse, come corpi estranei.

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